Come si affronta un propagandista

Princìpi saldi e parole di verità, Calenda mette in riga il putiniano Sachs
24 OTT 25
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Foto Esa, via Ansa

Sull’invasione dell’Ucraina da anni, nel dibattito televisivo, si assiste troppo spesso a un teatro in cui la retorica e la propaganda prevalgono sui fatti. E la propaganda è tanto più efficace quanto più viene diffusa da personaggi con i criteri giusti per essere definiti credibili: studiosi, professori, diplomatici, meglio se internazionali. L’identikit perfetto è quelli di Jeffrey Sachs, affermato economista americano, consulente di tanti governi, dell’Onu e di Papa Francesco, che però da anni è un propagandista antioccidentale delle tesi gradite alla Cina e a Vladimir Putin. Il Covid è uscito da un laboratorio Usa, la crisi umanitaria in Venezuela è colpa degli Stati Uniti più che del regime di Maduro, l’invasione russa della Georgia è stata colpa della Nato, la rivoluzione di Euromaidan in Ucraina è stato golpe della Cia, la guerra in Ucraina è responsabilità della Nato e dell’Europa troppo ostili con la Russia che hanno costretto Putin a invadere il paese, dice addirittura che pure Macron gli ha confessato in segreto. Questo teatrino generalmente funziona, perché Sachs parla in maniera pacata e c’è anche un traduttore in simultanea a far sembrare tutto più serio.
Poi però accade l’imprevisto: Carlo Calenda. Il leader di Azione, nel confronto tv a Piazzapulita, dice alcune cose facilmente comprensibili: Sachs è un “bugiardo” e “propagandista putiniano”, a Maidan c’era un democratico di giovani e le responsabilità dell’Europa rispetto all’invasione è quella di aver ignorato per troppo tempo la minaccia russa. La leadership Ue, a partire da Merkel, è sempre stata accomodante con il Cremlino. Altro che ostile. A dare credibilità alla sua versione c’è un’assunzione di responsabilità: “E’ stato l’errore della mia vita – dice Calenda riferendosi all’annessione russa della Crimea nel 2014 – Ero al governo: abbiamo comprato gas russo e abbiamo fatto finta di niente, mettendo tre sanzioni fasulle e commerciando con quell’imperialista e fascista di Putin”.
Uno squarcio di verità che ha rotto il velo della propaganda e lasciato Sachs in silenzio.