Salvare il grano con il capitalismo

Il pluralismo cerealicolo è un grande alleato contro Putin. Lezioni americane
30 LUG 22
Immagine di Salvare il grano con il capitalismo

Foto Ap

C’è una stagione straordinariamente buona per il grano estivo (seminato in primavera) e i piani degli affamatori mondiali, cioè Vladimir Putin and friends, potrebbero cadere a causa di questa specie di pluralismo cerealicolo, di una coltivazione minoritaria e forse di minore qualità ma mai abbandonata dai produttori del nord degli Stati Uniti e soprattutto del Canada.
Le indicazioni che arrivano dai campi sono molto incoraggianti e il raccolto supererà le attese. La curiosità definitiva ce la leveremo presto, perché le semine primaverili danno spighe pronte in tempi brevi, per alcune varietà addirittura solo 100 giorni e comunque la raccolta non supera l’inizio dell’autunno, anche per lasciare spazio alla semina del grano invernale. Con la raccolta in eccedenza rispetto alle medie, il grano estivo contribuirà a calmierare i prezzi e diventerà un efficace strumento di pronto intervento per sostenere i paesi con necessità vitali di importazione. La qualità, misurata in termini di proteine contenute in quantità fisse, è leggermente inferiore, ma c’è sia il grano tenero sia quello duro.
La lezione è che la varietà della natura assieme all’iniziativa capitalistica e all’uso di tecniche avanzate di coltivazione e di protezione dai parassiti vincono contro la pianificazione della prepotenza e contro l’uso strumentale delle risorse alimentari. La stagione è eccezionale anche malgrado le condizioni climatiche e grazie a semi studiati per produrre piante specialmente resistenti alla siccità e al caldo. Si può notare come anche in questo caso il contenimento della protervia militare russa sia realizzato dagli Stati Uniti in prima linea, come sta avvenendo per le armi e l’insegnamento delle tecniche militari agli ucraini. La capacità produttiva nella difesa assieme alla forte volontà politica sono state decisive per resistere alle prove di carestia programmata, è ancora al Nord America e alla intraprendenza del suo sistema produttivo che bisogna guardare. Per l’Europa, incapace di ragionare in termini strategici e imprigionata con i suoi gasdotti, è una doppia lezione.