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I miracolosi schiaffi di Riondino. Sarà il cinema a unire Pd e M5s
La segretaria Pd e il capo grillino si ritrovano a vedere insieme la pellicola del regista che li accusa: "Il M5s ha abbandonato Taranto, il Pd mi ha deriso sull'Ilva". L'effetto è benefico: il centrosinistra vota unito sul Medio oriente
14 FEB 24

“Siamo testardamente unitari sui punti sui quali costruire una convergenza tra le opposizioni, anche perché non contiamo che il governo possa terminare la legislatura”. E con questa convinzione, di cui l’avverbio “testardamente” dice tutto, che, nonostante i colpi ricevuti da Giuseppe Conte, nonostante il sistema proporzionale che regola le elezioni europee, nonostante anche dentro la maggioranza comincino a darsele di santa ragione, Elly Schlein continua a cercare un punto d’incontro con il capo del M5s. Certo non è facile andare d’accordo su tutto. Dall’Ucraina alla Rai, non sono pochi i temi che dividono l’immaginifico campo largo. E però se non ci si unisce sugli argomenti, lo si può fare sempre sull’effimero, sulla fantasia, sul cinema insomma. E così ieri la segretaria del Pd e il capo grillino si sono rivisti per vedere un film, “Palazzina Laf”, la pellicola sull’Ilva di Michele Riondino. Alla proiezione nella biblioteca del Senato, organizzata dall’ex senatore e vicepresidente del Movimento Mario Turco, per il Pd c’erano anche il capogruppo a palazzo Madama Francesco Boccia e il responsabile economia del partito Antonio Misiani. Mentre con Conte ecco Stefano Patuanelli e l’ex presidente della Camera Roberto Fico. L’altro ospite d’eccezione era un altro tarantino, il vincitore di Sanremo 2020 Antonio Diodato. Con certi nomi, non si poteva mancare. Comunque i due, Riondino e Diodato, hanno menato ceffoni. Mortificanti schiaffi ideali per unire la sinistra almeno sulle sue presunte omissioni sull’Ilva. “Non voglio che questa sia una giornata troppo politica e farò in modo che il mio intervento non lo sia. Se dovessi parlare di politica dovrei dire quanto, come cittadino, io sia deluso di essere stato sedotto e abbandonato dal M5s e quanto lo sia di essere stato deriso dal Pd”, diceva Riondino. In prima fila in platea, lei a sinistra e lui a destra, Schlein e Conte incassavano sconsolati. Ma quelli di Riondino sono stati ceffoni miracolosi. E infatti, nel pomeriggio, Pd e grillini si sono ritrovati uniti persino sulle mozioni alla Camera sul cessate il fuoco in Medio Oriente. “Noi abbiamo votato a favore della loro mozione e loro hanno votato a favore della nostra”, ha spiegato raggiante Schlein.
Ma, in questa rincorsa all’unità della sinistra, Schlein non ha dimenticato nessuno. Sempre ieri, dopo l’incontro cinematografico con Conte, la segretaria Pd è corsa a una seconda conferenza stampa, questa volta con quelli di Alleanza sinistra verde. Da Conte a Fratoianni e Bonelli. Dall’Ilva di Taranto al Ponte sullo Stretto. Cosa non si fa per le convergenze. Con i leader dell’alleanza cocomero Schlein si è schierata contro il progetto bollato come “sbagliato, anacronistico, dannoso e costoso. Pericoloso. Senza garanzie”. I tre hanno presentato un esposto in procura “per vederci chiaro”. E Conte? “Condivide la nostra battaglia”, ha assicurato Schlein. Mentre quell’altro, fuori uscito finalmente anche lui dal dibattito post film sull’Ilva, confermava: “Non c’ero perché ero qui, ma anche noi siamo contrari”. Ramoscelli d’ulivo, dati e ricevuti.
Ma c’è una cosa sulla quale Pd e M5s non riescono ad andare d’accordo: la Rai. Sulla tv pubblica non c’è modo di evitare litigi. Come ha raccontato questo giornale, il capo dei 5 stelle è abilissimo a muoversi a viale Mazzini per promuovere i giornalisti “d’area”. E ieri infatti Conte, più vicino a Salvini che a Schlein, difendava l’ad Rai Roberto Sergio sulle polemiche del comunicato letto da Mara Venier a “Domenica in”. “Gli attacchi personali nei confronti dell’amministratore delegato mi sembra trascendano il confronto di critica legittima”. Le sue parole sono state notate dal deputato Pd Andrea Orlando: “A me che Conte incontri Landini mi pare una cosa positiva, molto. Che difenda l’indifendibile Sergio no”. Secca la replica di via di Campo Marzio, da dove viene fatta filtrare una nota: “Il M5s ha da subito stigmatizzato il comunicato stampa dell’ad Rai Roberto Sergio. Se per alcuni esponenti del Pd condannare attacchi personali e minacce è sconveniente, questa inclinazione si commenta da sola”.
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A Roma da sempre, anzi dal 1992, a eccezione di una parentesi di due anni a Perugia per studiare giornalismo. Una laurea in Economia. Prima del Foglio, ha scritto per OmniRoma, Agenzia Nova e il Tempo. Tende ad appassionarsi a troppe cose rispetto al tempo che una vita concede
