Teheran ha rilasciato Toomaj Salehi, il rapper dissidente che aveva condannato a morte
Dopo aver passato 753 giorni in isolamento, dopo le torture e le vessazioni, il cantante è stato scarcerato. Era nel braccio della morte per il crimine di "corruzione sulla terra", negli anni le sue canzoni sono diventate la voce delle proteste "donna, vita, libertà"
2 DIC 24

Le canzoni di Toomaj Salehi, il rapper condannato a morte dagli ayatollah
Era stato arrestato nell’ottobre 2022 per aver partecipato alle proteste “donna, vita, libertà” scoppiate in tutto il paese dopo la morte di Mahsa Amini: aveva invitato gli iraniani a protestare contro il governo, aveva pubblicato alcuni video che lo ritraevano insieme ai dimostranti per strada e aveva trasformato la protesta in musica. Le sue canzoni sono ancora oggi un simbolo del dissenso degli iraniani e molte strofe sono diventate negli anni la voce delle manifestazioni: "Il crimine di qualcuno è stato ballare con i capelli al vento, il crimine di qualcuno è stato essere coraggioso e schietto. Arriverà il giorno in cui vi attaccherete a vicenda", recita una strofa della canzone "Faal", Destino. Il Foglio ha tradotto alcune delle sue canzoni più famose qui.
Le canzoni di Toomaj Salehi, il rapper condannato a morte dagli ayatollah
Già l'anno scorso era stato rilasciato pubblicando un video sui social media in cui descriveva come era stato torturato e tenuto in isolamento. Poco dopo è stato arrestato di nuovo con l'accusa di aver diffuso disinformazione. "Il regime ha cercato di mettere a tacere Toomaj con una condanna a morte, lo ha torturato a morte per spezzargli lo spirito e ora, dopo tanto dolore e ingiustizia, lo hanno rilasciato", ha dichiarato oggi il cugino Arezou Eghbali Babadi: "Toomaj non avrebbe mai dovuto essere in prigione". Anche la cugina del rapper, Shabnam Khosravi, aveva lanciato un appello al Foglio: è lei che con una rete di avvocati ha fatto petizioni, reclami all’Onu, appelli agli artisti per chiedere di usare anche la loro voce e impedire la condanna a morte del rapper.
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Nata a Roma, all'università tra le tante lingue e civiltà orientali ho scelto il cinese. Grazie a un progetto di doppio titolo ho studiato un anno a Pechino, rapita dal romanticismo delle poesie Tang. Negli anni ho sviluppato un talento particolare per le passioni più costose, collezionando corsi: fotografia, ceramica, poi giornalismo. Dal 2021 lavoro al Foglio, nella redazione (umana) degli Esteri e in quella virtuale del Foglio AI.





