Francesco, l'ultimo atto

L'omelia "biografica" del cardinale Re, che ricorda gli atti principali del pontificato e il ruolo geopolitico di Francesco. Le decine di lingue parlate in piazza, tra pellegrini venuti per varcare la Porta Santa e giovani che speravano nella canonizzazione di Carlo Acutis
26 APR 25
Immagine di Francesco, l'ultimo atto
Roma. Sotto un sole tardo primaverile, almeno 250 mila persone si sono ritrovate sul sagrato di piazza San Pietro e nelle strade adiacenti per dare l'ultimo addio a Papa Francesco. C'era davvero il mondo racchiuso in quella piazza. Fin dalle prime ore del mattino, quando l'alba iniziava a mostrarsi, si potevano sentire parlare gli idiomi più disparati, dal francese dei gruppi di anziani giunti a Roma per il pellegrinaggio giubilare allo spagnolo dei messicani, devoti e orgogliosamente pronti a sventolare la propria bandiera nazionale. E poi tanti giovani, tantissimi: erano arrivati nella capitale per festeggiare la canonizzazione del “loro” Carlo Acutis, e sulle magliette che indossano si vede il volto del beato e la data della proclamazione alla santità, il 27 aprile. Invece, si sono ritrovati in piazza a pregare per il Papa morto. E' stata una messa di popolo, universale e quindi cattolica. C'erano sì le periferie, care a Francesco e a una certa retorica che ha trasformato un concetto quasi teologico in slogan da appiccicare qua e là quando serve o quando non si sa cosa dire, ma c'era anche il cuore della vecchia Chiesa occidentale, quella devota a Lourdes e Fatima. Accanto all'altare, da una parte i cardinali e i vescovi, dall'altra i potenti del mondo, quelli che spesso hanno ignorato – come sempre accade in tutte le epoche – i moniti papali e che poi si sono ritrovati a piangere, commossi, il Pontefice. Qualcuno la definirebbe ipocrisia, altri più prosaicamente ragion di stato.
Il cardinale decano, Giovanni Battista Re, in un'omelia più biografica che spirituale (non è una colpa, trattasi di scelte e di stili), ha condensato la vita e le opere di Francesco, partendo dalle sue intuizioni, dal suo retaggio argentino e nella Compagnia di Gesù e sottolineando alcuni punti programmatici dai quali – era il senso implicito di quanto detto da Re – non si potrà tornare indietro. Non è un caso che si sia levato un applauso quando è stato ricordato che la Chiesa è un ospedale da campo aperto a tutti. Quindi, l'impegno politico internazionale, per gli ultimi e le periferie più periferie della Terra, compreso il ricordo della “celebrazione di una Messa al confine tra il Messico e gli Stati Uniti”. E poi il viaggio in Iraq del 2021, indubbiamente il più significativo, tra i tanti compiuti, “sfidando ogni rischio”. “Quella difficile visita apostolica – ha detto il decano – è stata un balsamo sulle ferite aperte della popolazione irachena, che tanto aveva sofferto per l’opera disumana dell’Isis”. La piazza gremita di popoli è la testimonianza più vera del fatto che Francesco è stato prima di tutto un evangelizzatore: “Il primato dell’evangelizzazione è stato la guida del suo Pontificato, diffondendo, con una chiara impronta missionaria, la gioia del Vangelo, che è stata il titolo della sua prima Esortazione Apostolica Evangelii gaudium. Una gioia che colma di fiducia e speranza il cuore di tutti coloro che si affidano a Dio”.
E' stata una celebrazione affollata ma composta, quasi “normale”: pochi gli striscioni e poche le bandiere. Poca anche l'emozione, come se i fedeli avessero già metabolizzato lo shock della morte di Francesco. Nulla a che vedere con quanto visto in quella stessa piazza vent'anni fa, con i milioni di cattolici che intonavano cori al “Santo Subito” Giovanni Paolo II, per la gran parte dei presenti il primo e fin lì unico Papa della propria esistenza. Un segno di fede più matura? Chissà, lo dirà il tempo. Finita la messa, il feretro è partito alla volta di Santa Maria Maggiore, per la tumulazione nella basilica così cara a Jorge Mario Bergoglio: ironia della sorte, il suo ultimo viaggio è stato assai poco sobrio, su un'auto scoperta (e un po' kitsch) che percorreva sei chilometri di strade romane tra ali di folla. Ricordava, mutati i tempi, il viaggio che la salma di Pio XII fece da Castel Gandolfo a Roma. Guai a fare paragoni, però: la narrazione dominante di questi giorni ne verrebbe intaccata.