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Mondiali, oggi Stati Uniti-Bosnia: orario, probabili formazioni e dove vederla in tv

1 lug 2026

Webuild, Av/Ac Napoli-Bari: attivata tratta Napoli-Cancello

(Adnkronos) - E' stata ufficialmente attivata la tratta Napoli–Cancello, primo segmento dell'alta velocità-alta capacità Napoli–Bari, realizzata da Webuild per Rfi (Gruppo Fs Italiane). L’entrata in funzione della tratta segna un netto miglioramento degli standard di efficienza dell'intera direttrice ferroviaria, collegando direttamente la linea Napoli-Bari alla rete dell'alta velocità nazionale attraverso la stazione di Afragola e riducendo i tempi di viaggio per oltre 5 milioni di persone. 

Grazie anche all’attivazione della Napoli-Cancello, infatti, Trenitalia ha istituito da oggi il nuovo collegamento diretto Napoli-Lecce che unisce le due città in circa 5 ore senza cambi intermedi, mentre il viaggio tra Bari e Napoli scende a circa tre ore e mezza. Si tratta di primo un salto di qualità concreto per i collegamenti lungo l’asse adriatico–tirrenico, destinato a unire Napoli e Bari in sole due ore e a rafforzare il ruolo del Sud nei corridoi europei dei trasporti, fa sapere Webuild. 

La tratta Napoli–Cancello, lunga 15,6 chilometri, si sviluppa in un contesto ad alta densità urbana nell’area metropolitana di Napoli, rappresentando un nodo chiave per il riassetto dei collegamenti metropolitani, regionali e a lunga percorrenza. La tratta permette infatti l’accesso diretto della linea Napoli-Bari alla stazione di Napoli–Afragola, destinata a diventare la nuova 'Porta del Sud' verso la dorsale Torino-Milano-Roma-Salerno. Un ruolo di hub intermodale che sarà ulteriormente potenziato dalla futura Linea 10 della metropolitana di Napoli, la cui realizzazione è affidata a un consorzio guidato da Webuild, completando così l'integrazione tra la rete regionale e il sistema dell'alta velocità nazionale. 

 

Con l’attivazione del lotto entra in funzione anche la nuova stazione di Acerra, migliorando l’accessibilità alla rete ad alta velocità nazionale per gli abitanti della zona. Potenziata anche la viabilità, con la realizzazione di 12 nuovi collegamenti stradali e l’eliminazione dei passaggi a livello lungo la linea storica. Dal punto di vista tecnico il progetto Napoli–Cancello ha richiesto, tra l’altro, la posa di oltre 60 km di rotaie, 182.000 tonnellate di pietrisco e circa 65.000 traverse, oltre alla costruzione di 4 viadotti per una lunghezza complessiva di circa 4 km, che hanno permesso di scavalcare le principali arterie locali e minimizzare l'impatto su un territorio densamente popolato.  

Principale sfida ingegneristica dell'opera è stata la galleria Casalnuovo: circa 650 metri sono stati realizzati da Webuild con la tecnica dello scavo in atmosfera iperbarica, primo esempio di utilizzo in Italia e una delle poche applicazioni a livello europeo nell’ambito della costruzione di gallerie in presenza di falda acquifera. La linea Av/Ac Napoli–Bari, parte del Corridoio Scandinavo-Mediterraneo della rete Ten-T, è tra principali interventi infrastrutturali in corso nel Paese e rappresenta un tassello fondamentale per il miglioramento della mobilità sostenibile nel Mezzogiorno. In totale, la futura linea avrà una lunghezza di 145 km di nuova ferrovia, con 15 gallerie e 25 viadotti, e servirà 32 Comuni con 20 tra stazioni e fermate lungo il tracciato. 

Il Gruppo Webuild è impegnato su quattro lotti della direttrice Av/Ac Napoli–Bari - Napoli–Cancello, Apice–Hirpinia, Hirpinia–Orsara e Orsara–Bovino – che rientrano tra i 21 progetti che il Gruppo sta realizzando nel Sud Italia per un valore complessivo aggiudicato di oltre 16 miliardi di euro. Un impegno industriale che si traduce in termini occupazionali, con 10.200 persone impiegate, tra diretti e di terzi, e il coinvolgimento di una filiera di 7.500 imprese coinvolte da inizio lavori.  

e. 

