Cronaca
il processo •
Ilaria Salis resta in cella: no ai domiciliari. A Budapest diversi parlamentari dell'opposizione
Nuova udienza del processo per l'attivista accusata di avere aggredito tre militanti di estrema destra. L'avvocato: "Minacciati da estremisti fuori dal tribunale". Sulle indiscrezioni di una candidatura con i dem Tajani commenta: "Lo scontro politico non favorisce la signora"
28 MAR 24
Ilaria Salis torna in aula a Budapest, dove è detenuta da 13 mesi con l'accusa di avere aggredito tre militanti di estrema destra, e come nell'udienza del 29 gennaio è accompagnata da un'agente che la guida con una catena, manette ai polsi, ceppi e catene alle caviglie. Ad assistere al processo c'è una delegazione di parlamentari italiani oltre che un gruppo di legali e amici della donna.
I giudici hanno deciso che Salis resterà in cella: il tribunale di Budapest ha respinto la richiesta di passare ai domiciliari in Ungheria, presentata dai legali della trentanovenne.
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“Uno schiaffo irricevibile ai diritti di una persona detenuta, di una nostra connazionale. Ci aspettiamo che il governo di Giorgia Meloni reagisca, subito", è il commento della segretaria del Pd Elly Schlein, che secondo alcune indiscrezioni riportate da Repubblica questa mattina e non smentite starebbe ragionando insieme a un gruppo di fedelissimi su una possibile candidatura di Salis alle europee. "Eviterei di politicizzare il caso", ha commentato a tal proposito il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, stamattina. "La pressione politica rischia di provocare una reazione" e "lo scontro politico non favorisce la signora Salis. Mi preoccupa la cittadina, non se la vogliono candidare o per chi vota", ha aggiunto il vicepremier.
In tribunale a Budapest sono presenti diversi parlamentari dell'opposizione. "Ilaria Salis non potrebbe far male a una mosca né fuggire in nessun modo da quest’aula di tribunale a Budapest: noi stessi ci muoviamo a stento, data la folla che è assiepata qui dentro", racconta su Twitter il deputato di Italia Viva Ivan Scalfarotto postando alcune foto che mostrano l'insegnante milanese legata alle mani e ai piedi. "Se l’imputata è attaccata a un guinzaglio è solo per esercitare una vessazione, per imporre su di lei un potere coercitivo in una modalità non necessaria e ridondante. Questo è tutto il contrario dello Stato di diritto e nella nostra Unione Europea nulla di tutto questo dovrebbe mai verificarsi", aggiunge.
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L'avvocato Eugenio Losco ha denunciato che arrivando in tribunale sarebbe stato indimidito da cinque o sei persone. "Ci aspettavano e ci hanno insultato e minacciato in ungherese," ha detto l'avvocato all'Ansa. "Ci hanno fatto delle riprese con i telefonini, ci hanno ripreso e il nostro traduttore ci ha detto che ci stavano minacciando", ha proseguito Losco. Losco era insieme a una quindicina di persone italiane, tra cui il fumettista Zerocalcare, oltre a esponenti di Giuristi democratici. Erano neonazisti, gli chiede un cronista: "Fisicamente l'appartenenza potrebbe essere quella", ha risposto l'avvocato.
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