
Rex Tillerson, neo nominato da Donald Trump al dipartimento di stato, è molto criticato per i suoi rapporti con la Russia. “Essere un amico di Vladimir Putin non è un attributo che sto cercando nel prossimo segretario di stato”, ha scritto su Twitter Marco Rubio, mentre per John McCain “quando si riceve un premio di amicizia da un macellaio, è un tema che credo debba essere esaminato, anche se ciò non significa che dobbiamo dare su Tillerson un giudizio preventivo”. Se però Exxon, di cui Tillerson è amministratore delegato, ha fatto molti affari con Rosneft, c’è un dettaglio nel suo curriculum che dà un segnale contrario, almeno per quel che riguarda la liaison con i dittatori. Si tratta di una vicenda accaduta un decennio fa, in Venezuela c’era ancora Hugo Chávez, che si era messo a nazionalizzare anche gli asset petroliferi, minacciando una ventina di imprese straniere presenti nel paese.
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La maggior parte abbozzò, pur di limitare i danni. Exxon invece portò la Repubblica Bolivariana di fronte all’Icsid, il Centro internazionale per il regolamento delle controversie relative a investimenti della Banca mondiale. E il tribunale arbitrale internazionale condannò il Venezuela a pagare 1,6 miliardi di dollari di indennizzo. Insomma, più che un amico o nemico di autocrati, Tillerson è stato un difensore degli interessi della società che rappresentava: con le buone, quando era possibile; con le cattive, quando diventava necessario. Bisognerà vedere se adesso difenderà gli interessi degli Stati Uniti e dell’occidente con altrettanta puntigliosità, e anche quando non siano esattamente coincidenti con gli interessi della Exxon Mobil.