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Campitiello: "In Italia 17 mln di donne in menopausa, serve più sostegno"

(Adnkronos) - "La menopausa non deve essere considerata l'ultima fase della vita, ma un nuovo inizio". È il messaggio lanciato da Maria Rosaria Campitiello, capo del Dipartimento della Prevenzione del ministero della Salute, intervenendo alla presentazione del progetto 'Menopausa. Riscriviamo le regole', oggi alla Camera. Campitiello ha ricordato che in Italia "sono circa 17 milioni le donne in menopausa e che ogni anno 450 mila entrano in questa fase della vita. Un fenomeno che", ha sottolineato, "non riguarda solo la salute, ma ha anche importanti ricadute sociali ed economiche. Secondo i dati della Women's Health Initiative, la menopausa rappresenta addirittura la seconda causa di abbandono del lavoro dopo la maternità. Questo significa che il Paese non sostiene ancora adeguatamente le donne in questa fase della vita".  

La menopausa "non è una malattia e nella maggior parte dei casi non richiede una terapia", ha precisato Campitiello. "È però una condizione che comporta cambiamenti fisici e sintomi che possono incidere profondamente sulla qualità della vita e sulla capacità di svolgere normalmente l'attività lavorativa". Per questo motivo, "è necessario sviluppare percorsi multidisciplinari dedicati - ha osservato - che accompagnino le donne non solo dal punto di vista clinico, ma anche psicologico e sociale. Le donne rappresentano un asse portante del Paese: sono professioniste, leader, si prendono cura delle famiglie e contribuiscono in modo determinante all'economia. Vanno sostenute in tutte le fasi della vita, anche dal punto di vista della prevenzione oncologica". 

Campitiello ha richiamato anche "l'importanza di rendere gli ambienti di lavoro più adeguati alle esigenze delle donne in menopausa. Può sembrare banale, ma predisporre ambienti più confortevoli per chi soffre di vampate di calore o garantire servizi igienici facilmente accessibili in caso di disturbi urinari significa favorire il benessere e consentire alle donne di continuare a lavorare nelle migliori condizioni possibili" ha aggiunto. 

 

Sul fronte delle iniziative istituzionali, Campitiello ha ricordato che "il ministero della Salute ha istituito una struttura interdipartimentale dedicata alla salute della donna, con un approccio che accompagna tutto il percorso di vita, dall'infanzia all'adolescenza, dall'età riproduttiva fino alla menopausa". Tra le novità illustrate, Campitiello ha citato anche i progetti finanziati attraverso il Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm), "dedicati ai percorsi innovativi per la menopausa, oltre all'inserimento del tema nel Piano nazionale della prevenzione con un approccio orientato all'intero arco della vita". 

"La grande novità di quest'anno è l'attivazione di percorsi di supporto psicologico per le donne in menopausa", ha spiegato. "Questa fase non deve essere vissuta come uno stigma. Così come accompagniamo gli adolescenti nei momenti di cambiamento, dobbiamo sostenere anche le donne durante la menopausa, considerandola non una fine ma un nuovo inizio". Campitiello ha ribadito l'impegno del ministero a lavorare insieme alle società scientifiche e alle associazioni. "La prevenzione resta il miglior farmaco per vivere meglio e più a lungo. In un Paese in cui aumenta la longevità e si allunga la vita lavorativa, è fondamentale accompagnare le donne in ogni fase della loro esistenza" ha poi concluso. 

30 giu 2026

Menopausa, Zappia (Sin): "40-60% donne accusa disturbi cognitivi"

(Adnkronos) - "Durante la menopausa tra il 40% e il 60% delle donne riferisce difficoltà cognitive, oltre ai più noti disturbi emotivi e affettivi. Si tratta di una condizione definita subjective 'cognitive decline', un declino cognitivo soggettivo caratterizzato soprattutto da problemi di memoria che, nella maggior parte dei casi, non trovano riscontro ai test neuropsicologici". Lo ha detto Mario Zappia, presidente della Società italiana di Neurologia (Sin), alla presentazione di 'Menopausa, riscriviamo le regole', la prima campagna nazionale che coinvolge le diverse figure professionali che gravitano intorno a questa fase della vita. Il progetto – che prevede un convegno nazionale, la nascita di un portale e la pubblicazione di un libro ('M come Menopausa', di Annamaria Colao e Raffaella Cesaroni, edito da Cairo Editore) – è stato presentato oggi in conferenza stampa alla Camera dei deputati, alla presenza dei più importanti rappresentanti istituzionali e del mondo medico-scientifico. 

