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Tajani tra Pier Silvio Berlusconi e sanità: “Il futuro di FI? Guardare avanti significa avere progetti”
Il ministro degli Esteri e leader forzista presenta una serie di proposte per il servizio sanitario, materia di FdI: "Inaccettabile attendere mesi per una risonanza". E lancia un tour estivo negli ospedali. Le parole dell'ad di Mediaset continuano ad agitare il partito
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Ansa
“Il futuro di Forza Italia? Guardare avanti significa avere dei progetti”. Antonio Tajani è elusivo. “Oggi parliamo di sanità” e dell’iniziativa estiva negli ospedali, dice il vicepremier e ministro degli Esteri. Vuole evitare altre polemiche e strumentalizzazioni dopo le parole pronunciate da Pier Silvio Berlusconi – “servono volti nuovi”, “si può sempre fare meglio” – tirando una stoccata al partito fondato da suo padre. Un bel colpo a Tajani che ne è segretario e a volti storici come Maurizio Gasparri. Troppo romano centrico forse l’organigramma attuale per l’ad di Mediaset. O comunque non così vicino alla (sua) sensibilità milanese.
Le acque sono ancora agitate, l’intervento di Pier Silvio non ha lasciato indifferenti i vertici di Forza Italia e anche ieri la maggior parte dei parlamentari azzurri ha preferito non rilasciare commenti. Ma dietro le quinte, a taccuini chiusi, continua a correre la suggestione: quella di un partito che un po’ alla volta si affranca dalla famiglia Berlusconi, cercando nuovi sponsor e finanziatori. Un futuro meno legato a Pier Silvio e Marina è ipotizzabile? “Speriamo di no”, sorride Raffaele Nevi. “Noi ci auguriamo che continuino a sostenerci come hanno fatto finora”. Il portavoce forzista, uno dei fedelissimi di Tajani, risponde al Foglio a margine della conferenza stampa che il leader di FI – in compagnia del capogruppo Paolo Barelli e dell’europarlamentare Letizia Moratti – ha organizzato alla Camera per presentare Il piano strategico per il servizio sanitario pubblico e annunciare la mobilitazione estiva. Come anticipato da questo giornale, in una riedizione di quanto accaduto con le carceri, ad agosto parlamentari e dirigenti azzurri faranno visita agli ospedali per vedere da vicino le (cattive) condizioni della sanità italiana. La richiesta ai giornalisti è che le domande riguardino solo questo tema e quanto alle prossime mosse di Forza Italia Tajani si limita a dire: “Guardare avanti significa avere progetti e il piano per la sanità è fondamentale, insieme alla riforma della giustizia e al taglio delle tasse”.
Non ha alcuna voglia di parlare delle critiche di Pier Silvio Berlusconi, un nervo scoperto. Mentre sul tour estivo spiega: “Noi siamo una forza di governo e vogliamo, prendendo il toro per le corna, affrontare e risolvere le i problemi della sanità. Non possiamo pensare che sia solo l’opposizione a occuparsene”. Il piano è ancora fumoso dal punto di vista delle coperture finanziarie (“è difficile al momento quantificare il costo”) ma si compone di undici punti: dalla medicina generale alla riduzione delle liste d’attesa, passando per nuove assunzioni (circa 30 mila tra medici e infermieri) e sicurezza degli operatori. Una serie di interventi che secondo FI saranno utili ad ammodernare il sistema e che dovranno comunque essere discusse prima al tavolo di maggioranza. Paolo Barelli intanto ricorda che “non siamo presenti al ministero della Sanità e sentiamo l’esigenza di dare un contributo fattuale, non a chiacchiere”. Aggiunge che il ministro della Sanità Orazio Schillaci, tecnico ma in quota Fratelli d’Italia, ha ricevuto in anteprima le proposte forziste. Precisazione quasi obbligatoria, perché è chiaro che la mobilitazione azzurra potrebbe non essere così gradita agli alleati di governo. Sul decreto liste d’attesa, per dire, un anno fa era stata la premier Giorgia Meloni a metterci la faccia. Ma ieri, diceva Tajani, “è inaccettabile attendere mesi per una risonanza o un intervento”. Insomma un cortocircuito in maggioranza, piccolo o grande che sia, non si può escludere.
E poi c’è un altro rischio, quello di prestare il fianco agli attacchi di Pd, M5s e sinistra, che sul tema della salute battono da mesi, anzi è una delle poche cose su cui riescono a trovare una quadra. E infatti puntuale è partita la batteria delle opposizioni. “Una boutade”, la definisce il M5s. “Tajani come il Marchese del Grillo: s’è svegliato!”, sferza la dem Chiara Braga. “Il vicepremier incalzi l’esecutivo Meloni. FI è irrequieta e ne capiamo bene i motivi”, punge l’altro capogruppo, Francesco Boccia invitando Tajani a fare sul serio. A differenza di quanto accaduto pochi giorni fa con lo Ius scholae, altro tema su cui Berlusconi jr ha usato parole critiche. Ma almeno questo, a quanto pare, è un capitolo davvero chiuso. “La legge sulla cittadinanza? Può bastare così – scherza Raffaele Nevi –, se n’è già parlato abbastanza”. E non è il caso di riaprire polemiche e tensioni, interne ed esterne. Tajani ha già tanto a cui pensare.
