Addio pilota Halvorsen, che dai cieli di Berlino lanciavi caramelle

La Germania piange la scomparsa del suo colonnello preferito: per primo forzò il blocco sovietico attorno a Berlino ovest, inaugurando il ponte aereo al quale dovette arrendersi lo stesso Josef Stalin
19 FEB 22
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Gail Halvorsen (Ansa)&nbsp;<br />

Né l’Armata Rossa né l’età avanzatissima erano mai riusciti a fermarlo: la sua ultima visita a Berlino risale al 2019 quando aveva già compiuto 98 anni. Poi il Coronavirus si è messo in mezzo rendendo poco pratico l’attraversamento dell’Atlantico. E mercoledì, a 101 anni e mezzo, Gail Halvorsen ha lasciato questo mondo da una clinica dello Utah. Berlino piange la scomparsa del suo pilota d’aviazione preferito, quel colonnello a stelle e strisce che per primo forzò il blocco sovietico attorno a Berlino ovest, inaugurando il ponte aereo al quale dovette arrendersi lo stesso Josef Stalin.
I bimotori Douglas C-47 e i quadrimotori Douglas C-54 che dal giugno del 1948 al maggio dell’anno successivo rifornirono la città senza sosta atterravano a Tempelhof, centralissimo scalo berlinese, attivo fino all’ottobre del 2008. Oggi lo scalo non c’è più: gran parte dell’edificio è stato adibito ora a struttura per l’accoglienza dei profughi, ora a centro vaccinale mentre le piste sono diventate un gigantesco parco pubblico dove a volare sono solo gli aquiloni.
Era un giorno di luglio del 1948 quando il 28enne pilota Halvorsen si avvicinò a dei piccoli berlinesi molto interessati sia all’andirivieni di velivoli carichi di ogni bene sia a qualche pezzetto di cioccolata elargito dai militari americani. Il giovane Gail regalò un po’ di gomma da masticare ai suoi nuovi amici e davanti alla loro gratitudine fu colto da una folgorazione: perché non regalare un po’ di gioia ai bambini berlinesi “bombardandoli” con cioccolata, uvetta e caramelle? Halvorsen mise a punto dei pacchetti-paracadute che preannunciavano il suo atterraggio a Tempelhof. E poiché uva passa in tedesco si dice rosinen, il suo volo e quello di tanti altri piloti (americani, canadesi, britannici francesi, australiani e neozelandesi) divennero i voli dei Rosinenbomber. Il velo stucchevole, quanto verissimo, di una storia a base di piloti americani sorridenti e bambini tedeschi scalzi che corrono dietro ai pacchetti di caramelle in arrivo dal cielo non fa ombra al poderoso sforzo alleato per rompere il blocco attorno a Berlino ovest.
I voli del ponte aereo furono 278 mila e portarono 2,3 milioni di tonnellate di cibo, carbone, medicinali, aiutando anche ad evacuare i malati più gravi. Un’operazione con un alto prezzo di vite umane: i morti del Berliner Luftbrücke furono 101, fra i quali 31 americani e 40 britannici; 17 velivoli statunitensi e otto inglesi precipitarono nelle operazioni. Dalla fine di quel ponte aereo sono passati 73 anni, che Halvorsen ha impiegato coltivando i rapporti di amicizia con la città da lui sfamata. Fra i primi a ricordare il colonnello ultracentenario ci sono due donne: Emily Haber, l’ambasciatrice della Germania negli Stati Uniti: “Riposa in pace, hai ridato la speranza a milioni di persone”, e la sindaca di Berlino Franziska Giffey: “Ci mancherà molto il suo entusiasmo coraggioso, anche alla sua età matura”. Jürgen Lillteicher, il direttore del museo degli Alleati di Zehlendorf – oggi sobborgo residenziale di Berlino ovest, ieri cuore della presenza americana in città – ha affermato che Halvorsen “era un esempio di come i nemici possono diventare amici”.
Fra i tanti piccoli berlinesi che aveva conquistato con i suoi pacchetti dolci, a Mercedes Wild, oggi una signora sull’ottantina, Halvorsen mancherà un po’ di più. La bambina che allora aveva sette anni scrisse al pilota chiedendogli di sganciare i dolciumi ogni volta che avesse visto dal cielo le sue galline bianche. Gail non le vide mai ma fece di meglio: mandò a casa sua una grande confezioni di dolciumi e una lettera per Mercedes, avendo cura per i sessant’anni successivi di andare regolarmente a trovare lei e suo marito ogni qualvolta un impegno ufficiale lo riportava a Berlino. Fra i soprannomi di Halvorsen c’era anche quello di “Uncle Wiggly Wings”, ali traballanti: per non spaventare i bambini berlinesi scioccati dalla guerra, Gail li salutava dal cielo. Un segnale in codice per dire: arrivano le caramelle.