Zappia ha spiegato che le donne descrivono "frequentemente difficoltà di memoria, riduzione dell'apprendimento verbale e un rallentamento nella velocità di elaborazione delle informazioni. Una sintomatologia spesso indicata con il termine "brain fog", la cosiddetta "nebbia cognitiva", espressione diventata familiare anche durante la pandemia di Covid-19". Secondo le evidenze disponibili, "il rischio di sviluppare questi disturbi sembra essere maggiore nelle donne che affrontano una menopausa precoce. Tra le possibili cause viene indicata soprattutto la riduzione dei livelli di estrogeni, anche se il fenomeno appare multifattoriale". A incidere, seocnodo Zappia, sono infatti anche altri aspetti tipici di questa fase della vita, come le "alterazioni dell'umore, lo stress emotivo, i disturbi del sonno e i sintomi vasomotori, tra cui le vampate di calore. Tutti fattori che possono contribuire alla comparsa della "nebbia cognitiva". 

Studi longitudinali "indicano che questi disturbi non tendono a peggiorare con il passare degli anni e, nella maggior parte dei casi, rappresentano una condizione transitoria alla quale l'organismo riesce progressivamente ad adattarsi. Per limitarne l'impatto l'espert sottolinea "l'importanza degli stili di vita, dall'attività fisica regolare a un'alimentazione equilibrata, fino a una buona qualità del sonno". Resta però ancora molto da fare sul fronte della ricerca. Secondo Zappia "la menopausa continua a essere un tema poco esplorato sia negli studi dedicati alla neurologia di genere sia nei trial clinici". Servono inoltre maggiori evidenze su come questa fase della vita influenzi l'evoluzione e il trattamento delle principali malattie neurologiche, dalla sclerosi multipla al Parkinson. "Le società scientifiche devono dare risposte a queste domande" ha poi concluso il presidente della Sin "evidenziando la necessità di rafforzare la ricerca e la sensibilizzazione su un tema destinato a interessare un numero crescente di donne". 

 

 

 

30 giu 2026

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30 giu 2026

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30 giu 2026

Iran, media: domani colloqui indiretti con Usa su Hormuz

(Adnkronos) - Colloqui indiretti tra le delegazioni di Iran e Stati Uniti si terranno domani in Qatar alla presenza dei mediatori. E' quanto sostiene Al Arabiya, citando fonti secondo le quali negoziati si concentreranno sullo Stretto di Hormuz e sulla stabilità generale della regione. 

Secondo le stesse fonti, l'Iran dovrebbe ricevere entro la fine della settimana circa 3 miliardi di dollari di fondi congelati nell'ambito del memorandum d'intesa per concludere la guerra. È inoltre previsto che oggi entrambe le delegazioni incontrino il primo ministro del Qatar e mediatori pakistani a Doha. 

Poco prima il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, aveva smenttito le affermazioni del presidente Donald Trump su una possibile riunione tra delegazioni dei due Paesi oggi a Doha. Secondo Teheran, l’appuntamento in Qatar riguarda esclusivamente l'attuazione delle clausole del memorandum d'intesa. "Ciò che verrà fatto a Doha è una discussione sull'attuazione delle clausole del memorandum d'intesa, incluso lo sblocco dei beni iraniani congelati, questione che riguarda la parte qatariota", ha dichiarato Baghaei, citato dall'agenzia Tasnim. 

