Dov'è finito il voto cattolico
Dall’immigrazione al lavoro, l’orientamento della chiesa per le elezioni è stato tradito dai fedeli. E’ possibile recuperare il terreno perso? Girotondo fogliante
14 MAR 18

Papa Francesco (foto LaPresse)
Ricostruire la speranza, ricucire il paese e pacificare la società. Erano queste le tre direttrici che il Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana aveva tracciato nell’ultima riunione prima delle elezioni politiche dello scorso 4 marzo. Un trionfo delle formazioni estreme e populiste rappresentava l’opzione meno gradita, seppure i vescovi non avessero dato alcuna indicazione ufficiale. Il voto, espresso nell’urna, ha poi certificato un netto scollamento tra la linea della chiesa su questioni di primaria rilevanza quali l’immigrazione e il lavoro – accoglienza e rifiuto del reddito di cittadinanza sono punti fermi per la Cei – e le scelte dell’elettorato cattolico, che in misura non irrilevante ha premiato proprio le ali estreme, il Movimento 5 stelle da una parte e la Lega dall’altra.
Il Foglio ha chiesto a varie personalità il motivo di questa distanza che appare sempre più profonda e se sia davvero realizzabile quella “terza via” tra il collateralismo e il rischio di irrilevanza di cui ha parlato la scorsa settimana l’arcivescovo Bruno Forte in un’intervista al Corriere della Sera.
Sergio Belardinelli, ordinario di Sociologia dei processi Culturali e comunicativi, Università di Bologna
La rilevanza politica della chiesa non si ricostruisce a tavolino
Daniele Menozzi, ordinario di Storia contemporanea alla Scuola Normale Superiore di Pisa
Luca Diotallevi, ordinario di Sociologia, Università di Roma Tre
Terra, tetto e lavoro: la chiesa di Francesco e il rischio grillesco
Massimo Introvigne, sociologo, direttore del Cesnur (Centro studi sulle nuove religioni)
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Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.


