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Il 'mistero' del bidet, le domande surreali degli americani al Washington Post

(Adnkronos) - Tutte le risposte sul 'mistero' bidet. Il sanitario è il protagonista di un articolo che trova spazio sul Washington Post, con la firma della dottoressa Trisha Pasricha, gastroenterologa e docente alla Harvard Medical School. "Ho ricevuto tantissime domande da persone incuriosite dal bidet, ma non ancora pronte ad acquistarlo. Quindi, dedico la rubrica a voi. Ecco le domande più spinose sul bidet che mi avete inviato e cosa dovete sapere", scrive il medico. 

Le domande appaiono surreali se valutate con i parametri italiani. Il bidet a queste latitudini è presente in tutte le case. In America, invece, è un 'alieno' che comincia a farsi largo nei bagni delle case a stelle e strisce. Lo scetticismo è ancora molto, se un quotidiano come il WP decide di schierare la sua esperta di punta per sviscerare il tema. 

Prima domanda: le mani si sporcano? "No e no. In realtà, la questione è stata studiata e i risultati dicono l'opposto: le mani avranno circa 10 volte meno microbi se si usa il bidet rispetto a quando ci si pulisce con la carta igienica". 

Negli Usa, si diffondono bidet abbinati al water. C'è chi teme di dover utilizzare 'acqua sporca'. "Assolutamente no. Credo che questo sia uno dei più grandi fraintendimenti sul bidet. Il bidet non spruzza l'acqua direttamente nella tazza del water. Il bidet è dotato di un ugello separato che utilizza acqua pulita (la stessa del lavandino) e la spruzza. L'ugello è posizionato verso l'alto e lontano dall'acqua sporca, quindi non c'è alcuna possibilità di spiacevoli schizzi". 

Gli americani, a quanto pare, temono che l'uso del bidet possa creare un lago in bagno. "L'acqua non finirà dappertutto. Perché? Per 'colpa' vostra. Siete voi a bloccare il flusso che è preciso e delicato: pensate a una fontana, non a una manichetta antincendio". 

Al peggio non c'è mai fine. E la gastroenterologa deve rispondere a domande surreali. "Come ci si asciuga? Con un asciugamano, amico mio. E' gelato? C'è l'acqua calda". L'uso del sanitario si fa apprezzare anche per l'impatto ambientale: il consumo di acqua è ridotto se paragonato al materiale e alle procedure necessarie per produrre carta igienica in abbondanza. 

Infine, la valutazione medica. "Come gastroenterologa, lo consiglio a molte persone: a chi soffre di emorroidi, diarrea cronica o sindrome dell'intestino irritabile; alle donne che hanno appena partorito e hanno dolori dappertutto; alle persone con il morbo di Parkinson o che semplicemente hanno problemi di equilibrio e faticano a raggiungere quella zona". 

30 giu 2026

Silenziato l'allarme cellulare dell'invecchiamento, i risultati di uno studio italiano

(Adnkronos) - Silenziare l'allarme attivato dai telomeri danneggiati, i 'cappucci' che proteggono le estremità dei cromosomi e che accorciandosi man mano segnano l'età biologica e l'invecchiamento delle cellule. E' il nuovo approccio con cui un team dell'Ifom - Istituto Airc di oncologia molecolare di Milano è riuscito a ripristinare la funzione delle staminali del sangue invecchiate e a potenziare le difese immunitarie. I risultati, ottenuti in modelli animali e su campioni umani e pubblicati su 'Nature Aging', aprono secondo gli autori "prospettive inedite per le malattie rare legate ai telomeri e per il declino del sistema del sangue legato all'invecchiamento". 

