Le preoccupazioni del governo sul Ponte sullo stretto

Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi
31 OTT 25
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Foto LaPresse

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Un po' di pasticcio e un po' di scelta tattica (di breve respiro) per la campagna referendaria sulla giustizia. Il governo poteva provare a correggere alcuni aspetti della delibera e di altri provvedimenti che riguardano il Ponte sullo Stretto, ma non lo ha fatto. Mentre il parere negativo espresso ieri formalmente dalla Corte dei Conti è sembrato un buon bersaglio polemico per sostenere la necessità di riformare la giustizia. A caldo lo hanno detto esplicitamente Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Matteo Salvini. Il giorno dopo le cose sembrano un po' riaggiustarsi. Il governo chiarisce che il giudizio della Corte non ferma il progetto ma obbliga solo a rinnovarne le motivazioni. L'occasione può essere buona anche per qualche correzione.

Le tre "cose" principali

Fatto #1

Le dichiarazioni di voto sulla giustizia. Il Pd sul referendum vuole giocarsi tutta la posta.

Fatto #2

Da un po' di giorni (il Foglio lo ha notato) Putin sta facendo circolare notizie false su vittoriosi progressi sul campo e notizie esagerate su armi sempre più efficienti. Sono operazioni di propaganda molto sospette e forse segnalano debolezze inconfessabili, anche grazie a effetti molto rilevanti di sanzioni e attacchi mirati alle infrastrutture energetiche.

Fatto #3

Sguardi affettuosi tra Trump e Xi. Benissimo l'accordo tra i due ma forse l'Ue dovrebbe ricordare che anche qui servono i materiali strategici di origine cinese. C'era anche questo problemino tra Cina e Paesi Bassi. Tutt'altra aria con Trump.

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