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Egitto, Nessy Guerra portata in caserma e rilasciata: "Ora sanno dove vivo, temo mi arrestino"

(Adnkronos) - "Sono arrivati alle 3 del mattino, tutti in borghese. Parcheggiato sulla strada un furgone a nove posti dove avrebbero dovuto farmi salire. Il mio padrone di casa, che è un ex militare, si è però imposto e dopo una trattativa è riuscito a convincere gli agenti che sarebbe stato lui ad accompagnarci". Inizia così il drammatico racconto di Nessy Guerra all'Adnkronos. La 27enne ligure è stata prelevata la scorsa notte insieme alla sua bambina di 3 anni e portata in caserma a Il Cairo. Inizialmente le è stato detto che si trattava di un ordine della procura che avrebbe disposto l'accompagnamento coatto della donna e della figlia per permettere all'ex marito di Nessy, Tamer Hamouda, di vedere la figlia, ma Nessy ha presto capito che si trattava di un pretesto.  

"Non esiste nessun documento che attesti il fatto che il mio ex debba vedere la bambina - racconta Nessy, difesa in Italia dall'avvocata Agata Armanetti -, nel 2024 è stata affidata a mia madre, ora siamo in attesa della sentenza di appello che potrebbe ribaltare il verdetto in primo grado e affidarla alla madre del mio ex, ma fino ad allora è affidata a mia madre". La 27enne e la figlia sono state ore in caserma, "mia figlia provava a dormire tra le urla dei detenuti. Ci hanno chiuse in uno stanzino per tre ore, hanno fotografato la bambina senza darmi una spiegazione sul perché. Poi mi hanno detto che il mio ex stava per arrivare, ma sapevo che non era vero".  

Mentre Nessy Guerra e la figlia erano a Il Cairo, a Holgada, cittadina distante circa 500 chilometri, era in corso un'udienza che vede coinvolto il padre della donna e l'ex marito. "Il mio avvocato era a Holgada e mi ha detto che Tamer era lì, non era vero che stava arrivando, così ho capito che in realtà volevano arrestarmi per la vicenda dell'adulterio". 

Nessy Guerra era infatti latitante in Egitto perché condannata in appello a sei mesi di lavori forzati per l'accusa di avere commesso adulterio nei confronti di Hamouda, accusa che Nessy ha sempre respinto e insieme ai suoi legali nei giorni scorsi ha depositato ricorso in Cassazione. Dopo ore di panico è arrivato l'ambasciatore, accompagnato dal console. "Ho chiamato l'ambasciatore più volte prima che mi rispondesse. Quando sono arrivati hanno parlato per un paio d'ore con un ufficiale di polizia, al termine della trattativa è stato disposto il nostro rilascio, ma ho dovuto firmare un impegno a non lasciare l'abitazione in cui mi hanno trovata. Quindi bene da un lato, dall'altro vivo con l'ansia che possa succedere di nuovo". La donna si appella nuovamente alle istituzioni, "devono fare qualcosa perché mi sento vulnerabile - spiega -. Prima avevo la speranza che non sarebbe mai venuto nessuno a bussarci, ma adesso so che sanno dove sono, il mio ex, come ha già fatto altre volte potrebbe pagare qualcuno e scoprire dove abitiamo. Chiedo che mi ospitino almeno in Ambasciata, è insano quello che sta succedendo". "La mia preoccupazione - conclude - è per mia figlia, se mi arrestano che fine fa la bambina? E' affidata a mia madre, ma se la sentenza in appello viene ribaltata? Se lui la rapisce?". 

 

1 lug 2026

Terremoto in Venezuela, salgono a 2.295 i morti: sette giorni di lutto nazionale

(Adnkronos) - Continua a salire drammaticamente il bilancio del terremoto, che ha colpito il Venezuela. Sono 2.295 morti e oltre 11mila i feriti, secondo quanto annunciato dal presidente dell'assemblea nazionale di Caracas, Jorge Rodriguez. Un numero che fotografa la portata della tragedia del 24 giugno e la difficoltà dei soccorsi nelle aree più colpite. 

 

La presidente ad interim Delcy Rodriguez ha dichiarato sette giorni di lutto nazionale, a partire dalle 18 di oggi, mercoledì 1 luglio, "in ricordo delle vittime". In un messaggio, diffuso sui social, ha espresso vicinanza alle famiglie colpite: "In questo momento di tristezza abbracciamo coloro che soffrono in questa tragedia". 

