Il dilemma di Netanyahu

Lieberman fa il cinico e si dimette, il premier israeliano ora deve scegliere
14 NOV 18
Immagine di Il dilemma di Netanyahu

Benjamin Netanyahu (foto LaPresse)

Con le dimissioni del ministro della Difesa Avigdor Lieberman, Israele entra in campagna elettorale: le elezioni sono previste per l’autunno del 2019, ma la possibilità di un voto anticipato è ora molto alta. Lieberman è da tempo in contrasto con il premier, Benjamin Netanyahu, soprattutto per la questione sicurezza e per la crisi di Gaza: laddove il premier cerca un compromesso e un cessate il fuoco (lo ha ottenuto ieri, dopo gli scontri e i missili che vanno avanti da sabato), Lieberman cerca la linea dura, perché ogni tregua è, secondo lui, una resa, la garanzia di una tranquillità temporanea che poi sarà pagata a caro prezzo da Israele.
Non è un caso che Hamas, che controlla la Striscia di Gaza, si sia affrettato a definire le dimissioni di Lieberman come una “vittoria” dei palestinesi che resistono “all’occupazione” israeliana, il falco battuto dai falchi. Per Lieberman dimettersi era pressoché inevitabile: la sua carriera politica si fonda sulla linea dura, il suo partito è piccolo e viaggia attorno alla soglia di sbarramento, per sopravvivere deve essere molto deciso e coerente. La sua è però una scelta cinica, perché mette sotto pressione il governo nel mezzo di una crisi, costringe Netanyahu ad accelerare i tempi elettorali e conferma quanto sia irrisolta la crisi della Striscia di Gaza.
Da un punto di vista pratico, Netanyahu non ha molto da temere: l’opposizione è molto debole a sinistra e a destra è ridotta dal punto di vista numerico. Ma il fatto che l’evento scatenante della crisi di governo sia la situazione a Gaza impone riflessioni e ripensamenti sulla strategia di Israele: il premier, che è considerato all’estero falchissimo, sta cercando di evitare l’escalation militare, affidandosi alla mediazione dell’Egitto e al sostegno finanziario (verso la Striscia) dei paesi del Golfo. Anche la visita straordinaria in Oman testimonia la volontà di Netanyahu di creare una rete regionale per contenere la crisi umanitaria a Gaza – che è enorme – e per rendere un po’ più solide le tregue (oltre che naturalmente costruire alleanze in chiave anti Iran). Ma quella che per Netanyahu appare come una necessità per molti altri è la crisi del modello di deterrenza di Israele.