Così l'intelligenza artificiale arriva in Parlamento

La Camera dei deputati ha presentato tre strumenti che si basano su AI generativa. Si chiamano Norma, Emenda e Depuchat e servono a velocizzare e supportare il lavoro dei deputati
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Ansa

L'intelligenza artificiale arriva in Parlamento, ma questa volta varca la porta principale. Non come ospite inatteso o esperimento isolato, ma come concreta presenza progettata per migliorare il funzionamento delle istituzioni. Dopo due anni di lavoro, audizioni, confronti con esperti e Big Tech, una call che ha coinvolto università e centri di ricerca, la Camera dei deputati – su iniziativa guidata dalla vicepresidente della Camera Anna Ascani – ha presentato tre strumenti basati su AI generativa. Si chiamano Norma, Emenda e Depuchat. Sono progettati per assistere i deputati, gli uffici legislativi e i cittadini nel lavoro parlamentare. Il primo serve a facilitare l’analisi e la consultazione dei dossier normativi, il secondo a supportare i deputati nella scrittura degli emendamenti, e il terzo, pensato per i cittadini, consente di ricevere in modo diretto e affidabile informazioni sul lavoro dei deputati, riducendo la dipendenza da fonti esterne non ufficiali.
A coordinare il progetto è stato il Comitato di vigilanza sull’attività di documentazione della Camera, che ha promosso una selezione pubblica per individuare i migliori prototipi e ha coinvolto gruppi di ricerca accademica di eccellenza come il Politecnico di Milano, l’Università di Roma Tre, il Consorzio Alma Human AI e l’Istituto Einaudi per l’economia e la finanza. “Sono due anni che lavoriamo su questo tema. Abbiamo incontrato esperti e rappresentanti delle Big Tech per capire quale sarebbe stato l’impatto dell’intelligenza artificiale. Abbiamo capito che non bastava denunciare i rischi dell’IA. Bisognava anche provarla, a partire dalla Camera, comprenderne il funzionamento non solo per deliberare in maniera più efficace ma per poterne cogliere le opportunità minimizzando i rischi per i cittadini e la democrazia”, ha detto la vicepresidente Ascani alla presentazione del progetto avvenuta in un evento pubblico che ha visto la partecipazione del filosofo Luciano Floridi, il premio Nobel Giorgio Parisi e l’ex presidente del Cnr Maria Chiara Carrozza.
Oggi, il lavoro parlamentare di scrivere leggi o emendamenti richiede spesso un lungo e faticoso processo di ricerca normativa. Per intervenire su un testo legislativo vigente, i deputati devono consultare normative risalenti anche a decenni prima: un’operazione che rallenta inevitabilmente l’attività legislativa. L’adozione dell’intelligenza artificiale può velocizzare queste procedure e rendere più accessibili i testi normativi per la consultazione. Tuttavia, un elemento da tenere sotto controllo è quello delle cosiddette “allucinazioni” dell’AI: cioè quegli errori in cui l’intelligenza artificiale, invece di segnalare l’impossibilità di fornire una risposta, inventa dati o informazioni errate. Questo è uno dei motivi per cui non si tratta di "sostituzione" del lavoro dei parlamentari, ma di supporto e potenziamento. L'obiettivo è una maggiore trasparenza, efficienza e accessibilità alle informazioni legislative. In futuro il modello potrebbe essere esteso anche ad altri ambiti istituzionali e ministeriali.
Come scriviamo qui, sono stati svariati i progetti presentati negli ultimi anni per introdurre l'intelligenza artificiale nell'ambito politico. Ma la paura di affidare a una macchina un compito tanto delicato ha sempre bloccato ogni passo.