L'Ue ha le armi come unico deterrente verso Mosca, dice Mattarella

Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi
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L'Ue ha le armi, le capacità militari, come unico deterrente verso Mosca. Lo dice con chiarezza machiavellica il presidente Sergio Mattarella e mette fine alle pericolose, infide, iniziative di pacificazione e di amicizia, alle pratiche di mare, alle missioni simpatia, alle felpe, agli Hotel Metropol. Serve, prima di tutto, la deterrenza militare, poi si parlerà del resto. E l’Ue, restando saldamente nell’alleanza atlantica, deve darsi adeguate capacità militari, mettendo in comune tutto ciò che può essere utile.

Le tre "cose" principali

Fatto #1
Carlos Tavares, Ceo di Stellantis, un po’ in difesa, bersagliato com’è da critiche e proteste in Italia (tra una settimana lo sciopero di Cgil, Cisl e Uil del settore auto è contro di lui), e un po’ in attacco, come quando ricorda ai parlamentari che l’agenda della transizione l’hanno imposta loro. Va nella fossa dei leoni, affronta i politici italiani in Parlamento sapendo che c’è una quota di populismo ancora circolante ma che ci sono anche obiezioni specifiche, puntuali, informate, come quelle che riguardano gli stabilimenti abruzzesi e molisani e i rinvii infiniti dell’investimento nella grande fabbrica di batterie promessa a Termoli. Prova a replicare parlando di qualità e di prodotti validi e ha una carta forte quando ricorda che in Italia i costi di produzione sono molto più alti anche rispetto alla Spagna. “Non riesco a capire perché”, aggiunge, lasciando i parlamentari, almeno in questo caso, un po’ interdetti. Ma parla anche da manager uscente, sembra interessato a difendere il suo orgoglio personale e non la credibilità di un piano industriale. Comunque la transizione voluta dalla politica non regge sul mercato. E Tavares ne approfitta per chiedere, con qualche fondamento, un po’ di sussidi alla motorizzazione elettrica
Fatto #2
Meglio andare via dall’inutile interposizione in Libano, dove Unifil non ha voce in capitolo verso le forze offensive locali e diventa solo un possibile pseudo-ostaggio. Unifil, poi, non può che protestare, constatando implicitamente (ma questo lo diciamo noi a cena) che sarebbe meglio interrompere la missione.

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