La Lupa e l’agnello
Ma davvero è Milano che intorbidisce l’acqua di Roma? Un surreale dibattito
14 NOV 19

foto LaPresse
“Perché mi hai fatto diventare torbida l’acqua che sto bevendo?”, chiede, come nella favola di Fedro, Roma a Milano. Sull’onda della dichiarazione del ministro per il Sud Giuseppe Provenzano (“Milano attrae ma non restituisce nulla all’Italia”) il Messaggero, storico quotidiano della Capitale, lancia un attacco alla capitale del nord: “Milano beve da sola”. L’economia della città lombarda “viaggia a ritmi doppi del paese cannibalizzando risorse e talenti” e poi “la concentrazione di investimenti voluta dai vari governi toglie spazio alla Capitale”. Insomma, le risorse fluiscono da sud verso nord, e finiscono per abbeverare solo i milanesi.
Su questo punto la Lupa dovrebbe riconoscere che in realtà i soldi scorrono in direzione opposta: ogni anno nelle casse comunali affluiscono 300 milioni dai contribuenti italiani (anche milanesi) per ripianare il debito di Roma. Ma la voracità di Milano sarebbe di un altro tipo: lì si fa l’Expo, si riqualificano le infrastrutture e dopo su quei terreni nasce anche Human Technopole. E a Roma niente. Per giunta a Milano si fanno anche le Olimpiadi invernali. E a Roma niente. E poi le multinazionali lasciano Roma e vanno a Milano, alimentando il declino della Capitale.
Ma in realtà più che le “spinte politiche” a favore di Milano, i casi elencati mostrano l’inadeguatezza della classe dirigente romana. Se dopo i Mondiali di nuoto a Roma resta la Vela nel nulla di Calatrava e a Milano dopo Expo, dalle sue ceneri, nasce Human Technopole, di chi è la colpa? Se il sindaco Virginia Raggi rinuncia a far partecipare Roma alle Olimpiadi, nonostante la spinta di tutto il paese, e Milano si candida e ottiene quelle invernali, di chi è la colpa? Se in un contesto di inefficienza totale, tra rifiuti per strada e una metropolitana con le fermate principali chiuse, messe alternativamente a maggese, le aziende scappano via da Roma è colpa di Milano?
La Lupa è affamata, come mostrano le continue richieste al governo, ma se pensa di risolvere i suoi problemi (tutti endogeni) sbranando l’unico agnello rimasto nel paese, si sbaglia di grosso. Il rischio è che poi toccherà a tutti di vivere di stenti.