 

Il ministero della Giustizia ha annunciato l’arresto di quattro agenti di polizia venezuelani, accusati di saccheggio nelle zone devastate dal sisma. Alcuni video, diventati virali, li mostrano mentre si appropriavano di beni, trovati tra le macerie. "Un gruppo di funzionari, ignorando i propri doveri e approfittando delle operazioni di soccorso, ha agito in modo indecente", si legge nel comunicato. I poliziotti sono stati licenziati e consegnati alla giustizia. Nelle aree colpite sono stati segnalati diversi episodi di furti e saccheggi. 

 

Medici Senza Frontiere ha avviato una clinica mobile a Naiguatá nello stato di La Guaira, una delle zone più colpite. L'équipe è composta da 12 persone, tra cui un medico, infermieri e uno psicologo, per rispondere ai bisogni umanitari ancora enormi. "La situazione resta molto critica e, giorno dopo giorno, si riduce la speranza di trovare più sopravvissuti", spiega Andreas Spaett, responsabile dei programmi di Msf in Venezuela. Finora l'organizzazione ha supportato nove strutture mediche tra La Guaira e Caracas. Msf ha intensificato le donazioni all'ospedale Pérez de León e ad altri centri sanitari, in coordinamento con il ministero della Salute. Ha fornito materiali sufficienti per assistere quasi 4mila pazienti, oltre a disinfettanti e forniture mediche distribuite negli ospedali di Caracas e La Guaira. 

L’organizzazione consegnerà, inoltre, mille sacchi mortuari, dispositivi di protezione individuale e ulteriori disinfettanti all’obitorio centrale, per far fronte all’emergenza e alla gestione delle vittime. 

 

1 lug 2026

Wimbledon, Djokovic-Tsitsipas - Diretta

1 lug 2026

Webuild, al via operatività nuovo impianto trattamento acque per giacimento di Zuluf

(Adnkronos) - Il giacimento offshore di Zuluf, nell’est dell’Arabia Saudita, ha avviato la produzione della prima acqua utilizzabile dal nuovo impianto di trattamento delle acque di falda, realizzato da Fisia Italimpianti, società controllata dal gruppo Webuild, per conto del colosso energetico Saudi Aramco. Questo passaggio, noto nel settore come First Water, sancisce ufficialmente la transizione dalla fase di cantiere a quella operativa, con le linee in pressione e tutti i parametri allineati ai requisiti richiesti per il successivo avvio dell’esercizio commerciale, previsto nei prossimi mesi.  

L'infrastruttura risponde a una sfida ingegneristica complessa, poiché è progettata per trasformare un'acqua di falda caratterizzata da elevata salinità e forte presenza di minerali, gas e idrocarburi, in un fluido idoneo alla reiniezione nei pozzi offshore, un processo fondamentale per sostenere la pressione dei giacimenti e garantire la continuità della produzione di greggio nel Golfo Arabico. A pieno regime, l'impianto sarà in grado di trattare fino a 185.000 metri cubi di acqua al giorno grazie a soluzioni tecnologiche avanzate che purificano il liquido, gestiscono i gas estratti e riducono al minimo i residui di scarto.  

Fisia Italimpianti ha curato l'intero ciclo di vita del progetto, dalla progettazione alla costruzione, e manterrà la gestione operativa e la manutenzione del sito per i prossimi 25 anni. Con il progetto di Zuluf, il Gruppo Webuild fa il suo ingresso nel segmento ad alto valore aggiunto dell’Oil & Gas e consolida il proprio posizionamento nei servizi a lungo termine, valorizzando l'esperienza secolare della sua controllata nel trattamento e nella dissalazione delle acque e confermandosi un partner strategico globale anche nel settore energetico. 

1 lug 2026

Malagò e la Nazionale: "Ct e Dt? Sarà tutto chiuso entro una settimana"

(Adnkronos) - “La sostenibilità di Maldini dt e Conte ct? Non mi sono posto il problema. Devo chiudere ma non è detto ci sia questa direzione. Ci sono molte variabili che incidono e consiglio di non battere una sola pista. Date entro le quali si può chiudere? Nell’arco di una settimana è tutto chiuso. Poi c’è anche il discorso del team manager e del direttore tecnico. Sono diverse le cose da sistemare”. Lo ha detto il presidente della Figc Giovanni Malagò in conferenza stampa post Consiglio federale sulle scelte del commissario tecnico e del direttore tecnico.  

“Sul ct posso ribadire che non ho parlato al telefono, nè ho visto, né ho contattato nessuna persona fino adesso. Mi sono imposto che debba avvenire solo dopo che si è chiusa la casella del dt che potrebbe essere congiunta, abbinata, con quella del presidente del club Italia, visto che hanno dinamiche di competenze molto similari. E’ la dimostrazione che ho anche un grossa responsabilità politica e c’è voglia da parte degli italiani, quanto meno condivisa con il presidente della federazione, della scelta del ct”. 

