Il rischio disinformazione su TikTok, dove spopolano i candidati di destra alle europee
Le aziende di intelligenza artificiale e le piattaforme di social media stanno cercando di limitare le minacce per le elezioni del Parlamento europeo: l'app cinese è la più incline a diffondere disinformazione, anche se "è diventata il laboratorio sperimentale dei leader populisti"
20 MAR 24

Roma. Nell’anno più elettorale di sempre, l’intelligenza artificiale sta aggravando ancora di più la minaccia di disinformazione e contenuti d’odio sui social media. Le aziende che si occupano di IA cercano di regolamentare e ridurre i rischi effettuando sempre più spesso il “red-teaming” dei propri prodotti prima del rilascio, cioè controlli su larga scala per evitare errori e problemi nei nuovi modelli, e modificando alcune controversie emerse negli ultimi mesi. Sora, l’intelligenza artificiale text-to-video di OpenAI in grado di generare video realistici in pochi secondi, è stata presentata lo scorso febbraio, ma non è ancora disponibile al pubblico perché, secondo la rivista tecnologica IEEE Spectrum, l’azienda starebbe sondando il modello per valutare “la sua capacità di riconoscere video falsi, disinformazione, pregiudizi e contenuti di odio”. Il chatbot Gemini, la versione d’intelligenza artificiale di Google simile a ChatGPT, la settimana scorsa ha annunciato la limitazione di alcune domande relative alle elezioni che gli utenti possono porre al sistema, che ora risponde: “Sto ancora imparando a rispondere a questa domanda. Nel frattempo, prova con Ricerca Google”. Anche le piattaforme di social media, su cui vengono veicolati e condivisi contenuti “potenzialmente dannosi”, starebbero, non abbastanza velocemente, correndo ai ripari. Alla fine di febbraio Meta, proprietaria di Facebook e Instagram, ha annunciato una serie di misure volte a “ridurre la disinformazione e limitare la portata delle operazioni di influenza mirate durante le elezioni del Parlamento europeo” dopo aver firmato un “accordo tecnologico” con altre 19 aziende, tra cui OpenAI, X e TikTok, che promette di “sviluppare strumenti per individuare, etichettare e potenzialmente sfatare la disinformazione generata dall’intelligenza artificiale”.
TikTok, la piattaforma cinese che la scorsa settimana il Congresso ha considerato una minaccia a maggioranza, sarebbe uno dei social media più inclini a diffondere disinformazione, secondo gli esperti del settore. Ma è proprio su TikTok che si starebbero concentrando le campagne elettorali dei politici, per le elezioni europee di giugno e non solo, soprattutto degli esponenti di estrema destra: partendo dal leader del Rassemblement national, Jordan Bardella, con più di un milione di follower, Politico Europe ha cercato tutti i 705 eurodeputati su TikTok tra il 15 febbraio e l’8 marzo e ha trovato 186 account attivi, con un quarto dei parlamentari provenienti dai gruppi di destra e di estrema destra del Parlamento europeo.
TikTok ha 142 milioni di utenti europei ed è diventato il campo di battaglia chiave per la generazione più giovane di elettori: “Scommettendo sulla propria capacità di superare in astuzia l’algoritmo, l’estrema destra sta adattando il suo messaggio politico per corteggiare la generazione TikTok. In tutta Europa la piattaforma è diventata il laboratorio sperimentale dei leader populisti, condividendo apparizioni televisive roboanti e discorsi infuocati incorniciati da sfondi ed emoji luminosi mentre attaccano i migranti, l’islam e il cambiamento climatico”, scrive Politico. Tra questi ci sono anche europarlamentari italiani della Lega: Silvia Sardone, Isabella Tovaglieri e Susanna Ceccardi. La maggior parte dei loro contenuti riguarda il pericolo islam: “Ci odiano in nome di Allah”, dice in un video Sardone. Il social di proprietà cinese ha detto che intensificherà la sua lotta contro le fake news e le operazioni di influenza nel periodo precedente alle elezioni europee, ma il problema alla base sarebbe proprio nel suo algoritmo di raccomandazione particolarmente adatto a diffondere disinformazione. Inoltre il pubblico più giovane dell’app ha maggiori probabilità di credere alla disinformazione e alle narrazioni raccomandate sempre dall’algoritmo.
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Nata a Roma, all'università tra le tante lingue e civiltà orientali ho scelto il cinese. Grazie a un progetto di doppio titolo ho studiato un anno a Pechino, rapita dal romanticismo delle poesie Tang. Negli anni ho sviluppato un talento particolare per le passioni più costose, collezionando corsi: fotografia, ceramica, poi giornalismo. Dal 2021 lavoro al Foglio, nella redazione (umana) degli Esteri e in quella virtuale del Foglio AI.