1 lug 2026

Webuild, quadrilatero Marche-Umbria: riapre viadotto Mariani su Ss76

(Adnkronos) - Riapre al traffico il viadotto Mariani lungo la SS76, nell’ambito del quadrilatero Marche–Umbria realizzato da Webuild per conto di Anas (gruppo Fs Italiane). È stata attivata la carreggiata Sud, attualmente percorribile esclusivamente sulla corsia di marcia. La riapertura consente di ripristinare la continuità lungo l’asse Perugia–Ancona, eliminando una delle principali discontinuità del tracciato e riducendo deviazioni e rallentamenti che hanno inciso negli ultimi anni sulla viabilità tra entroterra e costa. 

Il tratto, lungo circa 2,2 chilometri in carreggiata sud, era chiuso dal 2018. La riattivazione migliora la regolarità dei flussi di traffico e alleggerisce la pressione sulla viabilità locale utilizzata in alternativa durante la chiusura. L’intervento ha richiesto verifiche ambientali, attività di bonifica e aggiornamenti progettuali. La ripresa dei lavori, avviata a fine 2025, è stata resa possibile dal coordinamento tra istituzioni e soggetti tecnici, tra cui Regione Marche, Arpam, Ast, Quadrilatero, Anas e Comune di Genga. 

Dal punto di vista tecnico, i lavori hanno previsto l’ampliamento del viadotto con la realizzazione di una nuova pila e di una nuova spalla e l’inserimento di una campata di circa 30 metri, oltre all’adeguamento degli impianti delle due Gallerie Sassi Rossi 2 (lunga 572 metri) e Sassi Rossi 1 (lunga 141 metri) agli standard vigenti. In questa fase, la circolazione avviene sulle due carreggiate lungo la corsia di marcia, mentre proseguono i lavori sulle due corsie di sorpasso, con una gestione integrata che consente di mantenere il traffico attivo in condizioni di sicurezza. 

 

La riapertura rappresenta un avanzamento nel cronoprogramma del maxilotto 2, il cui completamento è previsto entro fine mese. A regime, l’infrastruttura contribuirà a ridurre i tempi di percorrenza lungo la direttrice e a migliorare la sicurezza, con minori interferenze nei centri abitati. Il maxilotto 2 comprende interventi sulle direttrici SS318 e SS76 (tratta Fossato di Vico–Cancelli) e i primi due stralci della Pedemontana delle Marche. 

l completamento dei successivi stralci consentirà di rendere continuo l’intero collegamento trasversale tra Umbria e Marche, eliminando le interruzioni ancora presenti lungo il tracciato. Per gli utenti, questo significa poter percorrere in modo diretto e senza deviazioni l’asse tra Perugia e la costa adriatica, con tempi di viaggio ridotti e maggiore regolarità del traffico, anche nei tratti oggi più congestionati o serviti da viabilità locale. 

Nel complesso, il progetto prevede la realizzazione di una rete viaria di circa 67 km articolata in gallerie, viadotti e svincoli, progettata per migliorare accessibilità, sicurezza e connessione tra i territori dell’Appennino centrale. 

1 lug 2026

d'Angela (Crea Sanità): "Persiste divario tra regioni ma Centro-Sud sta recuperando"

(Adnkronos) - “La nostra metodologia, che applichiamo ormai da diversi anni, prova a fare una valutazione dei livelli di tutela della salute nelle diverse regioni, tenendo conto delle prospettive di tutti gli stakeholder. Anche quest'anno si conferma la presenza di un importante divario tra le regioni più performanti, come il Veneto, che raggiunge il 64% della performance massima e regioni meno performanti, come la Calabria, che raggiunge un 36%. È un divario che, nel tempo, si sta riducendo perché le regioni del Centro e del Sud, che partivano da un livello peggiore, stanno progressivamente migliorando, un dato assolutamente positivo”. Lo ha detto Daniela d'Angela, presidente Crea Sanità, alla presentazione, oggi a Roma, del XIV Rapporto sulle performance regionali del Sistema sanitario italiano, curato dal Centro per la ricerca economica applicata in sanità. 