 

Baghaei è intervenuto anche sul dossier dello Stretto di Hormuz, sostenendo che "non c'è bisogno di alcun intervento da parte di altri Paesi" e criticando le dichiarazioni del presidente francese Emmanuel Macron. "Commentare ogni cosa non è segno di responsabilità né conferisce credibilità alla Francia", ha affermato il portavoce, sottolineando che tutti i Paesi dovrebbero "riconoscere correttamente i confini e lasciare che le cose seguano un corso logico". 

Il portavoce iraniano ha affermato che ogni interferenza esterna rischia di aggravare ulteriormente la situazione nella regione. L'Iran risponderà a qualsiasi violazione del memorandum d'intesa da parte degli Stati Uniti. Non lasceremo impunita alcuna azione. Come hanno dimostrato le potenti forze armate iraniane, qualsiasi atto di aggressione contro gli obiettivi della Repubblica islamica dell'Iran riceverà una risposta immediata e decisa", ha dichiarato Baghaei ai giornalisti durante una conferenza stampa. "Tali azioni costituirebbero una violazione dell'articolo 1 del memorandum d'intesa. Naturalmente, se tali violazioni dovessero ripetersi e persistere, la prosecuzione di questo processo incontrerà delle difficoltà", ha aggiunto. 

Nel frattempo il Qatar ha confermato l'arrivo a Doha dell'inviato della Casa Bianca Steve Witkoff e di Jared Kushner, genero di Donald Trump. Il portavoce del ministero degli Esteri qatariota, Majed Al Ansari, ha precisato che i due emissari statunitensi non avranno incontri diretti con la delegazione iraniana, ma vedranno esclusivamente i rappresentanti dei Paesi mediatori. 

30 giu 2026

Ferrero, pubblicato 17esimo Report Sostenibilità, tracciabilità materie prime e tutela ambiente

(Adnkronos) - Approvvigionamento sostenibile delle materie prime, tutela dell’ambiente e sostegno alle comunità.  

Ferrero pubblica il Report di sostenibilità per l’anno finanziario 2024/25 e nell'anno in cui il Gruppo celebra i suoi 80 anni di storia il rapporto evidenzia come le iniziative di sostenibilità siano integrate in tutta l’azienda, supportando sistemi alimentari sostenibili end-to-end: dalle aziende agricole e dalle comunità da cui provengono gli ingredienti, fino agli stabilimenti produttivi, ai prodotti e alle persone. Il documento mette in luce l’evoluzione del framework 'Ferrero Farming Values' come driver centrale dell’approccio del Gruppo all’approvvigionamento degli ingredienti e alla resilienza delle catene di approvvigionamento. "Il successo di lungo periodo di Ferrero resta strettamente legato al benessere delle persone e degli ecosistemi da cui dipende la nostra filiera - dice Giovanni Ferrero, presidente del Gruppo -. I consumatori sono sempre più orientati verso brand di cui possono fidarsi, costruiti su qualità, buone pratiche di approvvigionamento, una produzione accurata e un impegno autentico verso le persone e il pianeta". 

"Guidati dal nostro purpose e dalla nostra visione di lungo periodo - prosegue -, continueremo a sostenere iniziative legate alla tutela delle risorse naturali, al supporto delle nostre persone, delle comunità e dei partner e alla creazione di prodotti che sappiano conquistare i consumatori per le generazioni a venire". Ferrero Farming Values si fonda su cinque elementi chiave: due diligence dei fornitori, tracciabilità e visibilità della filiera, certificazioni e standard, pratiche agricole e comunità e trasformazione del settore, in cui la collaborazione con gli stakeholder è fondamentale per affrontare le sfide sistemiche. "Ferrero Farming Values traduce il nostro approccio alla sostenibilità in azioni concrete lungo l’approvvigionamento delle nostre materie prime chiave - spiega Lapo Civiletti, chief executive officer del Gruppo Ferrero -. Offre un framework strutturato per rafforzare la responsabilità dei fornitori, migliorare la tracciabilità e le certificazioni, supportare gli agricoltori e promuovere la collaborazione lungo tutto il settore, consentendoci al contempo di adattarci alle specificità di ciascuna filiera delle materie prime". 

