Siamo percepiti come il paese delle mazzette, ma non sono quelle che crediamo

I danni economici di essere considerati corrotti
11 GEN 19
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Roma. In Italia il livello di corruzione percepito è di gran lunga superiore a quello reale. Soffriamo, cioè, della “sindrome del Botswana”, intesa come la tendenza ad accostarci a stati difficilmente assimilabili al nostro per benessere e ricchezza. E’ quanto emerge dalla ricerca “La corruzione tra realtà e rappresentazione. Ovvero: come si può alterare la reputazione di un paese”, curata da Giovanni Tartaglia Polcini per l’Eurispes e presentata giovedì a Roma.
Lo studio abbatte il falso mito, costruito da alcuni indicatori internazionali e cavalcato mediaticamente e politicamente da alcuni partiti (M5s in testa), per il quale l’Italia è tra i paesi più corrotti al mondo. Secondo l’ultima graduatoria di Transparency International, ad esempio, risultiamo al 69° posto per il livello di corruzione percepita, con l’85 per cento degli italiani convinti che istituzioni e politici siano corrotti. Si tratta però, appunto, solo di percezione: infatti alla domanda specifica, posta a un campione di cittadini, se negli ultimi 12 mesi avessero vissuto, direttamente o tramite un membro della propria famiglia, un caso di corruzione, la risposta è stata negativa nella stragrande maggioranza dei casi, in linea con le altre nazioni sviluppate.
Tuttavia, nonostante i forti dubbi sulla metodologia utilizzata per l’elaborazione di questi indici, e sebbene il nostro paese non abbia nulla da invidiare agli altri nella lotta alla corruzione (a livello normativo e di ordinamento), il mito dell’Italia come culla delle tangenti si è affermato pure in giro per il mondo. Con gravi ripercussioni, notano i ricercatori Eurispes, anche di carattere economico: “Dipingere un paese come più corrotto di quanto realmente è può provocare effetti negativi sull’economia e la fiducia nelle istituzioni e nei mercati”. L’auspicio, quindi, è che siano presto definiti “indicatori validi ed efficaci” a rappresentare il fenomeno per quello che è realmente.