“Quest'anno - continua d'Angela - abbiamo voluto affiancare a questa valutazione di livelli di tutela della salute anche la percezione del cittadino e i miglioramenti che ha percepito. E' emerso è che nelle aree più consolidate, come l'assistenza ospedaliera, piuttosto che la specialistica ambulatoriale, sembra esserci una miglior soddisfazione rispetto al miglioramento dei livelli di tutela della salute che si sono registrati in quelle regioni. Lo stesso non si osserva invece in tema di assistenza domiciliare e non autosufficienza - osserva - dove ci sarebbe più bisogno, perché sappiamo bene che andiamo incontro a una popolazione e a un quadro epidemiologico di cronici e non autosufficienti”. 

“È proprio su queste aree - sottolinea l'esperta - che anche le regioni più performanti fanno fatica a decollare e peraltro c'è una bassa percezione di miglioramenti da parte dei cittadini. Quindi, si tratta di campi sui quali bisogna mettersi intorno a un tavolo e avanzare proposte operative di miglioramento di tipo strutturale e sono una condizione imprescindibile per garantire la sostenibilità del nostro Servizio sanitario nazionale nei prossimi anni”. 

1 lug 2026

Petralia (Aou Verona): "Miglioramento passa da integrazione e innovazione"

(Adnkronos) - “Miglioramento è la chiave di lettura che tutti gli stakeholders hanno dato della interpretazione dei dati, che stanno migliorando sia dal punto di vista del valore oggettivo, ma anche della crescita della performance. Questo è ciò che dobbiamo fare anche noi, manager nelle nostre aziende, coinvolgendo le persone e modificando le organizzazioni in modo non solo più resiliente, ma anche più innovativo e capace di essere sostenibile”. Così Paolo Petralia, direttore generale Azienda ospedaliera universitaria di Verona, intervenendo alla presentazione, oggi a Roma, del XIV Rapporto sulle performance regionali del Sistema sanitario italiano, curato dal Crea Sanità - Centro per la ricerca economica applicata. Il rapporto offre una fotografia dettagliata sulle Performance a livello regionale in tema di opportunità di tutela della Salute. 

“Tutto questo significa costruire orizzontalità - continua Petralia - spostandosi dai silos e da quelle verticalità segmentarie che siamo abituati a trovare nell'ospedale, nel territorio, nel sanitario e sociale e costruire, invece, ponti, orizzontalità e capacità di mettere davvero la persona al centro in una logica in cui sono i setting erogativi, le prestazioni e i servizi a muoversi, a modificarsi e a rendersi fruibili verso quella persona che è sempre la stessa, nonostante abbia bisogno, prima di una cosa, e poi di un’altra, dalla casa all'ospedale”. 

Secondo Petralia, una strategia per l’allocazione delle risorse che potrebbero essere adottate per migliorare le performance di quelle Regioni che hanno risultati inferiori al 40% del valore massimo teorico è “la comunità di pratica, cioè quella del luogo in cui aziende, cittadini e operatori - aggiunge - piuttosto che i vari livelli di partecipazione, si possono incontrare, scambiare esperienze, condividere buone prassi e ripartire non più da una somma di singoli elementi, ma dalla costruzione di un nuovo prodotto, che può essere il risultato di un miglioramento atteso”. 

1 lug 2026

America’s Cup 2027, l’Immacolatella diventa la casa di Sport e Salute a Napoli

(Adnkronos) - Il Palazzo dell’Immacolatella sarà il quartier generale di Sport e Salute in vista dell’America’s Cup 2027. È stato presentato a Napoli l’accordo attuativo con l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale, guidata da Eliseo Cuccaro, alla presenza dei vertici di Sport e Salute: il Presidente Marco Mezzaroma e l’Amministratore Delegato Diego Nepi Molineris. All’incontro hanno partecipato anche Roberto Petri, Presidente di Assoporti, e l’Ammiraglio Ispettore Giuseppe Aulicino, Comandante della Capitaneria di Porto di Napoli e Direttore Marittimo della Campania. Lo storico edificio del porto diventerà un punto di riferimento operativo per accompagnare il percorso verso l’America’s Cup, a partire dalla regata preliminare in programma a Napoli dal 24 al 27 settembre prossimi. Una sede condivisa che unisce sport e cultura del mare nel cuore della città. 