 

Le materie prime chiave hanno raggiunto elevati livelli di tracciabilità: il cacao il 98% di tracciabilità fino alle mappe poligonali delle aziende agricole, l’olio di palma il 98,6% fino alle piantagioni, le nocciole il 97% fino all’agricoltore e i chicchi di caffè il 100% di tracciabilità fino alle mappe poligonali delle piantagioni. Quasi 230.000 poligoni della filiera di fornitori di caffè, olio di palma e cacao sono stati analizzati attraverso il processo di monitoraggio di Ferrero allineato al regolamento Eudr, rafforzando la visibilità e supportando un approvvigionamento 'deforestation-free'. Il 99% dei volumi di cacao è stato approvvigionato tramite certificazioni o altri standard gestiti in modo indipendente, come Rainforest Alliance, Cocoa Horizons e Fairtrade; il 100% dei volumi di olio di palma è certificato Rspo e il 100% dei chicchi di caffè è certificato Rainforest Alliance secondo il modello di filiera segregata. Proseguono le partnership a supporto delle comunità agricole, tra cui l’espansione del programma ad alto impatto Save the Children in Costa d’Avorio, che prevede di raggiungere 235 comunità produttrici di cacao entro il 2030. 

  

Prosegue ache lo sviluppo del Climate Transition Plan, supportato dal lancio del Decarbonization Hub, un nuovo strumento che consente ai siti produttivi di progettare e implementare roadmap di decarbonizzazione scalabili lungo le operazioni. Avviata una campagna di raccolta dati Scope 3 dai fornitori, che copre circa il 60% dei volumi di materie prime, con un tasso di risposta del 93%. Le emissioni di gas a effetto serra Scope 1 e 2 sono diminuite del 7,2% su base annua, grazie al proseguimento delle iniziative di transizione energetica, tra cui 24 stabilimenti alimentati al 100% da elettricità rinnovabile dalla rete. Completata la prima valutazione del Water Corporate Footprint a livello di Gruppo e adesione all’Alliance for Water Stewardship. Il 92,9% del packaging complessivo è stato progettato per essere riciclabile, riutilizzabile o compostabile, mentre l’86,8% lo è effettivamente nella pratica e su larga scala. Il redesign delle confezioni Ferrero Rocher ha contribuito a una riduzione del 14,7% del rapporto plastica/prodotto rispetto alla baseline 2019/20, evitando cumulativamente circa 16.000 tonnellate di plastica da settembre 2021. 

  

30 giu 2026

Giallo di Pietracatella, prelievi di sangue per Gianni e Alice Di Vita: i campioni inviati al Robert Koch Institute

30 giu 2026

Mondiali 2026, Inghilterra vede gli ottavi, avanti contro Rep. Congo, a 1,27 su Sisal.it

(Adnkronos) - Continua il cammino dell’Inghilterra nel Mondiale, e fin qui c’è poco di cui stupirsi. A sorprendere è invece l’avversaria che dovrà affrontare la nazionale dei Tre Leoni, ovvero la Repubblica Democratica del Congo che al sogno della qualificazione al Mondiale, ha ora aggiunto quello storico dell’accesso ai sedicesimi di finale. Per gli esperti di Sisal, la squadra di Tuchel è ovviamente favorita ma non dovrà sottovalutare il Congo, una delle nazionali africane che ha colpito di più nella fase a gironi, capace di bloccare sul pareggio il Portogallo di Cristiano Ronaldo: il successo inglese è a un rasoterra 1,27, l’impresa congolese sale a 14 volte la posta mentre il pareggio vale 5,25.  

Probabile che l’Inghilterra non subisca reti per la terza gara consecutiva – dopo le sfide con Ghana e Panama - il clean sheet inglese è dato infatti a 1,67 e il No Gol è a 1,48. Harry Kane sta collezionando record con la maglia della Nazionale: con il gol a Panama, il terzo in tre partite del torneo, il centravanti del Bayern Monaco è diventato il miglior marcatore dell'Inghilterra nelle fasi finali della Coppa del Mondo e non sembra volersi fermare, la sua rete alla Repubblica Democratica del Congo è infatti a 1,75 con l’ipotesi doppietta a 4,50. Grazie alla cinquina rifilata alla Nuova Zelanda, il Belgio, dopo un inizio stentato, ha conquistato i sedicesimi come primo del gruppo e ora i Diavoli Rossi affrontano il Senegal, ripescato tra le migliori terze grazie all’ultimo, largo successo contro l’Iraq.  

