Sally Rooney, la scrittrice con la kefiah

Palestine Action è stato dichiarato illegale come organizzazione terroristica a luglio. Ma alla romanziera irlandese non importa. Odiare Israele è di gran moda nei circoli che contano
21 AGO 25
Immagine di Sally Rooney, la scrittrice con la kefiah

Sally Rooney (Foto Getty)

La proscrizione di Palestine Action da parte del governo britannico come organizzazione terroristica è stata un duro colpo per tanti impostori con la kefiah. Ma la romanziera irlandese Sally Rooney, che vende più di quanto pensi, ha fatto sapere che continuerà a sostenere e a finanziare Palestine Action. Il gruppo è stato dichiarato illegale come organizzazione terroristica a luglio. Ma a Sally non importa: “Li sosterrò comunque”, dice, e “se questo mi rende una ‘sostenitrice del terrorismo’ secondo la legge britannica, così sia”. Rooney è una di quelle odiatrice di Israele così dedite alla causa da averne fatto il suo argomento di maggior interesse, una crociata personale a un livello pari solo a quello dell’altrettanto pallida fanatica Greta Thunberg. Nel 2021, Rooney si è rifiutata di permettere all’editore israeliano Modin di acquistare e tradurre in ebraico il suo libro “Beautiful World, Where Are You?”. Ecco ora una ricca romanziera, la beniamina dell’establishment letterario, che si traveste da moderna rivoluzionaria e annuncia di voler finanziare un gruppo classificato come terroristico per le sue azioni violente (a luglio ha fatto irruzione nella base della RAF di Brize Norton e causato milioni di sterline di danni, commettendo sabotaggi e rappresentando una minaccia per la sicurezza nazionale). Ma la parte più divertente è quando Rooney dice che intende finanziare Palestine Action usando i “compensi residui” che riceve dalla Bbc per i suoi “due ottimi adattamenti televisivi” dei suoi romanzi. In breve: pensa di farla pagare alla Bbc, beatamente ignara che la tv inglese sia piena di odiatori di Israele come lei. Ora, per quanto odioso, il sostegno di Rooney a un gruppo di violenti è in perfetta sintonia con le chiacchiere antisemite dell’establishment culturale occidentale. Odiare Israele è di gran moda nei circoli che contano.