In occasione dell’America’s Cup, il piano terra dell’Immacolatella ospiterà mostre ed esposizioni dedicate alla storia marittima di Napoli e all’emigrazione italiana, con un percorso di valorizzazione pensato per cittadini e visitatori da tutto il mondo. Costruito tra il 1743 e il 1747 su progetto di Domenico Antonio Vaccaro per volontà di Carlo III di Borbone, il Palazzo dell’Immacolatella nacque come sede della Deputazione della Salute, l’ente incaricato dei controlli sanitari sulle navi in arrivo nel porto. Con la sua pianta ottagonale e la statua dell’Immacolata, è uno dei simboli del porto storico napoletano. Tra fine Ottocento e inizio Novecento divenne il punto di raccolta degli emigranti verso le Americhe, guadagnandosi il nome di “Casa dei Migranti”. Restaurato nel 2022, oggi è un luogo rinnovato, restituito alla città e aperto a nuove opportunità. Un simbolo storico che guarda al domani: per l’America’s Cup 2027 l’Immacolatella diventerà il ponte tra la grande tradizione marittima della città e la più antica competizione sportiva al mondo.  

“L’Immacolatella è un luogo straordinario, simbolo della storia marittima di Napoli e della sua vocazione internazionale -ha sottolineato il presidente di Sport e Salute Marco Mezzaroma-. Scegliere questo spazio come sede di Sport e Salute per l’America’s Cup significa valorizzare un patrimonio della città che guarda al futuro, rafforzando il legame tra Napoli, il mare e lo sport. Ringraziamo il Governo, a partire dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, per la visione e il sostegno che stanno accompagnando questo storico evento. E l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale e il Presidente Eliseo Cuccaro per aver condiviso con noi un percorso che valorizza il rapporto tra istituzioni, comunità e territorio. L’America’s Cup è molto più di una competizione sportiva: è un’opportunità per lasciare un’eredità concreta, generando nuove connessioni, crescita e prospettive per l’Italia, Napoli e la Campania. Desidero inoltre rivolgere un ringraziamento al Commissario straordinario Gaetano Manfredi, al Comune di Napoli e alla Regione Campania per la preziosa collaborazione istituzionale e il contributo importante che stanno offrendo alla realizzazione di questo importante progetto. Attraverso l’Immacolatella vogliamo raccontare una storia che nasce dal mare e arriva al futuro, lasciando alla città un patrimonio di partecipazione, identità e nuove opportunità”. 

1 lug 2026

Mondiali, Inghilterra-Rd Congo - Diretta

1 lug 2026

Benigni in autunno su Rai1 per prima serata su San Francesco

1 lug 2026

Carceri, Turrini (Garante Detenuti): "Emergenza caldo pesante, contro sovraffollamento sì a indulto"

(Adnkronos) - Il sovraffollamento carcerario e le misure per contrastarlo, l'ondata di caldo eccezionale in tutta Europa e gli interventi negli istituti penitenziari, il sequestro disposto dal gip del Tribunale di Firenze di sei sezioni del carcere fiorentino di Sollicciano: ne parla in un'intervista all'Adnkronos Riccardo Turrini Vita, presidente del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale (Gnpl).  

 

Tra i motivi di allarme in tutta Europa in questi giorni c’e’ il caldo. E, come tutti gli anni, quest’anno ancora di più si pone il tema di come affrontare l’estate nelle carceri. C’e’ un’emergenza di questo tipo negli istituti?  

Quando usiamo la parola emergenza noi intendiamo in genere due cose diverse: emergenza in senso etimologico - ciò che appare, emerge e quindi una cosa che prima non era conosciuta o che si voleva ignorare o che non esisteva - emergenza è poi anche utilizzata per indicare un fatto che crea una immediata preoccupazione alla quale bisogna rispondere. Questa è l'accezione in cui parliamo di un'emergenza caldo in Italia, in Europa, nelle carceri. Il fatto è noto e tende a ripetersi e, da un decennio circa, è anche più pesante che nel solito. Certamente nelle carceri l'emergenza è accresciuta dalla calura estiva, dal fatto che è più penoso perché le persone hanno modesti spazi per muoversi, gli istituti sono fatti tutti in cemento e sono storicamente privi di climatizzazione, come per la verità la gran parte degli edifici pubblici. E poi sono molto affollate. 

