Un Monte di suggestioni

Non rimane nulla dello scandalo inventato nella banca degli scandali
17 OTT 19
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(Foto LaPresse)

Dopo sette anni sono stati tutti assolti i manager della famigerata banda del 5 per cento al Monte dei Paschi di Siena perché “il fatto non sussiste”, ovvero avere costruito un’associazione a delinquere per truffare la banca, e questo accadeva a luglio. Ma quello che è più interessante sta nelle motivazioni della sentenza di primo grado, appena pubblicate, con cui sono stati prosciolti l’ex capo area finanza Gianuca Baldassarri, il responsabile trading, Alessandro Toccafondi, e i fondatori del broker Enigma (Maurizio Fabris, Fabrizio Cerasani e David Ionni). Il Tribunale di Siena, come riporta il Sole 24 Ore, ha riassunto l’impostazione dell’accusa per difendere la sua tesi: “La ricostruzione operata dal pubblico ministero si è arrestata a un suggestivo spunto investigativo che si è arrestato a tale stadio preliminare e non si è mai evoluto nella dimostrazione dell’esistenza di un’associazione a delinquere, perché dalle prove utilizzabili per la decisione non si rinviene alcuna traccia degli elementi costitutivi del delitto”. Ovvero mancano documenti o tracce del presunto accordo con cui i manager avrebbero costruito la banda per lucrare (il 5 per cento o giù di lì) sulle commissioni di operazioni di acquisto e vendita di titoli. Il danno per la banca, secondo l’accusa, era derivante da “operazioni artatamente realizzate” con cui “realizzavano fraudolentemente plurime operazioni di trading”; nulla di preciso e circostanziato dunque, più che altro alcune verbose affermazioni. Eppure il grande scandalo al Monte dei Paschi, sotto elezioni 2013 a piazze grilline piene, venne sparato a tutta forza con titoli di giornale gridati. Si cominciò con la megatangente per l’acquisto di Antonveneta, mai trovata, poi con i derivati di Nomura e Deutsche Bank, poi risolti come capita a regolari operazioni di mercato, e si proseguì con la banda che truffava il Monte. Scrivemmo all’epoca che erano tutte “puttanate” (noblesse oblige) inseguite dai giornali. E pare che a suggestive ipotesi si sia fermata anche l’attività giudiziaria.