Proibire o liberalizzare, tertium non datur
I limiti del monopolio statale sulle droghe proposto da Roberti e Colombo
28 OTT 19

(foto Unsplash)
Legalizzare sì, liberalizzare no. E’ questa la linea di alcuni settori della magistratura sulle droghe leggere. Come se legalizzare non fosse una forma di liberalizzazione e liberalizzare non fosse una forma di legalizzazione. Questa linea è ben rappresentata dall’ex procuratore nazionale antimafia Franco Roberti (ora eurodeputato del Pd) e dall’ex pm del pool di Mani pulite Gherardo Colombo. In due interviste a Repubblica, i due magistrati affermano grosso modo gli stessi concetti: il proibizionismo ha fallito; sostanze nocive come la marijuana, tipo alcol e tabacco, vengono vendute liberamente; la criminalizzazione è criminogena; infine la legalizzazione darebbe un duro colpo agli affari della criminalità organizzata. Legalizzare quindi, ma non liberalizzare. Perché nel primo caso – è il ragionamento – la produzione e la commercializzazione dei cannabinoidi avverrebbero sotto il rigoroso controllo dello stato; mentre nel secondo ci sarebbe una produzione indiscriminata che avvantaggerebbe le mafie. In sintesi: proibizionismo no, monopolio statale sì, liberalizzazione no. Ecco, un ragionamento del genere è davvero incoerente. Intanto perché fa una rappresentazione macchiettistica del concetto di “liberalizzazione”, rappresentato come l’assenza totale di controlli, quando invece è solo una forma efficiente di regolamentazione (i mercati di alcol, tabacco e farmaci non sono forse controllati dallo stato anche se a produrre e commercializzare sono i privati?). E poi non si comprende secondo quale logica il monopolio statale, che tiene prezzi più elevati e offerta più rigida, dovrebbe essere più efficace di un mercato concorrenziale contro le mafie. In fondo, il monopolio è solo una forma più morbida di proibizionismo. In questo senso è più coerente il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, contrario a qualsiasi tipo di legalizzazione. O si ritiene che per contrastare le mafie serva più libertà di offerta: e allora liberalizzazione. Oppure si ritiene il contrario, cioè che lo stato pensa di poter stroncare il traffico di droga imponendo la sua forza monopolistica più essenziale: e allora proibizionismo. La via di mezzo, il monopolio commerciale statale, non ha senso.