 

Come si sta intervenendo?  

Permettendo la distribuzione di acqua fredda, maggior ariosità attraverso l'apertura dei cosiddetti 'blindi' che non sempre è possibile ma che è sicuramente uno degli strumenti minimali. Poi con la distribuzione di ventilatori, nelle zone più delicate come le infermerie invece da sempre ci sono i climatizzatori. Questo va contemperato con le capacità elettriche del sistema perché ovviamente un attingimento maggiore di elettricità comporta qualche difficoltà. Lo scorso anno abbiamo fatto come Garante una raccomandazione nel senso di accordare tutto quello che era possibile ed è stata rinnovata, in maniera informale, già 2-3 mesi fa. Questo è quello che materialmente si può fare.  

 

E per il futuro?  

Nell'ambito del piano di edilizia penitenziaria che il governo ha promosso in questi anni bisognerà pensare anche a un adeguamento delle condizioni edilizie. La scelta di costruire tutto in cemento, come è proprio del tempo nostro, ha aggravato la situazione.  

 

 

La relazione del Garante è stata inviata al parlamento nei giorni scorsi. Emerge un tasso di affollamento pari al 132% ma i dati sono del 2024 e altri rapporti lo certificano gia’ al 139%. Come commenta queste cifre?  

Le percentuali sono una buon elemento di cognizione, ma possono anche essere ingannevoli. Prendiamo i fatti puri e semplici, a fine maggio 2025 l'amministrazione penitenziaria registrava oltre 64.000 detenuti presenti e dichiarava 51.269 posti disponibili. I posti regolamentari hanno un abbattimento in genere fra il 5 e il 10%, perché ci sono lavori, ci sono spostamenti. È evidente che stabilmente lo Stato mette più persone in meno posti: sappiamo che oltre un certo limite c'è una tutela risarcitoria che consegue alle famose vicende della condanna della Corte europea e che a questo si cerca di provvedere appunto con vari strumenti. Il sovraffollamento esiste, è pesante e incide non solo sulla vivibilità, ma anche su tutto ciò che può rendere il percorso della detenzione, un tempo utile per il dopo. C'è una situazione di sovraffollamento che rende più penoso l'attuale momento di grande calura e pone in crisi tutto il sistema penitenziario. 

 

C'è chi, proprio contro il sovraffollamento, invoca la necessità di un provvedimento di amnistia o di indulto. Il governo spesso ha detto che non è disponibile a una misura di questo tipo, ma sta studiando altri interventi, ad esempio puntando sulle misure alternative per i tossicodipendenti. Lei come ritiene si debba affrontare il problema?  

Le azioni che ha dichiarato il governo di voler svolgere godono tutte di una nostro apprezzamento. Occorre sicuramente ampliare il numero dei posti disponibili in carcere, perché sistematicamente la popolazione tende ad arrivare a oltre 60mila persone. Quindi l'ideale, poiché occorre avere un margine superiore, sarebbe per la situazione odierna avere 70.000 posti detentivi. Questo però, come per qualunque lavoro pubblico e per le carceri più di altri, richiede dei tempi. Pieno plauso alla recente disposizione che amplia, soprattutto per i soggetti affetti da tossicodipendenza, i termini per l'affidamento in prova o per l'assegnazione a comunità residenziali. E' importante comunque ribadire che il sistema dell'esecuzione penale esterna in Italia ormai è dominante rispetto all'esecuzione detentiva. Due-tre giorni fa avevamo 101.897 persone seguite in pene non detentive, mentre le persone in esecuzione pena in carcere erano 49.300.  

 

Altre criticità?  

