Gran Milano
Ops, l’impresa del campus della Statale a Mind ha qualche freno
Il progetto, pensato come polo moderno e interdisciplinare, affronta ora importanti criticità logistiche e organizzative, dal trasferimento dei laboratori alle carenze infrastrutturali. Preoccupano i costi (circa 2 miliardi), i ritardi previsti e l’accessibilità limitata, soprattutto in vista della futura apertura nel 2027
20 SET 25

Foto LaPresse
Posata la polvere degli entusiasmi iniziali per l’avvio dei lavori del nuovo Campus delle facoltà scientifiche dell’Università statale a MIND, in molti hanno iniziato a prenderne le misure. Il Campus, progettato da Starching srl., si svilupperà intorno a cinque corti circondate da altrettanti edifici in mattoni: un tributo alla tradizione architettonica milanese e in modo specifico alla Ca’ Granda. Generosi spazi verdi, che dominano tutti gli ambienti all’aria aperta, dalle corti ognuna dedicata a un diverso tipo di vegetazione fino alla grande piazza centrale, dieci mila metri quadri affacciati sul cardo dell’ex area Expo. Fin qui le gioie, poi i dolori: perché spostare come fosse una costruzione di mattoncini Lego la più grande università di Milano non sarà un gioco. E poi il dedalo di istituti, laboratori, aule di Città Studi entrerà a fatica nell’area ex Expo. La collocazione a MIND risponde alla necessità di dare una struttura moderna e interdisciplinare all’ateneo: una grande sfida organizzativa, accompagnata da decine di collaudi e nuove attrezzature.
“La questione del trasferimento della Statale è sempre stata complicata – spiega Sara Carrapa di Flc Cgil, che siede nel Senato accademico – anche perché l’operazione costa circa due miliardi e, per quanto l’ateneo sia piuttosto solido, è impegnativa. Ci siamo resi tutti disponibili, ma ci sono preoccupazioni. Sono soprattutto emerse difficoltà sul trasferimento dei laboratori. Infatti i tecnici hanno eccepito per la gestione degli spazi: non è previsto nemmeno un ufficio per la loro attività”. Ora, sempre che si trovino gli spazi adatti, toccherà a Lendlease modificare il progetto. “Anche i docenti sono preoccupati, perché il trasferimento di strumenti ingombranti, costosi e molto delicati dei dipartimenti scientifici e è destinato a procurare grossi ritardi sulla famosa annunciata apertura del nuovo polo a metà 2027. Serve capire come verrà organizzato il passaggio da Città Studi, e quando. “Ora – grazie all’intervento della rettrice Marina Brambilla che ha insediato un prorettore ad hoc – è stato istituito un tavolo per affrontare tutti i problemi”. Qualche preoccupazione filtra anche dagli addetti ai lavori della Statale, perché il trasferimento di strutture complesse come quelle che servono ai laboratori prevede l’intervento di tecnici qualificati ma anche i necessari collaudi.
Domenico Carlomagno esponente della Cisl Università, a lungo impegnato sul progetto Statale, conferma le difficoltà e aggiunge: “Stanno ancora discutendo come portare a MIND tante persone ogni giorno”. Perché le maggiori critiche emerse durante la discussione del progetto riguardavano proprio la distanza: la Statale è a pochi passi dal centro, ma questo non dovrebbe essere un problema concettuale in una metropoli moderna, però è ancora difficile raggiungere l’area. Il problema è relativo al collegamento col trasporto pubblico, per i lavoratori della Statale e gli studenti – parliamo di 23 mila persone. Ma sull’area MIND non ci sarà solo il campus, c’è l’ospedale Galeazzi, operativo da tempo e una miriade di aziende e laboratori coi loro dipendenti. Le stime parlano, a regime, di 60 mila presenze al giorno: una città nella città. La risposta c’è, si tratta della fermata ferroviaria MIND-Merlata, nel tratto della linea Milano-Varese compreso tra Rho-Fiera e Milano Certosa. Che dovrebbe consentire a 45 mila persone ogni giorno di raggiungere sia il Milano Innovation District che il quartiere di Cascina Merlata. A suo tempo è stata sottoscritta una convenzione attuativa tra Rete ferroviaria italiana, Comune di Milano, Regione Lombardia e Arexpo spa. Traffico previsto: 12,6 milioni di utenti l’anno.
I lavori della fermata avranno un costo complessivo di 33,5 milioni di euro, di cui 10 milioni a carico del Comune di Milano e 23,5 milioni finanziati attraverso il Contratto di programma Investimenti tra Mit e Rfi relativo ai City Hub e alle linee metropolitane. Secondo Rfi i lavori civili, quelli più impegnativi, inizieranno nella primavera del 2026, per essere completati nel 2028. Incombe dunque il rischio “navette” di collegamento con la M1, che però è distante dal sito del Campus, anche perché dal 2027 inizierà il massiccio trasferimento delle attività. Il rischio è di avere un distretto internazionale di eccellenza scientifica e tecnologica, con una marcata vocazione ad esportare il modello, difficile però da raggiungere.