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BANDIERA BIANCA •
Il paradosso della premier islandese che sciopera insieme alle altre donne
Katrín Jakobsdóttir si unisce alla protesta contro il gender pay gap e la violenza sessuale in Islanda. Ma se protesta anche chi governa il paese qualcosa non torna
24 OTT 23

Foto LaPresse
Contro chi protesta, di preciso, la prima ministra islandese che oggi parteciperà a uno sciopero? Leggo che Katrín Jakobsdóttir si asterrà dal lavoro per unirsi alla protesta contro il gender pay gap e la violenza sessuale in Islanda. Nobilissimi intenti ma, se protesta anche chi governa il paese, può voler dire solo due cose. O la Jakobsdóttir in quanto individuo non è in grado di mettere in atto le stesse politiche in cui crede, allo scopo di debellare tanto il gender pay gap quanto le violenze sessuali; oppure gender pay gap e violenze sessuali sono fenomeni contro cui perfino chi detiene il potere esecutivo non può nulla, salvo partecipare a una manifestazione simbolica. Nel primo caso vuol dire che, partecipando allo sciopero, la Jakobsdóttir protesta contro sé stessa, ritenendosi inadeguata e chissà, magari chiedendo anche le proprie dimissioni; nel secondo caso, significa che non ha senso tutta la campagna destinata a dare alle donne maggiore potere politico allo scopo di migliorare la loro condizione. In entrambi i casi, se ne deduce che la Jakobsdóttir potrebbe tranquillamente astenersi dal lavoro non solo oggi ma anche domani, fino a fine settimana, tutto il mese, per sempre.