Esistono positivi disegni di legge ed azioni aministrative per ampliare le capacità detentive, per agevolare l'espiazione della pena in comunità terapeutiche e vanno salutati con favore. Constatiamo un lunga attesa per la liberazione anticipata e probabilmente, data ormai la consolidata superiorità delle presenze rispetto agli spazi disponibili, dovrebbe essere pensato un provvedimento legislativo che contenga la durata delle pene. L'ideale, il piu rapido strumento tecnico è l'indulto ma se ne possono trovare anche piu' indiretti purché la celerità del procedimento giurisdizionale collegato sia garantita. 

 

E' d'accordo con chi ritiene che la soluzione sia l'indulto o l'amnistia?  

Io personalmente - non impegno però tutto il Garante - sono favorevole ad un indulto anche per ambito culturale. Sull'amnistia non mi pronuncio perché è un problema più di processo che di pena quindi esula dalla mia competenza.  

 

Nel rapporto emergono carceri senza adeguata areazione di estate e riscaldamento di inverno, in alcuni casi senza acqua potabile. Come intervenire?  

Il Garante constata la violazione e interviene per prevenire, la scelta tecnica con la quale intervenire supera le nostre competenze. Non si può che fare manutenzione. Va detto che la manutenzione ordinaria degli stabilimenti penitenziari, che sono 189 in Italia, è imponente e ha subito nei decenni molte decurtazioni nell'ambito della riduzione generale della spesa pubblica.  

 

Quindi?  

Mi sentirei di consigliare di trovare le soluzioni amministrative degli appalti più rapide possibili. Abbiamo avuto esperienze di successo per le ricostruzioni di casi particolari. 

 

Come commenta la notizia del sequestro di alcune sezioni nel carcere di Sollicciano?  

Essendo in corso un'indagine, il Garante non può fare commenti nel merito. Possiamo dire che il Garante nel 2024 due volte e nel 2025 io personalmente ha fatto accessi, ha chiesto aggiornamenti sull'ordine dei lavori, ha sollecitato lo sviluppo e l'assegnazione. Personalmente andai nel maggio 2025 e trovai una sezione in cui pioveva dentro: feci un'immediata raccomandazione di chiusura e trasferimento di quei detenuti e in effetti, per una quarantina di persone almeno, si poté fare perché era in via di consegna un'altra sezione. Quanto poi all'idea che, sequestrando una parte del carcere, i detenuti possano andare altrove e star meglio, bisogna capire che si ledono, se le hanno, relazioni col territorio o percorsi. E poi vanno a comprimere altre realtà. 

 

C'è un rischio simile per altri istituti?  

Questo non lo posso dire perché riguarda iniziative delle procure della Repubblica. Quando noi abbiamo presenti queste situazioni ovviamente facciamo le nostre raccomandazioni.  

 

Qual è il panorama della rieducazione e formazione lavorativa per il reinserimento dei detenuti?  

Mi risulta che erano stati banditi i concorsi per completare la pianta organica degli educatori - dal 2010 funzionario giuridico-pedagogico - e questo serve a permettere un'analisi della personalità e lo sviluppo dei programmi. Il resto dipende molto dall' interazione con la società civile, che è quella dove poi le persone torneranno. Nelle singole strutture esistono molte iniziative, è da vedersi quanta parte della popolazione detenuta in esecuzione pena può essere interessata. Probabilmente il punto più delicato - ma dipende anche dalla infrastruttura penitenziaria che è una struttura di sicurezza - è la possibilità di lavoro che non sia soltanto il lavoro alle dipendenze dell'amministrazione. Questo dipende moltissimo dalla società che c'è fuori: in Lombardia e in Veneto si trovano offerte, in altre regioni se ne trovano molte di meno.  

 

E' un discorso culturale?  

Culturale ma che risponde anche al tessuto socio-economico.  

 

Qual è la situazione degli Istituti per i minorenni (Ipm) anche alla luce dell’incremento della popolazione dei minori -specie stranieri -detenuta?  

C'è un mutamento dei comportamenti di questi giovani, soprattutto adolescenti ormai preoccupanti anche al di sotto dell'età della imputabilità. Comportamenti molto violenti, al punto che in alcuni casi è stato sollecitato da parte delle stesse procure minorili il trattenimento per queste persone non essendo idonee alle strutture comunitarie generali. C'è poi il problema di quale modello educativo si offre, ma questo è un problema di tutta la società. Il mio pensiero è che in generale, da molti decenni, l'idea della formazione dei minori, dei giovani, non è ancorata al principio di responsabilità individuale e si è pertanto restii a trattare un comportamento negativo come deve essere trattato.  

