All’armi son fascisti! Anzi no. Il contributo del M5s a Meloni sulla Rai

I 5 stelle non solo non hanno partecipato alla campagna di denuncia per i cambi nella rete pubblica, ma rendono possibili le nomine con la loro astensione spesso determinante. Uno spassoso manifesto politico
26 MAG 23
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Giuseppe Conte (Ansa)

L’opposizione del Movimento 5 stelle alla maggioranza è assai rumorosa, ha messo al centro l’accusa di ritorno al fascismo e da questa premessa dovrebbe conseguire un’assenza assoluta di dialogo. Però non è sempre così. Nelle elezioni amministrative, i seguaci di Giuseppe Conte hanno stipulato pochissime intese con il Pd, nessuna che comprendesse anche il cosiddetto Terzo polo, e anche per i ballottaggi quando non è presente nella coalizione che si confronta con il centrodestra non ha dato indicazioni di voto “antifascista”. Probabilmente l’elettorato grillino aiuterà comunque il centrosinistra nel secondo turno, ma non è irrilevante che sia mancata un’indicazione di vertice. Il Pd è in grado di erodere il consenso dei 5 stelle, o almeno ha questa prospettiva, e questo mette Conte nella condizione di preferire difendersi da questo rischio piuttosto che partecipare al Cnl “de noantri”
L’altro terreno sul quale il Pd ha posizioni di rilievo è l’informazione, a cominciare da quella televisiva. Anche in questo caso, invece di protestare per “l’occupazione” della Rai da parte del centrodestra, i 5 stelle non solo non hanno partecipato alla campagna di denuncia, ma rendono possibile la nomina dei vertici proposti dai “fascisti” con la loro astensione che spesso è addirittura determinante. Ci sono altri casi minori di collaborazione col centrodestra, ma riguardano istituti di garanzia dove è previsto un ruolo obbligatorio delle opposizioni e peraltro, in qualche caso, è stato invece il Pd, anch’esso impegnato nella denuncia “antifascista” a ottenere una preferenza dal centrodestra. Non ci sarebbe da stupirsi: in una situazione politica in cui non sono prevedibili crolli della maggioranza, è naturale che le opposizioni si contendano il ruolo di leader della possibile futura alternativa. È un principio che vale in un confronto tra formazioni politiche che partecipano a una dialettica democratica. Se ci fosse davvero un pericolo fascista, invece, la logica vorrebbe il contrario. Per fortuna il pericolo non c’è e quindi tutti si comportano di conseguenza, anche se continuano a dire il contrario.