Con l'allungarsi della vita media cresce il numero di persone che vanno incontro a un progressivo indebolimento del sistema ematopoietico, ovvero il sistema che produce le cellule del sangue, e delle difese immunitarie, spiegano dall'Ifom. Un processo che nell'invecchiamento fisiologico avviene lentamente, ma che in alcune malattie genetiche rare si manifesta in modo precoce e devastante. È il caso delle cosiddette malattie dei telomeri (Telomere Biology Disorders), tra cui la discheratosi congenita: patologie causate da difetti nel mantenimento dei telomeri - strutture che come i cappucci di una stringa proteggono le porzioni finali dei cromosomi e salvaguardano l'integrità del Dna - e che portano a insufficienza midollare, immunodeficienza e a un aumentato rischio di sviluppare tumori. Ad oggi, l'unica terapia potenzialmente risolutiva è il trapianto di cellule staminali ematopoietiche, che tuttavia non corregge tutte le manifestazioni della malattia. "Le malattie dei telomeri rappresentano un modello estremo, accelerato, di ciò che accade nell'invecchiamento fisiologico. E l'invecchiamento, a sua volta, è uno dei principali fattori di rischio per numerose malattie tra cui il cancro - afferma Fabrizio d'Adda di Fagagna, coordinatore del nuovo lavoro, direttore del programma di ricerca Ifom 'Risposta al danno al Dna e senescenza cellulare' e dirigente di ricerca al Cnr-Igm di Pavia - Ma c'è di più: i telomeri corti e danneggiati, e l'infiammazione cronica che ne deriva, sono essi stessi promotori dell'instabilità del genoma, la condizione che favorisce la comparsa e la progressione dei tumori. Capire i meccanismi che collegano il danno telomerico alla perdita di funzione del sistema del sangue significa quindi aprire una finestra su processi biologici fondamentali, con implicazioni che vanno anche oltre le malattie rare".  

Al centro dello studio c'è un meccanismo preciso: quando i telomeri si accorciano o si danneggiano - per effetto dell'età, di difetti genetici o di stress cellulare - le cellule li riconoscono come una lesione al loro patrimonio genetico e attivano un segnale di allarme noto come risposta al danno del Dna telomerico (telomeric Dna Damage Response, tDdr), descrive una nota Ifom. Questo allarme ha conseguenze a cascata: spinge le cellule verso la senescenza, una condizione in cui smettono di dividersi e cominciano a rilasciare segnali infiammatori nell'ambiente circostante, innescando uno stato infiammatorio cronico che favorisce il deterioramento dei tessuti. Fino ad oggi, non disponendo di strumenti capaci di spegnere selettivamente questo allarme, non era mai stato possibile dimostrarne il contributo diretto alla malattia, né esplorarlo come bersaglio terapeutico. L'elemento innovativo dello studio sta proprio nella strategia: anziché tentare di riparare o allungare i telomeri, un obiettivo complesso e ancora lontano dalla clinica, i ricercatori hanno scelto di intervenire sull'allarme stesso. Per farlo, hanno sviluppato e utilizzato oligonucleotidi antisenso telomerici (tAso), molecole inibitorie progettate per bloccare selettivamente il segnale prodotto dai telomeri erosi, senza interferire con le normali funzioni cellulari. Il trattamento è stato testato in vivo in un modello murino di invecchiamento accelerato che riproduce le caratteristiche delle malattie telomeriche, e successivamente in animali invecchiati naturalmente. 

"Il momento più entusiasmante - racconta Alessia Oppezzo, prima autrice dello studio e ricercatrice Ifom, il cui lavoro è stato sostenuto anche da una borsa di studio Airc - è arrivato quando abbiamo osservato che, dopo il trattamento, le cellule staminali del sangue, quelle che nell'invecchiamento e nelle malattie telomeriche perdono progressivamente la capacità di funzionare, recuperavano la capacità di produrre nuove cellule del sangue e di sostenere il sistema immunitario in modo più efficace. Questo ci ha dimostrato chiaramente che il tDdr non è solo una conseguenza del danno, ma un meccanismo causale su cui è possibile intervenire per cambiare il corso della malattia. Abbiamo integrato competenze molto diverse - biologia dei telomeri, biologia delle cellule staminali, immunologia, istopatologia, modelli animali - e questa lettura a più livelli è stata essenziale per dimostrare gli effetti del trattamento in modo completo e convincente". 

"I risultati osservativi confermano l'efficacia dell'approccio: nei tessuti ematopoietici, cioè gli organi in cui avviene la produzione delle cellule del sangue quali il midollo osseo e la milza, i modelli animali trattati mostravano una marcata riduzione dei segni di danno al Dna e di senescenza cellulare, insieme a un miglioramento della composizione e della funzionalità delle cellule del sangue - riporta l'Ifom - Le cellule staminali risultavano più efficienti nel generare nuove cellule e nel sostenere la produzione ematica. Significativo anche il risultato nei test immunitari: gli animali trattati rispondevano meglio a una vaccinazione rispetto ai controlli non trattati: un segnale concreto di un sistema immunitario più giovane e reattivo. Di rilevanza clinica anche il risultato di simile efficacia nelle cellule staminali del sangue di individui sani anziani".  