 

Ciò cosa comporta?  

Anche obblighi basilari di un minore negli istituti penali minorili vengano tranquillamente omessi senza che lui ne senta nessuna conseguenza. Questo è un elemento che lo conferma in una scelta di non adeguamento all'ordinamento. La verità è che non abbiamo mai avuto una statistica realistica su quante delle persone che vanno in esecuzione penale minorile, con questi canoni finora utilizzati, si siano poi allontanati dal mondo del crimine. 

 

E perché mancano questi dati?  

C'è la riservatezza dei dati sui minori e probabilmente anche perchè non c'è il desiderio di mostrare che quello che passa per un modello ottimo abbia anch'esso le sue falle. Con tutto ciò bisogna comunque ricordare che, come deve essere, nel nostro sistema è estremamente minoritario il ricorso alla detenzione: al 28 giugno c'erano 581 detenuti negli Ipm, nelle comunità 1.154 e se si guardano i minori seguiti dalla giustizia minorile - con misure che si vivono sul territorio anche congiuntamente all'ente locale - erano 16.614.  

 

Cosa ne pensa delle notizie, che si susseguono frequentemente, di ritrovamento e sequestri di droga e cellulari entrati in carcere?  

Questo costituisce oggetto di procedimento penale e testimonia una da un lato una continua attività di vigilanza da parte del personale del corpo di polizia penitenziaria e dall'altro le difficoltà di filtrare attraverso tutte le porosità che il nostro sistema penitenziario ha e che non può non avere perché è un sistema aperto alla società. Il fenomeno va ovviamente controllato e represso come tutte le violazioni di legge. 

 

Ci sono state diverse polemiche sulla relazione del Garante al parlamento per il ritardo con cui e’ stata pubblicata e per l’assenza di dati aggiornati. C'è chi ha denunciato poca trasparenza rispetto ai rapporti sulle visite effettuate. Come replica a queste critiche?  

Le vicende di questo organo che hanno portato a elaborare la relazione al Parlamento più tardi nel 2024 e a presentarla solo qualche mese fa, sono conosciute. La Relazione, riferita al 2024 è stata integrata dai dati del 2025 e si collega alla più ampia e costante azione di reporting svolta dal Gnpl al termine di ognuna delle attività di sua pertinenza e inviata riservatamente alle amministrazioni competenti. Un tema diverso è la questione sul rapporto fra le visite effettuate e la pubblicazione dei rapporti: noi abbiamo fatto una ricognizione dalla fondazione di quest'organo in poi, facendo notare che in realtà questa prassi c'è sempre stata. Abbiamo molte visite negli istituti che poi non si concludevano con nessuna raccomandazione, nulla da pubblicarsi. Va pure detto che alcune delle visite si concludono con interventi individuali che ovviamente non hanno ragione di essere pubblicati per la stessa riservatezza della questione. Comunque possiamo sperare che vi sia una più rapida emanazione della raccomandazione: il lavoro interno che occorre fare per arrivare a una relazione, a una raccomandazione ben gestita e alla sua pubblicazione non è poco e le risorse qui presenti sono piuttosto poche. 

 

Sono aumentate le competenze del garante anche rispetto al tema immigrazione e ai rimpatri forzati.  

Il Garante è incaricato del monitoraggio dei rimpatri forzati e per questo già da alcuni anni ha seguito una serie di progetti 'Fami', con l'ultimo 'Rimpatri forzati e tutela dei diritti', ha curato la formazione di un numero piuttosto elevato di monitor esterni che possono accompagnare i voli aumentando la potenza di monitoraggio al fine di prevenire e verificare che queste operazioni si svolgano nel rispetto dei diritti fondamentali delle persone espatriate. Questo è il nostro compito, l'organo sta cercando di coprire la totalità dei voli e devo dire che sotto questo profilo il ministero dell'Interno è particolarmente interessato alla nostra presenza, della quale anzi ci è assai grato. (di Sara Di Sciullo) 

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