"Salvini? Macché. Solo la coerenza di Draghi può portarci al voto". Parla Ciriani (Fdi)

Il capogruppo di Fdi al Senato attacca gli alleati: "Ci sono sfide epocali e si chiedono i rimpasti, mah". E in attesa di quello che accadrà giovedì a Palazzo Madama i meloninani si affidano al premier: "E' una persona seria, speriamo capisca che non si può più governare con questa maggioranza"
13 LUG 22
Immagine di "Salvini? Macché. Solo la coerenza di Draghi può portarci al voto". Parla Ciriani (Fdi)
Mario Draghi è più coerente di Matteo Salvini. Luca Ciriani, capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, non lo dice proprio così, ma alla fine il senso delle sue parole sembra questo. “Salvini – ecco le parole esatte – minaccia che non voterà più nulla se non nell’interesse dell’Italia, ma continua a stare dentro a un’alleanza con Pd e M5s. Rispetto le scelte di Lega e FI, ma ci sono sfide epocali da affrontare, e siamo con i riti della prima repubblica: si chiedono i rimpasti, mah”. Il riferimento è fin troppo esplicito agli alleati di FdI che da lunedì fanno capire che un governo c’è anche senza grillini, un esecutivo a trazione centrodestra, con qualche inevitabile aggiustamento di ministri e sottosegretari.
Per coerenza, dunque, Mario Draghi è tutta un’altra storia. Non saranno d’accordo sul merito – lui vorrebbe governare, preparare la legge di bilancio, completare il Pnrr; loro, invece, invocano elezioni subito –, ma sul metodo la pensano in maniera sorprendentemente simile. “Si può governare con le verifiche, le controverifiche, i rimpasti, gli ultimatum, un paese che a settembre deve affrontare il rischio di non avere il gas per riscaldare le case e le imprese?”, chiede Ciriani. E in fondo è quello che pensa un po’ anche Draghi. Ieri lo ha spiegato ai partiti che sostengono il suo esecutivo. “Un governo con gli ultimatum non lavora e a quel punto perde il suo senso di esistere”, ha detto il premier.
E così per il partito di Giorgia Meloni, che ancora ieri invocava le elezioni – “L’Italia non può restare ostaggio di litigi e beghe di Palazzo” –, alla fine il presidente del Consiglio si rivela il migliore alleato. “Non c’è dubbio che la coerenza di Draghi è l’unica strada che può riportare al voto”, ammette Ciriani. “Lui è una persona seria. E’ possibile che un premier debba tornare in anticipo dalla conferenza storica della Nato per l’ingresso di Finalndia e Svezia perché Conte fa i capricci?”. Domanda legittima, in effetti. “Se il governo balcanizzato non è in grado di fare neanche l’abc per cui è nato – prosegue il capogruppo – è meglio che smetta di esistere e si torni al voto, Draghi su questo è d’accordo, vediamo che succederà al Senato giovedì e se lui andrà fino in fondo”.
Molto meno convinti dei meloninani di terminare in anticipo la legislatura sono appunto gli alleati di centrodestra. E anche se è vero che già ieri pomeriggio Salvini sparava a raffica nuove richieste – dallo scostamento di bilancio alla pace fiscale – lo è altrettanto che il segretario del Carroccio ha rassicurato: “Gli strappi li lascio agli altri”. Insomma, un passo avanti e uno di dietro, perché il segretario. all’area governista del suo partito. ha promesso di non creare problemi all’esecutivo. In un governo senza grillini, comunque, FdI non ci sarebbe. Dice Ciriani: “Rimarremo all’opposizione insieme al M5s, di sicuro non faremmo mai la stampella a un governo con il Pd”. Reminiscenze di qualche mese fa. Era gennaio e si eleggeva il presidente della Repubblica. “I partiti – dice generico il capogruppo di FdI, ma anche qui il riferimento agli alleati è chiarissimo – preferirono salvare il governo anziché eleggere un presidente di centrodestra. Ma i nodi vengono al pettine: il logoramento è progressivo, questo governo non può durare, spero lo capiscano tutti”.