Lo studio è stato reso possibile grazie al sostegno di Fondazione Telethon, del Consiglio europeo della ricerca (Erc), del Centro nazionale per lo sviluppo di terapie geniche e farmaci con tecnologia a Rna e di Age-It, entrambi parte del Pnrr. Determinante - si legge nella nota - è stata la collaborazione con Claudio Tripodo e il suo team per le analisi istopatologiche (lo studio dei tessuti al microscopio per valutare i segni di danno e di recupero), con Raffaella Di Micco per le analisi dei campioni umani e con Alfredo Nicosia per la sintesi e l'utilizzo del vaccino nei test funzionali. "Questo studio - conclude d'Adda di Fagagna - dimostra che è possibile intervenire su un meccanismo molecolare specifico per migliorare la funzione del sistema del sangue e delle difese immunitarie nelle malattie rare e nell'invecchiamento fisiologico. Un sistema immunitario indebolito non solo espone a infezioni, ma riduce anche la sorveglianza dell'organismo contro le cellule tumorali: rafforzarlo ha quindi un valore che va ben oltre la singola patologia. Il prossimo passo è dimostrare che questo approccio possa essere trasferito all'uomo: i presupposti scientifici ci sono, e la direzione è chiara". 

30 giu 2026

Caldo record, 21 città in bollino rosso oggi: da domani arriva la tregua

30 giu 2026

Iran ribadisce: "Libero transito a Hormuz per soli 60 giorni". Svelato piano con Oman per pedaggio nello Stretto

(Adnkronos) - Dopo annunci e smentite sui colloqui a Doha tra Usa e Iran, tanto che per ore si è parlato di un vero e proprio giallo, le notizie che arrivano da Al Arabiya sembrano fissare un punto fermo: colloqui indiretti tra le delegazioni di Teheran e Washington si terranno oggi in Qatar alla presenza dei mediatori. Al Arabiya cita fonti secondo le quali negoziati si concentreranno sullo Stretto di Hormuz e sulla stabilità generale della regione. Stando alle stesse fonti, l'Iran dovrebbe ricevere entro la fine della settimana circa 3 miliardi di dollari di fondi congelati nell'ambito del memorandum d'intesa per concludere la guerra. 

Lo Stretto di Hormuz resta nodo centrale. In un rapporto sulla sicurezza del Centro congiunto di informazione marittima (Jmic), nonostante il traffico marittimo sia rimasto stabile nelle ultime 48 ore, si legge che è stato elevato il livello di minaccia che riguarda le navi che attraversano lo Stretto. "Il livello di minaccia alla sicurezza marittima per lo Stretto di Hormuz è stato elevato a sostanziale, con un ulteriore rischio di mine persistente e operazioni di sminamento in corso", è scritto nel rapporto. Il Jmic afferma inoltre che le interferenze alla navigazione, le comunicazioni radio del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane, l'attività dei droni e le attività di sorveglianza sono continuate nella zona. 

Il presidente del Parlamento iraniano e capo del team negoziale di Teheran, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha ribadito che il libero transito attraverso lo Stretto di Hormuz "è previsto per soli 60 giorni" ai sensi del recente memorandum d'intesa con gli Stati Uniti. "L'Iran non rinuncerà in nessun caso ai propri diritti nello Stretto di Hormuz", ha affermato Ghalibaf in un'intervista televisiva pubblicata sul suo canale Telegram. Ghalibaf ha anche sottolineato che l'Iran dà "priorità al dialogo, ma se questo dovesse fallire, siamo pronti anche alla guerra", ha affermato il presidente del Parlamento. 

Intanto il New York Times rivela che Iran e Oman lavorano a un piano che prevede la riscossione di un pedaggio dalle navi che transitano nello Stretto di Hormuz, nonostante le obiezioni degli Stati Uniti. Il New York Times cita un funzionario iraniano e quattro diplomatici a conoscenza della questione e sottolinea come "la decisione di attaccare l’Iran il 28 febbraio abbia prodotto cambiamenti di vasta portata e inaspettati in Medio Oriente. Prima della guerra, lo Stretto di Hormuz era una rotta marittima internazionale tra Iran e Oman che le navi percorrevano liberamente, trasportando petrolio e gas dal Golfo Persico al resto del mondo". Teheran ha poi di fatto bloccato il passaggio marittimo, facendo impennare i prezzi dell’energia. E da allora, i funzionari iraniani ribadiscono la loro intenzione di monetizzare il passaggio attraverso lo Stretto. 

