Ingiustizia continua

Prescrizione, ma che mediazione? Le leggi pessime non si possono migliorare
21 GEN 20
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Un vertice sulla giustizia risalente allo scorso settembre (foto LaPresse)

Martedì sera i partiti di maggioranza sono tornati a riunirsi a Palazzo Chigi per discutere della riforma della Giustizia. Il vertice è stato reso ancor più movimentato dallo strappo che si è consumato la scorsa settimana in commissione Giustizia della Camera, con i renziani che hanno votato con il centrodestra in favore della proposta di legge Costa che mira ad abrogare la riforma della prescrizione entrata in vigore il 1° gennaio. Lo scontro definitivo sembra essere solo rinviato, visto che il 27 gennaio la proposta Costa approderà nell’aula della Camera e che Italia viva continua a mostrarsi critica sulla riforma Bonafede, tanto da aver presentato due emendamenti al dl Milleproroghe per rinviarne gli effetti al primo gennaio 2021. Nonostante le turbolenze, Pd e M5s avrebbero comunque raggiunto un accordo incentrato sul cosiddetto “lodo Conte”, vale a dire sulla distinzione tra sentenze di primo grado di condanna e di assoluzione, con l’applicazione della riforma che abroga la prescrizione solo nel primo caso.
Evidentemente per il governo, e anche per i dem, è normale che la giustizia italiana distingua tra cittadini di serie A e di serie B, riconoscendo ai primi il diritto di essere giudicati in tempi certi, ma lasciando i secondi in balìa di processi potenzialmente infiniti. Tutto ciò sulla base di sentenze soltanto provvisorie, e quindi in violazione del principio costituzionale secondo cui i cittadini sono innocenti fino a sentenza definitiva. Come se non bastasse, la riforma, seppur dimezzata, continuerebbe a essere inutile, visto che il 75 per cento delle prescrizioni matura prima di una sentenza di primo grado. I numeri, però, sembrano non interessare. Lo conferma la decisione del ministero della Giustizia di non fornire all’Unione camere penali i dati relativi al numero di prescrizioni avvenute negli ultimi anni, distinte per tipologia di reato. Per i penalisti le statistiche dimostrerebbero che nella stragrande maggioranza dei casi la prescrizione riguarda reati bagatellari e di scarso allarme sociale. Il ministero, tuttavia, ha fatto sapere di non disporre dei dati, e quindi di aver predisposto la riforma della prescrizione senza neanche essere a conoscenza della realtà dei fatti.