Per gli esperti Sisal il match non è scontato, la nazionale di Rudi Garcia è avanti con il successo a 2,15 contro il 3,60 dei Leoni della Teranga e il 3,10 del pareggio. Il Belgio è avanti anche per il passaggio turno, a 1,57, a 2,40 la quota sul Senegal agli ottavi. Nel Belgio, uno degli uomini più in forma è Leandro Trossard, un palo e due gol alla Nuova Zelanda, la sua rete alla nazionale africana è a 4,00 ma si aspetta anche il gol di Lukaku, anche lui a segno con i neozelandesi, a 2,75. Per il Senegal, la star è Ismaila Sarr che si presentava a questo Mondiale dopo una stagione con il Crystal Palace da ben venti gol ed è dato marcatore a 4,50, ma occhio anche a Pape Gueye, decisivo con una doppietta nel match con l’Iraq che punta a esserlo di nuovo, con un gol o assist a 6,00.  

30 giu 2026

Sanità, Mancuso (Salute Donna): "Paziente decida con i clinici il percorso di cura"

(Adnkronos) - "Ci sono tante modalità con cui i pazienti possono favorire, agevolare e accelerare i percorsi alle cure, anche quelle innovative". Una di queste li vede "inglobati all'interno del team multidisciplinare" perché "il paziente non deve essere ‘al centro’ come un bersaglio, ma deve essere al tavolo insieme ai clinici e all'équipe multidisciplinare per decidere insieme a loro del suo percorso" di cura. Per questo "l'advocacy", è un'attività “fondamentale che le associazioni possono e devono portare avanti". Sono le parole di Anna Maria Mancuso, presidente Salute Donna e coordinatrice del gruppo 'La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere', oggi, all’incontro ‘Pazienti in agorà. Verso una cura più vicina per tutti', presso Sda Bocconi a Milano. 

  

"I tempi di approvazione e disponibilità delle terapie - osserva Mancuso - sono spesso troppo lunghi a causa di ostacoli burocratici, passaggi normativi e blocchi legati ai prontuari regionali o ai processi di Aifa, l'Agenzia italiana del farmanco. Questi rallentamenti impediscono l'accesso tempestivo a cure innovative che, in molti casi, sono salvavita e fondamentali. L'obiettivo dell'advocacy - sottolinea - è proprio quello di portare i bisogni dei pazienti all'attenzione dei decisori politici, affinché si possa collaborare per modificare e snellire i percorsi legislativi”. 

Per Mancuso eventi come quello organizzato oggi a Milano, rappresentano un momento di confronto “tra diverse categorie di pazienti” uniti in una “multidisciplinarietà di associazioni e di patologie”, un’occasione utile anche per avviare “un confronto con le altre associazioni”. Inoltre, “la scelta di organizzare corsi di formazione in contesti prestigiosi, come l'Università Bocconi, è cruciale - rimarca - Formare i pazienti significa dare loro le competenze e l'expertise necessarie per sedere con autorevolezza sia ai tavoli clinici multidisciplinari, sia a quelli politico-istituzionali. Per le associazioni - conclude - la formazione non è un'opzione, ma un pilastro fondamentale”. 

30 giu 2026

The Lumineers, finalmente Verona: "L'autenticità non si misura in follower"

(Adnkronos) - I numeri raccontano solo una parte della storia. Perché i The Lumineers, due candidature ai Grammy Awards e milioni di dischi venduti grazie a brani diventati ormai classici come 'Ho Hey', hanno costruito il loro successo senza rincorrere algoritmi o momenti virali. Lunedì 6 luglio la band guidata da Wesley Schultz e Jeremiah Fraites tornerà in Italia per l’unica data del tour all’Arena di Verona, uno dei palcoscenici più iconici al mondo. In un'intervista all'AdnKronos il batterista e co-fondatore Jeremiah Fraites racconta cosa significa finalmente esibirsi in un luogo atteso per anni, riflette sul valore dell’autenticità nell’industria musicale di oggi, sul rapporto creativo con l'altra metà della band, Wesley Schultz, dopo oltre vent’anni di carriera e su come l’Italia, dove vive da sei anni ed è ormai cittadino, abbia cambiato il suo modo di guardare il tempo, la musica e persino il caffè.  

