Due aree in cui sottrarre consensi alla Lega
3 FEB 20

Foto LaPresse
La battaglia contro il populismo salviniano ha vari aspetti, culturale, politico ed elettorale. Limitandosi alla tattica elettorale vale la pena di sottolineare due questioni: in un sistema proporzionale con sbarramento, che è quello prescelto dalla maggioranza, bisogna non disperdere voti, il che richiede un’aggregazione delle sigle minori (una lista Bonino-Calenda-Renzi per esempio è meglio di tre liste separate) e presentare una proposta di governo che attiri i settori centrali dell’elettorato, il che implica l’abbandono di ogni estremismo.
Il Pd deve decidere rapidamente se puntare a una alleanza organica con il Movimento 5 stelle, difficile e forse controproducente nei confronti dell’elettorato moderato, o a una intesa tra i riformisti che dopo le elezioni può chiedere l’appoggio dell’estrema sinistra, sempre che abbia seggi, e dei 5 stelle, se il loro apporto risulterà com’è probabile indispensabile.
Chiedere ai 5 stelle di rinunciare in anticipo alla funzione di ago della bilancia cui aspirano può accentuare la loro crisi e portare a un anticipo delle elezioni o a qualche soluzione pasticciata tecnico-politica che di solito non favorisce poi le fortune elettorali di chi l’ha sostenuta.
Le aree che sono contendibili sono quella dell’impresa e del lavoro e quella del voto di orientamento cattolico. In questi settori esiste una possibilità di sottrarre consensi alla Lega, a patto di presentare proposte che non appaiano contrarie alla libertà di mercato, compresa quella della contrattazione salariale, o ispirate a un laicismo fondamentalista. C’è poi, non certo da ultimo, l’efficacia dell’azione di governo, che però dipende in gran parte da fattori esterni, a cominciare dall’atteggiamento dell’Unione europea che viene ancora sentito da ampi settori come invasivo, e dall’andamento delle numerose situazioni di crisi industriale.
D’altra parte, per l’attuale composizione del governo e del Parlamento, sarà difficile che il governo si liberi dell’ipoteca assistenzialista e antiproduttiva dei 5 stelle ma anche di settori del Pd come quello rappresentato dal governatore pugliese Michele Emiliano.