Invece in merito alla decisione sul direttore tecnico, con Paolo Maldini che viene da molti indicato come favorito, Malagò ha spiegato: “non so dire se sono vicinissimo o lontano ma ci sto lavorando molto. Può essere questione ore oppure no, ci sono tante variabili. Ho letto diversi nomi, non mi sento di smentirli ma neanche si confermarli. Possono creare problemi ad alternative o piani B”. 

"Il supporto della Serie A? Oggi Marotta ha detto che la Lega di Serie A - in considerazione del suo interesse verso la nazionale -, cercherà di individuare una forma di sostegno per le finalità di alto livello della Figc, una proposta da portare in assemblea di A il prossimo 23 luglio, anche per il budget federale che non permette di fare voli pindarici. Ho molto apprezzato", ha aggiunto Malagò che sul possibile supporto di sponsor privati per pagare il ct, ha spiegato che “c’è molto da lavorare sotto il profilo di partner e sponsor, non penso che uno sponsor indirizzi un sostegno per prendere uno piuttosto che un altro, ma penso che ti può dire che anche se non c’è budget se serve il mio investimento valutate se indirizzarlo in questa direzione”. Poi sulla questione del ct da filiera, Malagò ha detto: “non lo fa quasi più nessuno, scegliere un allenatore di filiera, che sa tutto, ha un ingaggio diverso ma è formato”. 

1 lug 2026

Riunione di maggioranza in vista del vertice Nato, fonti: "Nessuno stop Italia ad aiuti Kiev anche per 2027"

(Adnkronos) - Riunione a Palazzo Chigi in vista del vertice Nato di Ankara del 7 e 8 luglio. Al tavolo con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni erano presenti il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro della Difesa Guido Crosetto e il titolare dell'Economia Giancarlo Giorgetti. Secondo quanto riferito da fonti governative, l'incontro è stato convocato per fare il punto della situazione sul summit dell'Alleanza Atlantica che si terrà in Turchia. 

Poche ore prima, intervenendo al Question Time alla Camera, Tajani aveva ribadito la linea del governo sul rafforzamento della Difesa Ue. "L'Italia vuole essere protagonista del percorso di rafforzamento del pilastro europeo della Difesa. Per questo, al Vertice di Ankara confermeremo il nostro impegno sulla spesa militare: un passo coraggioso e necessario per proteggere la nostra libertà e la sicurezza dei cittadini", ha dichiarato il ministro degli Esteri, sottolineando il ruolo che Roma intende giocare nelle principali aree strategiche, dall'Africa ai Balcani, dal Libano al Mar Rosso. Nel frattempo, fonti vicine al dossier smentiscono le ricostruzioni circolate nelle ultime ore secondo cui l'Italia sarebbe intenzionata a opporsi all'inserimento, nella dichiarazione finale del vertice, di un riferimento al proseguimento del sostegno militare all'Ucraina oltre il 2027. 

Le stesse fonti assicurano che Roma approverà il testo finale e precisano che le valutazioni espresse dall'Italia nel corso del confronto preparatorio non riguardavano un'eventuale contrarietà agli aiuti militari né erano dettate da posizioni filorusse. Al contrario, spiegano, l'obiettivo era mantenere una formulazione che non compromettesse le prospettive di un negoziato e che non rendesse più difficile il coinvolgimento della Russia in un percorso diplomatico volto alla conclusione del conflitto. La precisazione arriva dopo indiscrezioni rilanciate dalla tedesca 'Faz' che attribuivano a Roma l'intenzione di chiedere modifiche al testo conclusivo del summit. Una ricostruzione che, secondo le fonti vicine al dossier, "non corrisponde al vero". La riunione, spiegano fonti di Palazzo Chigi, si è svolta in un clima "serenissimo e di piena collaborazione". 

 

Sempre in vista del summit in Turchia, il 24 giugno scorso la premier ha intanto partecipato al vertice dei Paesi E5, ossia Francia, Germania, Italia, Polonia e Gran Bretagna, le cinque principali potenze militari europee i cui leader Macron, Merz, Meloni, Tusk e Starmer si sono riuniti alla sede della cancelleria di Berlino per coordinarsi in vista dell'appuntamento di inizio luglio. 

Nel corso della conferenza stampa congiunta di fine lavori, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha illustrato i cinque punti poi apparsi in una dichiarazione congiunta. 

