Viva l’immunità parlamentare

Lode alla separazione dei poteri, anche se Salvini avrebbe meritato il processo
19 FEB 19
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Foto LaPresse

“L’immunità parlamentare va abolita del tutto, è un privilegio”, diceva Luigi Di Maio. “Vogliamo cambiare la Costituzione: eliminando il pareggio bilancio, l’immunità parlamentare e la possibilità di cambiare casacca”, diceva il M5s. Della medesima opinione era Alessandro Di Battista: “Anche noi vogliamo cambiare la Costituzione, per esempio abolendo l’immunità parlamentare!”. I gruppi di Camera e Senato erano più espliciti: “Il M5s da sempre è contrario all’immunità dei parlamentari” e minacciavano chi osasse mettere in dubbio questo pilastro del partito: “Chiunque sostenga quindi che il MoVimento è a favore dell’immunità parlamentare non solo dimostra ignoranza assoluta sui temi e le battaglie che il M5s sta combattendo da sempre, ma fa sospettare il dolo”. Vito Crimi, novello Leopardi, la metteva giù in versi: “Silvio, rimembri ancora quel tempo della tua vita politica, quando immunità splendea negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi, e tu, lieto e impunito, il limitar di Palazzo Chigi salivi?”.
Il concetto è stato inserito anche nell’ultimo programma elettorale, votato su Rousseau, che prevedeva l’abrogazione delle “prerogative parlamentari che sottraggono deputati, senatori e ministri, dall’applicazione della giustizia”. Ecco, con il voto che ha protetto dal processo Salvini sul caso Diciotti, questo principio fondamentale del M5s è andato a farsi friggere. Anche se nel partito, a corto di altri punti di riferimento ideologici e culturali, manca la consapevolezza. Si fa fatica persino a pronunciare la parola “immunità”, sostituita da altre locuzioni che sembrano meno sconvenienti. Il cambiamento è avvenuto per opportunismo politico, ma è l’occasione buona per il partito delle manette facili per fare un’elaborazione culturale: si può discutere caso per caso se sia giusto concederla – e questo è il giudizio che spetta al Parlamento – ma per quanto potesse essere giusto un processo a Salvini non esiste alcun automatismo rispetto a una richiesta di autorizzazione della magistratura nei confronti di parlamentari e ministri. Il principio costituzionale dell’immunità è sacrosanto. E ora il M5s dovrebbe gridarlo nelle piazze: Im-mu-ni-tà! Im-mu-ni-tà! Im-mu-ni-tà!