Tulsi Gabbard si dimette dall’Intelligence americana. Fuori un'altra

La direttrice dell'agenzia ha lasciato il suo incarico sostenendo di farlo a causa della malattia del marito. Ma anche su di lei si diceva che fosse prossima al licenziamento. E mentre si allunga l’elenco dei fuoriusciti c’è chi sottolinea che il repulisti riguarda principalmente le donne

22 MAG 26
Immagine di Tulsi Gabbard si dimette dall’Intelligence americana. Fuori un'altra

Foto LaPresse

Tulsi Gabbard, direttrice dell’Intelligence nazionale americana, si è dimessa oggi, citando la malattia di suo marito come motivazione, ma come tutti gli esponenti dell’Amministrazione Trump – dove si sale e si scende in modo vorticoso e capriccioso – anche su di lei si diceva da tempo che fosse prossima al licenziamento. In realtà la storia di Gabbard è preziosa per il trumpismo, perché si tratta di una convertita: ex democratica, ex candidata alle primarie del 2020, veterana dell’Iraq, critica dell’interventismo americano, è diventata poi uno degli idoli della base Maga.
Trump l’aveva scelta per guidare la National Intelligence, che coordina le diciotto agenzie di spionaggio americane, e fin da subito era stata considerata una nomina controversa: Gabbard era una sostenitrice del regime siriano di Assad e non è mai stata critica nei confronti della Russia di Vladimir Putin. Da tempo però, pur guidando un’agenzia così importante, era stata marginalizzata: ci sono siti americani che tengono il conto delle sue presenze nelle riunioni in cui si sono prese decisioni importanti, come il blitz in Venezuela e la guerra contro l’Iran, e praticamente Gabbard non c’era mai. Che cosa abbia determinato questa sua marginalizzazione non è chiaro, molti ricordano i suoi commenti sulle uccisioni degli agenti dell’Ice a Minneapolis, quando Gabbard definì “demoniaci” i manifestanti, ma sicuramente non è questa la ragione del disamore con il presidente Trump. E mentre si allunga l’elenco dei fuoriusciti – anche se spesso si tratta di demansionamenti, non di licenziamenti, come è accaduto al primo dei fuoriusciti, Mike Waltz, ex consigliere per la Sicurezza nazionale spostato all’Onu dopo il caso della chat su Signal sui piani militari nello Yemen – c’è chi sottolinea che il repulisti riguarda principalmente le donne. Prima di Gabbard, Kristi Noem al dipartimento della Sicurezza interna e la ex intoccabile al dipartimento di Giustizia, Pam Bondi.