In testa, l'impegno dei leader E5 a rafforzare il ruolo dell'Europa nella Nato, con il Vecchio Continente chiamato ad assumersi maggiori responsabilità per la sicurezza transatlantica condivisa, seppur in stretto coordinamento con gli Stati Uniti. I cinque hanno accolto con favore i progressi compiuti dagli alleati nell'attuazione degli obiettivi di investimento concordati al vertice Nato dello scorso anno all'Aia e convenuto di sviluppare congiuntamente percorsi per rafforzare i contributi europei alle capacità dell'alleanza. 

Secondo, i cinque leader hanno concordato di rafforzare in modo proattivo la postura di deterrenza e difesa dell'Alleanza, anche aumentando i contributi in tal senso, "al fine di rispondere e scoraggiare la minaccia più significativa e diretta, proveniente dalla Russia", oltre alla minaccia asimmetrica del terrorismo, in linea con l'approccio a 360 gradi dell'Alleanza. Hanno anche riaffermato il loro impegno fondamentale per la sicurezza dell'area euro-atlantica e la determinazione ad agire tempestivamente e congiuntamente qualora tale sicurezza fosse minacciata. 

Terzo, i leader hanno riconosciuto l'importanza di una più stretta cooperazione industriale nel settore della difesa per garantire capacità, prontezza operativa e resilienza alla velocità, scala e valore necessari. I cinque hanno concordato di rafforzare tale cooperazione con un focus su difesa aerea, sistemi senza pilota, intelligenza artificiale e capacità di fuoco a lungo raggio, accelerando in particolare lo sviluppo e l'acquisizione congiunti europei di capacità di attacco di precisione a lungo raggio. I leader hanno sottolineato l'importanza di sfruttare le tecnologie emergenti attraverso meccanismi finanziari in grado di attrarre capitali e investimenti, anche per colmare lacune critiche nelle capacità e aumentare l'interoperabilità. 

Quarto, i Paesi E5 si sono impegnati a continuare a sostenere in modo sostanziale l'Ucraina nella sua difesa contro l'aggressione russa, anche attraverso sanzioni e pressioni economiche su Mosca e attraverso il sostegno alla resilienza del settore energetico ucraino. I cinque leader hanno espresso supporto agli impegni di aiuto militare che verranno formalizzati al vertice Nato e all'intensificazione della cooperazione con Kiev attraverso le iniziative dell'Alleanza, incluse Jatec e Nsatu, rispettivamente il centro congiunto Nato-Ucraina che analizza le lezioni apprese dal conflitto per trasformarle in dottrine e programmi di addestramento per l'Alleanza e il braccio operativo della Nato che coordina forniture militari e addestramento immediato per le forze armate ucraine. In più i leader si sono detti allineati sulle condizioni per una pace giusta e duratura e sostengono proposte per un dialogo diretto tra Ucraina e Russia, con la partecipazione attiva di Usa ed Europa. 

Il quinto e ultimo punto è dedicato all'Iran, con i cinque leader che hanno accolto con favore il memorandum d'intesa Usa-Iran, "raggiunto sotto la guida del presidente Trump con il supporto dei Paesi mediatori", concordando che si tratta di un "momento di opportunità per ripristinare la stabilità regionale e stabilizzare l'economia globale". Hanno ribadito l'impegno a sostenerne l'attuazione nell'ambito di un "seguito urgente" che garantisca una pace duratura, sottolineando che l'Iran non dovrà mai dotarsi di armi nucleari. Gli E5 hanno anche riaffermato l'importanza della libertà di navigazione incondizionata e senza restrizioni nello Stretto di Hormuz, confermando l'intenzione di partecipare alla missione militare multinazionale guidata da Gran Bretagna e Francia non appena le condizioni lo consentiranno, nel rispetto dei rispettivi requisiti costituzionali. 

1 lug 2026

Mondiali, Mpasi show nel primo tempo contro l'Inghilterra: chi è il portiere del Congo

1 lug 2026

Balotelli a New York dal sindaco Mamdani, stretta di mano e maglia del Ghana in dono

(Adnkronos) - L'ex attaccante della Nazionale italiana, Mario Balotelli, ha regalato una maglia del Ghana al sindaco di New York, Zohran Mamdani. 'Super Mario', che si trova in vacanza negli Usa durante i Mondiali, nei giorni scorsi aveva dichiarato di tifare per il Ghana, Paese d'origine dei suoi genitori, vista l'assenza dell'Italia dalla competizione. "Non c'è l'Italia ai Mondiali, quindi tifo il Ghana. Sono del Ghana e ne sono orgoglioso", aveva affermato, indicando l'attaccante Antoine Semenyo tra i suoi giocatori preferiti e definendo la nazionale ghanese del 2010 "la migliore". 