Dopo aver suonato nei più grandi festival e nelle arene di tutto il mondo, cosa significa per i The Lumineers esibirsi in un luogo storico e raccolto come l’Arena di Verona?  

"Penso sia difficile descrivere a parole quanto sia significativo e importante per i The Lumineers suonare all’Arena di Verona. È un luogo di cui sentiamo parlare da almeno dieci anni. Avevamo già provato a esibirci lì circa cinque anni fa. I biglietti erano già in vendita, era tutto pronto, poi è arrivato il Covid e abbiamo dovuto cancellare tutto. Abbiamo riprogrammato un’altra volta e anche quella è saltata per altri motivi. Poi ci siamo fermati per un po’ e finalmente suoneremo la prossima settimana. Io vivo in Italia ormai, sono cittadino italiano e vivo a Torino. Esibirmi in un luogo così storico sarà qualcosa di davvero speciale". 

Cosa speri che il pubblico italiano si porti a casa dopo questo concerto?  

Spero che porti con sé il ricordo di una serata bellissima, un’esperienza capace di far vivere emozioni intense e di stare insieme agli altri. Mi piacerebbe riuscire a far sembrare intimo uno spazio enorme come l’Arena. Quando i The Lumineers hanno iniziato, vent’anni fa, suonavamo in piccoli locali e il nostro obiettivo era cercare di farli sembrare il più grandi possibile. Oggi che ci esibiamo in spazi enormi, l’idea è l’esatto contrario: provare a far sentire un luogo immenso come se fosse molto piccolo. Spero quindi che l’Arena di Verona riesca a essere allo stesso tempo intima e grandiosa". 

C’è una canzone del vostro repertorio che pensi assumerà un significato diverso in un luogo come questo?  

"Sì, penso a 'Brightside', tratta dal nostro quarto album omonimo. Ultimamente la stiamo eseguendo in modo un po’ diverso. Nel disco ci sono batterie molto potenti e una chitarra elettrica molto presente. Dal vivo, invece, io passo dalla batteria alla chitarra e Wesley canta, senza imbracciare la chitarra. Da musicista, è un momento che mi permette di camminare sul palco, guardarmi intorno e assorbire tutto quello che mi circonda. Credo che suonare quel brano lunedì sarà qualcosa di surreale. Sarà un’esperienza bellissima poter osservare tutto intorno a me e respirare l’atmosfera, perché ho la sensazione che quelle due ore passeranno in un solo istante, tanto sarà magico quel momento". 

Guardando ai vostri oltre vent’anni di carriera, qual è il cambiamento più grande che ha subito il vostro processo creativo e cosa invece è rimasto identico al primo giorno?  

