Cinque condizioni? Macché. E’ una resa della sinistra populista al M5s

Salvini sta diventando l’alibi per fare quello che la sinistra del Pd ha sempre voluto: un patto con i Cinque stelle sulla loro linea
22 AGO 19
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foto LaPresse

Sono cinque condizioni, quelle di Zingaretti, che suonano cedimento ai Cinque stelle. Come è stato possibile votare quel documento? Non viene nominata mai la crescita. Non è una condizione del Pd? Non viene nominato mai il rispetto dei vincoli (deficit/debito) europei. E’ tutto lì, invece, il problema con l’Europa. Si apprestano a chiedere anche loro la revisione dei tetti al deficit come richiede Fassina di Leu, come condizione? Viene nominato, all’opposto, l’obiettivo di politiche “redistributive”: il modo con cui il populismo di sinistra intende la priorità di politiche assistenziali. Si preparano a eternare il Reddito di cittadinanza e Quota 100? Invece di cancellarle? Sull’ambiente non si parla di “fare” e di opere ma solo di sostenibilità: è il modo populista di sinistra (Cinque stelle e Leu) di bloccare opere e investimenti ambientali. Non si nominano le tasse. Posto il no alla flat tax, vanno abbassate o no? Neppure quelle sul lavoro?
E’ incomprensibile il voto su quel documento. Salvini sta diventando l’alibi per fare quello che la sinistra del Pd ha sempre voluto, un patto con i Cinque stelle sulla loro linea, il populismo di sinistra. E’ una svolta? Certamente. Il Pd si adegua alla forma dell’alleanza: con Leu e i Cinque stelle. Perché i riformisti rinunciano a porre condizioni per l’abbraccio con Grillo? Dove sta scritto che contro Salvini valgono “tutte le messe”? Ha detto bene la Bonino: il Pd crede che tagliata la parte destra del populismo (Salvini), la parte che rimane sia quella buona e accettabile. E’, invece, quella che ha compromesso e fatto regredire la nostra economia. E quel documento non ha il coraggio di dirlo. Anzi, si è già spostato sul loro terreno. Quelle Cinque condizioni sono la luce verde alla riabilitazione dei Cinque stelle. Mi aspetto adesso distinguo e frasi ambigue pure sulla Tav. Si poteva almeno contrastarlo in Direzione con una testimonianza. La verità? E’ cambiato il giudizio sui Cinque stelle. Questo non c’entra col no a Salvini. E’ un di più: non dovuto e non necessario.