Le fonti citate dal quotidiano parlano di una proposta formale presentata dall'Oman agli Stati Uniti e ad altri alleati occidentali che prevede il pagamento di un canone da parte delle compagnie di navigazione per l’utilizzo dello Stretto, e confermano che la proposta è stata ricevuta dai negoziatori americani, che nutrono in merito alcune preoccupazioni, di cui intendono discutere con la controparte omanita. 

Il rischio legato alla presenza di mine nei pressi della rotta centrale, da tempo utilizzata dalle navi commerciali, ha costretto le imbarcazioni a seguire percorsi alternativi: una rotta meridionale vicino all’Oman o una rotta settentrionale vicino all’Iran, sottolinea il quotidiano, ricordando che il futuro dello Stretto rimane una questione centrale nei colloqui tra gli Stati Uniti e l’Iran volti a definire un accordo di pace duraturo. 

La proposta dell’Oman si ispira in parte agli accordi in vigore negli stretti di Malacca e di Singapore, dove una fondazione privata raccoglie contributi volontari per garantire la sicurezza della navigazione. Eventuali pedaggi nello Stretto di Hormuz sarebbero volontari, secondo un diplomatico della regione. Diversa la posizione del funzionario iraniano citato dal New York Times, per il quale i pagamenti sarebbero obbligatori. 

Lunedì, il viceministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, ha dichiarato che la priorità di Teheran è quella di raggiungere un accordo con l’Oman. Tuttavia, se l’Oman non fosse disposto a definire un quadro congiunto per la gestione della via navigabile, l’Iran procederebbe per conto proprio, ha aggiunto. 

L’Oman si è da tempo guadagnato una reputazione di neutralità fungendo da mediatore tra gli Stati Uniti e l’Iran. Il Paese si è trovato a dover mantenere un equilibrio sempre più difficile: quando il mese scorso è emersa la notizia secondo cui l’Oman aveva discusso la possibilità di collaborare con l’Iran per applicare tariffe di servizio nello Stretto, il presidente Trump aveva minacciato di bombardare l’Oman. 

E non più tardi della scorsa settimana, Trump ha definito "inaccettabile" l’idea di riscuotere pedaggi o tariffe per il transito attraverso lo Stretto. Non è apparso immediatamente chiaro se l’amministrazione Trump sarebbe disposta ad accettare tariffe volontarie. 

L'accordo quadro di pace firmato questo mese dagli Stati Uniti e dall’Iran, che ha posto fine alla guerra, ha affrontato la questione dello Stretto di Hormuz, garantendo "il passaggio sicuro delle navi commerciali senza alcun costo", ma solo per un periodo di 60 giorni, mentre proseguono i negoziati per definire i dettagli. L’accordo prevede che l’Iran e l’Oman avviino un "dialogo" sul futuro della rotta marittima dopo tale periodo. 

Fonti a conoscenza della posizione statunitense affermano che la delegazione negoziale americana attribuisce grande valore alla partnership con l’Oman ed è fiduciosa di poter risolvere a livello tecnico le divergenze sulla proposta omanita. La contesa sul futuro di Hormuz mette in luce le sfide che i funzionari omaniti devono affrontare, nel vedere il proprio Paese e le proprie vie navigabili coinvolti in un conflitto che avevano cercato disperatamente di evitare, sottolinea il New York Times. 

Se l'Iran ha annunciato che avvierà la prossima settimana con l'Oman colloqui per discutere le modalità relative alla gestione dello Stretto, compresa la riscossione di pedaggi dalle navi di passaggio e le modifiche alle rotte marittime esistenti, l’Oman si è mostrato pubblicamente più vago riguardo ai propri piani. Il ministro degli Esteri Badr al-Busaidi ha respinto l’idea di applicare tariffe per il semplice transito nello Stretto, affermando che ciò sarebbe illegale. Tuttavia, ha operato una distinzione tra le "tariffe di transito" e le tariffe per i servizi forniti dai Paesi che si affacciano sullo Stretto. 

Continuano intanto gli attacchi israeliani in territorio libanese. Israele manterrà la propria presenza militare nel sud del Libano finché Hezbollah continuerà a rappresentare una minaccia, ha sottolineato il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, durante una visita alle truppe dispiegate nell'area occupata del Libano meridionale. "La nostra posizione è chiara: non lasceremo il sud del Libano finché la minaccia non sarà scomparsa", ha affermato Netanyahu in un video diffuso dal suo ufficio. "Finché Hezbollah sarà armato, presente in quest'area e continuerà a minacciarci, noi resteremo qui", ha aggiunto il capo del governo israeliano. 

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