"Credo che il fallimento, indipendentemente dal fatto che tu sia un artista, un imprenditore o un atleta, possa essere un grandissimo stimolo. Non so invece se il successo sia davvero un buon motivatore. Quando raggiungi il successo rischi di diventare troppo comodo. Non direi pigro, ma sicuramente più rilassato. Per quanto ci riguarda, io mi sento ancora affamato come vent’anni fa. Per noi la musica non è mai stata un modo per fare soldi, diventare famosi o persino suonare davanti a grandi folle. Il mio unico obiettivo era riuscire a continuare a fare musica. Volevo trovare un modo per guadagnare abbastanza da poter continuare a scrivere musica. Questo è rimasto identico. Anche se Wesley e io abbiamo fondato la band ventuno anni fa nel New Jersey, oggi lui vive a Denver, in Colorado, io vivo a Torino e tutti gli altri membri del gruppo sono sparsi in varie parti del mondo. Nessuno vive più nello stesso posto. Eppure continuiamo a trovare il modo di incontrarci, di creare ottima musica, di suonare insieme e di volerci bene. Il processo creativo è rimasto praticamente lo stesso. Io scrivo tantissimo materiale: melodie, testi, parti di pianoforte… poi mando tutto a Wes. Lui mi risponde con nuove idee e io lavoro su quelle. È curioso pensare che dopo ventuno anni, e con me che vivo in Italia mentre lui è ancora negli Stati Uniti, il nostro modo di scrivere canzoni sia rimasto praticamente identico. Credo sia stato molto salutare. Quando una band diventa famosa, il successo può cambiare le persone e non sempre in meglio. Per questo sono grato che, nonostante siano cambiate tante cose — abbiamo famiglie, figli e viviamo in Paesi diversi — alcuni principi fondamentali della nostra scrittura siano rimasti esattamente gli stessi". 

Oggi molti artisti sentono la pressione di seguire le tendenze o gli algoritmi delle piattaforme di streaming. Voi invece avete sempre seguito il vostro istinto. Pensi che oggi l’autenticità venga ancora premiata nell’industria musicale?  

"Purtroppo viviamo in un mondo dominato dai social media. Su Instagram, TikTok o Facebook veniamo continuamente bombardati dal successo enorme di altri artisti, anche se non lo stiamo cercando. Ti ritrovi continuamente davanti contenuti su Taylor Swift, Sabrina Carpenter, film che battono ogni record o artisti diventati virali. È una situazione molto strana e innaturale. Se oggi avessi diciotto o vent’anni e fossi un cantautore, penso sarebbe davvero difficile limitarsi a scrivere la musica che si ritiene bella. Molti giovani finiscono per pensare che autenticità significhi avere milioni di follower o diventare virali su TikTok. Noi invece abbiamo sempre cercato di creare la musica che piaceva a noi, quella che ci emozionava davvero".  

E' una scelta che paga?  

"Credo che gli artisti autentici non vengano sempre premiati nell’immediato. Ma nel lungo periodo penso sia la scelta migliore che si possa fare. Seguire le mode, cercare di battere record, arrivare al numero uno o inseguire il momento virale… se succede spontaneamente è bellissimo, ma non dovrebbe mai essere qualcosa di costruito artificialmente. L’autenticità e ciò che è senza tempo vengono premiati nel lungo periodo. A volte puoi avere l’impressione di non stare facendo abbastanza o che ti serva qualcosa di eclatante. Poi però ti rendi conto che i grandi film, la buona musica, l’arte, i libri ben scritti vengono sempre scoperti, prima o poi. Magari serve solo un po’ più di tempo. Credo che per i giovani artisti sia difficile accettarlo". 

Le vostre canzoni raccontano spesso persone comuni, famiglie, amore e vulnerabilità. C’è ancora spazio oggi per questo tipo di narrazione?  

"Penso proprio di sì. Quando un autore usa parole come 'io', 'tu', 'lui', 'lei' o 'loro', sta parlando di qualcuno. Ma quando dai un nome preciso a un personaggio succede qualcosa di diverso. Ci sono tantissime canzoni che portano un nome nel titolo, penso a 'Gloria' o ad altri brani e questo rende il personaggio immediatamente tridimensionale e reale. In una canzone hai soltanto tre o quattro minuti per raccontare una persona e convincere chi ascolta a interessarsi a lei. In un romanzo puoi dedicare centinaia di pagine al suo passato, all’infanzia, ai traumi che l’hanno formata. In una brano no. Per questo ci piace raccontare personaggi molto specifici e intimi. Credo che questo renda le persone delle nostre canzoni più vere e dia loro una vita nuova". 

Vivi ormai da diversi anni a Torino. Che rapporto hai con questa città e cosa ti sta insegnando del modo di vivere italiano?  

