Fumetti in streaming

Ecco “Starker” , nuovo esperimento della casa editrice Shockdom. Il mondo del disegno guarda al futuro
Immagine di Fumetti in streaming

Foto tratta dagli studi dei personaggi di Starker

Roma. La prima volta che Lucio Staiano, responsabile e fondatore della casa editrice Shockdom, ha avuto l’idea di aprire una piattaforma streaming per fumetti è stata circa 4 anni fa. “Ed è una storia molto travagliata”, racconta. “Prima di trovare i partner e i collaboratori giusti c’è voluto molto tempo; in particolare, c’è voluto tempo per sviluppare la app. L’abbiamo lanciata l’anno scorso, al Romics e poi a Lucca Comics and Games. Ma allora era una app rivolta a un certo tipo di pubblico, con un certo tipo di device. L’abbiamo aggiustata, adesso, e funziona molto meglio; presto entreremo nell’App store”.
La piattaforma di Shockdom si chiama Yep!, l’abbonamento annuale, per adesso, costa 18 euro e ospita alcuni fumetti già editi. Ma la cosa più interessante, arrivata proprio in questi giorni, è “Starker”, fumetto scritto da Tito Faraci, firma storica della nona arte italiana e curatore della collana Feltrinelli Comics, e disegnato da Alberto “Albo” Turturici. Poco più di settanta pagine a colori e una storia che è estrema, piena di violenza, politicamente scorretta. “E’ come se un cartone animato avesse incontrato ‘Pulp Fiction’ di Quentin Tarantino”, spiega Faraci.
“All’inizio Lucio mi aveva contattato dicendomi di quest’idea – continua Faraci – : un fumetto pensato per lo streaming, scritto da me. Avrei avuto tutta la libertà che volevo. Poi gli ho detto: e se i protagonisti, anziché esseri umani, fossero animali?”. L’effetto finale è piuttosto particolare. “Starker” non è un fumetto disneyano, ma non è nemmeno – come tiene a precisare Faraci – un fumetto à la “Blacksad”. Lo stile di Albo ricorda Topolino, ma alla lontana, leggermente, pizzicando l’inconscio del lettore.
“E poi il protagonista è brutto”, dice Faraci. “Brutto, non particolarmente affascinante, e stronzo”. “Per lanciare fumetti per lo streaming”, spiega Staiano, “abbiamo dovuto ridisegnare la tavola”. “Adesso”, per Faraci, “ci sono tre strisce, una cosa che solitamente si evita”. E tutto è stato fatto pensando a una cosa sola: al modo, e quindi alla forma, in cui “Starker” sarebbe stato letto. “Ho immaginato di capovolgere il mio smartphone, e sono partito da lì”, confessa Faraci.
Per Yep!, Staiano e la Shockdom hanno già avvicinato altri editori che si sono detti molto interessati. L’obiettivo resta sempre quello di guardare avanti, spiega il fondatore della casa editrice: “Non solo dal punto di vista tecnologico: quest’anno, al Comicon di Napoli, abbiamo presentato fumetti in realtà aumentata. Ma anche per quanto riguarda il talento e le novità. In futuro il lettore potrà scegliere di leggere e possedere un fumetto, e quindi di comprare una copia fisica; oppure abbonarsi a un servizio streaming e leggerlo online”.
Yep!, dice Staiano, non è l’unico caso al mondo: ce ne sono altri, ben più grossi e importanti, e molto probabilmente anche qui in Italia, nei prossimi anni, arriveranno “gli Amazon o Netflix del fumetto. E’ solo questione di tempo”. Con le piattaforme streaming, i costi di produzione verranno abbattuti: “La distribuzione, per esempio, costerà molto di meno. E a guadagnarci saranno tutti. Anche gli autori. Questo però non significa che si perderanno posti di lavoro; significa solo che cambieranno, e che ci saranno nuove specializzazioni”.
“Starker”, a modo suo, è un esperimento. “Ed è stato bellissimo, finalmente, non avere alcun tipo di limite e di barriera – dice Faraci – E’ stato come scrivere un romanzo di narrativa. Colleghi anche affermati del fumetto popolare hanno capito quello che avevo fatto, cancellando il solito spiegone e ribaltando ogni regola. Si vede che c’è voglia di raccontare cose diverse”. E lo streaming, in questo senso, può rappresentare una nuova frontiera, una zona grigia entro cui muoversi. “E poi – aggiunge Staiano – con lo streaming possiamo portare il nostro fumetto all’estero, essere immediatamente competitivi”. Eccolo il futuro, quindi: a portata di click.
Nella versione cartacea di questo articolo Tito Faraci è stato definito erroneamente "disegnatore". Nella versione online l'errore è stato corretto.