Secondo i media ghanesi, Balotelli e Mamdani hanno seguito insieme una partita del Mondiale nella residenza del sindaco. Al termine dell'incontro, l'ex attaccante del Manchester City e del Milan, accompagnato dal fratello Enoch, ha consegnato a Mamdani una maglia del Ghana personalizzata con il suo nome. 

Il gesto arriva al termine di un rapporto che si è rafforzato negli ultimi mesi. Poco prima dell'inizio del Mondiale, infatti, Mamdani aveva citato una delle frasi di Balotelli durante un discorso dedicato all'organizzazione della competizione, promettendo che New York avrebbe "fatto il suo lavoro". Il riferimento era alla famosa dichiarazione dell'attaccante italiano, che spiegò perché non esultava dopo aver segnato: "Quando faccio gol non festeggio perché sto semplicemente facendo il mio lavoro. Un postino festeggia quando consegna una lettera?". Riprendendo quella frase, il sindaco aveva aggiunto: "Quando New York organizzerà un Mondiale sicuro, ben organizzato e senza intoppi, non festeggeremo. Avremo semplicemente fatto il nostro lavoro". 

 

1 lug 2026

Infanzia, Tesauro (Save the Children): "Povertà educativa legata a quella economica"

(Adnkronos) - "La povertà educativa è strettamente connessa alla povertà economica. Sappiamo tutti che in una situazione di difficoltà economica minore l'attenzione che la famiglia può dare all'educazione dei ragazzi. Un ragazzo che non riceve un'educazione piena, è un ragazzo che parte con un handicap nel suo percorso di vita. Per spezzare questo ciclo negativo noi interveniamo sulla parte educativa, cercando di fornire ai più giovani in contesti meno favoriti come questo, quel supporto, quello stimolo, quel sostegno necessario affinché ognuno di loro possa esprimere il suo talento e guardare al futuro in maniera più luminosa". Così Claudio Tesauro, presidente di Save the Children Italia, durante la visita al Punto Luce di Marghera, il presidio educativo gratuito di Save the Children attivo nel quartiere veneziano dal 2016. La visita celebra una collaborazione che da oltre quindici anni vede Ovs, insieme ai suoi dipendenti e clienti, al fianco di Save the Children a sostegno dei diritti dell’infanzia e dell'adolescenza. 

"È importante celebrare una partnership che dura da più di 15 anni -prosegue Tesauro- con un'azienda che ha dimostrato una grande sensibilità nel sostegno ai più piccoli sia nelle emergenze che nella quotidianità. Per chi fa il lavoro di Save the Children, avere un partner dedicato e consapevole è di fondamentale importanza. Il percorso che abbiamo fatto con Ovs è la testimonianza di come due realtà insieme possono davvero fare la differenza nel futuro dei più piccoli". 

1 lug 2026

Infanzia, Beraldo (Ovs): "Al fianco di Save the Children per supportare i ragazzi"

(Adnkronos) - "È importante essere vicini a realtà che si occupano di migliorare la vita scolastica e post-scolastica di ragazzi che magari per ragioni di difficoltà ambientali, familiari, a volte di reddito, a volte di altro tipo, rischiano magari di perdere un po' il contatto con quelli che potrebbero essere anche i loro saperi, i loro talenti, perdendo l'opportunità di coltivarli". Sono le parole di Stefano Beraldo, amministratore delegato di Ovs, intervenendo oggi a Venezia durante la visita al Punto Luce di Marghera, il presidio educativo gratuito di Save the Children attivo nel quartiere veneziano dal 2016.  

"Al Punto Luce -prosegue Beraldo- vediamo ragazzi accolti in una comunità che è una comunità complessa in una zona come Mestre dove, più che in altre zone si raccolgono elementi che confinano col disagio. Questa struttura meravigliosa consente a questi ragazzi di trovare un punto di accoglienza adatto anche a stimolare la loro crescita intellettiva e ad affiancarli per un periodo della loro vita". 

Si continua a celebrare la collaborazione tra Ovs e Save the Children, iniziata oltre 15 anni fa: "È una collaborazione di lunga data che nasce dalla considerazione che innanzitutto ogni azienda impegnata a raggiungere i suoi obiettivi di profitto deve anche porsi degli obiettivi di attenzione al sociale. Siamo al fianco di Save the Children perché la riteniamo un'azienda seria. Siamo convinti che essere vicini a Save the Children vuol dire essere vicini ai bambini in un modo corretto". 

1 lug 2026

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