"Sono felicissimo di poter dire che ho appena preso la patente B. Credo sia stata una delle cose più difficili che abbia mai fatto in tutta la mia vita. Ci sono circa 7.200 domande e le ho studiate in maniera quasi ossessiva, proprio come faccio con la musica. Alla fine ho superato l’esame e ho ottenuto la patente. Vivo a Torino da sei anni. Ho il passaporto italiano e adesso il mio prossimo obiettivo è imparare finalmente a parlare italiano. Trovo il vostro stile di vita davvero interessante. È un cambiamento molto bello rispetto a quello americano".  

C'è un aspetto che apprezzi particolarmente dell'Italian lifestyle?  

"Mi piace che i negozi non siano sempre aperti. Mi piace il fatto che quando gli italiani mangiano, quel momento sia davvero dedicato a godersi il cibo e la compagnia, senza avere sempre fretta. Io sono cresciuto sulla costa est degli Stati Uniti, tra New York e il New Jersey, dove tutto è sempre frenetico. Della serie: bevi il caffè, corri al lavoro, mangia in fretta e torna subito a lavorare. Quel modo di vivere mi ha sicuramente aiutato a impegnarmi tantissimo nella musica. Ma adesso ho appena compiuto quarant’anni e sto cercando di rallentare un po’ e godermi di più queste cose. L’Italia mi ha insegnato proprio questo: rallentare. Il cibo non è soltanto carburante per tornare subito al lavoro, ma qualcosa da assaporare davvero. E poi ci sono ancora tantissimi luoghi italiani che devo visitare. Non vedo l’ora di fare qualche viaggio durante la pausa estiva. E naturalmente adoro anche gli storici caffè italiani. È davvero difficile trovare un cattivo caffè macchiato in Italia. Anzi, credo di non aver mai bevuto un caffè cattivo da quando vivo qui". 

Di recente hai parlato del legame che hai sentito con Bruce Springsteen lavorando alla musica del progetto 'Deliver Me From Nowhere'. Bruce Springsteen non ha mai avuto paura di esporsi su temi sociali e politici. Pensi che gli artisti abbiano la responsabilità di prendere posizione oppure debbano sentirsi liberi di scegliere se farlo o meno?  

"Credo che ogni artista debba decidere autonomamente. Penso sia una pressione difficile quella di pretendere che un artista debba necessariamente prendere posizione su ogni argomento. E non credo nemmeno che tutti debbano avere un’opinione su qualsiasi tema. Non è sano restare sempre neutrali, ma esistono così tante questioni — guerre, povertà, senzatetto, sanità negli Stati Uniti, diritti civili e molto altro — che è impossibile essere sempre perfettamente informati su tutto. Per questo trovo innaturale aspettarsi che un artista abbia un’opinione su ogni singolo tema. Bruce Springsteen è una persona molto impegnata politicamente e ha convinzioni fortissime. È giusto che ne parli. Anche noi, come Lumineers, in passato ci siamo espressi su alcune questioni negli Stati Uniti e abbiamo sostenuto economicamente organizzazioni che riflettevano i nostri valori. Ma credo che ogni artista debba scegliere da sé quale sia la cosa giusta da fare". 

Dopo oltre vent’anni di collaborazione con Wesley, cosa continua a entusiasmarti di più della musica che create insieme?  

"La cosa che mi entusiasma di più è proprio la musica che continuiamo a fare insieme. Andare in tour è meraviglioso. Possiamo visitare il mondo, viaggiare ovunque. A volte è stancante ma è anche un privilegio incredibile. Credo però che, sia per me sia per Wesley, il tour sia qualcosa che facciamo con piacere ma che ci tiene lontani da casa e soprattutto dalla scrittura. Un tour può durare diciotto mesi o anche due anni. Il momento che ci emoziona di più arriva quando iniziamo a lavorare a un nuovo album. Io gli mando un’idea, lui me ne manda una sua, la sviluppo e gliela rimando. Ogni volta è come la mattina di Natale: non vediamo l’ora di scoprire cosa abbia fatto l’altro. Dopo tutti questi anni mi sento davvero fortunato. Alla fine è proprio la musica la cosa che continua a rendere questo rapporto così bello e ancora così entusiasmante". (di Federica Mochi) 

30 giu 2026

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