Un giorno di pioggia a New York e i meravigliosi sessantenni che sbattono forte le ali
Rimanere innamorati tutta la vita della ragazza dai capelli biondissimi e occhioni azzurri smorfiosetta e pariolina. E, da vecchi, piangere lacrime vere chiudendo “Il Colibrì”
3 GEN 20

Foto Unsplash
Cara Annalena, noi siamo così, mi verrebbe da dire noi di Roma Nord, ma non lo dico, quelli buoni però, quelli della Roma, col cuore giallo e molto rosso, che si innamorano a 16 anni della ragazza dai capelli biondissimi e occhioni azzurri smorfiosetta e pariolina che ancora adesso a 60 anni sogniamo di incontrare davanti al portone di casa abbarbicata al Ciao o sulle scalinate del Sacro Cuore all’uscita di scuola. E intanto ci siamo sposati, e fatto figli, e lavorato, e avuto più o meno successo nella vita, ma sposandoci un’altra, più cazzuta, più intellettuale, più giusta per noi, ma non lei. E ancora corriamo a vedere “Un giorno di pioggia a New York” come fosse “Io e Annie” immedesimandoci nel protagonista che ormai potrebbe essere nostro figlio, commuovendoci, coi nostri figli accanto che ci guardano increduli, e poi a casa colle lacrime vere che ci scorrono tra le rughe di meravigliosi sessantenni chiudiamo “Il Colibrì”.
Luca Sanjust, via email
Caro Luca, “Io e Annie” era molto più bello, ma per fortuna possiamo riguardare tutti i film di Woody Allen. Io lo sto facendo, vado indietro nel tempo. Ma per prepararti agli anni che verranno, e riderne, devi guardare le due stagioni del Metodo Kominsky, su Netflix. E poi sempre sbattere le ali 80 volte al minuto, come il colibrì.