editoriali
Derive eutanasiche
Sánchez guarda i sondaggi e fa della Spagna il nuovo regno della dolce morte
11 DIC 20

(foto Unsplash)
Ieri la commissione Giustizia del Parlamento spagnolo ha discusso per l’ultima volta degli emendamenti proposti alla legge per l’eutanasia e l’aiuto a morire: sono stati respinti quelli presentati dal Partido popular e da Vox (una formazione nazionalista) che puntavano a sostituire l’eutanasia con l’uso dei trattamenti palliativi, compresa la sedazione profonda, quindi la sostanza della legge resterà invariata e la settimana prossima dovrebbe ottenere l’approvazione definitiva. La legge in discussione è particolarmente permissiva, consente l’eutanasia a chi la chieda (attraverso testamento biologico se non è in grado di farlo di persona) anche se la malattia di cui soffre non è incurabile, basta che ritenga insopportabile la sofferenza psicologica che ne deriva. Eutanasia e suicidio assistito si potranno praticare nelle strutture sanitarie pubbliche o private e nel proprio domicilio, sempre alla presenza di un medico. I sanitari possono esercitare l’obiezione di coscienza, ma la struttura pubblica deve fornire il personale necessario su richiesta dell’interessato o del delegato nominato nel testamento biologico. Lo stesso principio vale per il suicidio assistito, che sarà consentito solo in Spagna fra tutti i paesi dell’Unione europea, visto che nemmeno i paesi del Benelux, che hanno una legislazione che consente l’eutanasia, ammettono il suicidio assistito, che è legale solo in Svizzera e fuori dell’Europa, in Canada e nello stato australiano di Victoria.
La Spagna, che consentirà il suicidio assistito e l’eutanasia anche a stranieri che chiedano la residenza, diventerà un centro internazionale della cosiddetta dolce morte. Sono state numerose le dichiarazioni contrarie a questa legge da parte dei comitati etici e ovviamente della Chiesa spagnola, ma questa volta il terzo tentativo del Partito socialista e dei suoi alleati di portare a termine l’iter legislativo avrà successo. D’altra parte i sondaggi dicono che tre quarti della popolazione sono favorevoli alla legge, il che significa che i difensori dell’intangibilità della vita hanno svolto la loro opposizione all’eutanasia nelle istituzioni ma non hanno esercitato un’influenza rilevante sull’opinione pubblica. E questo è il risultato.