Cinquanta sfumature delle buche di Roma. Un decalogo

Una cosa sapevano fare i romani, le strade. Ma a un certo punto all'Impero romano si sostituì la romanella
15 MAR 18
Immagine di Cinquanta sfumature delle buche di Roma. Un decalogo

Foto LaPresse

Ci mancava solo il piano Marshall per le buche, quello deciso dal Campidoglio per riempire i 50.000 nuovi crateri formatisi dopo la nevicata di febbraio. Il Comune vuole mapparle una per una, con un sistema “laser”, un sistema tipo “Google Maps”, recitano i bollettini (se la macchina che va in giro a fare le foto per Google non finirà in una voragine come quella apertasi a Circonvallazione Gianicolense, che ha inghiottito un Suv). Se però queste macchinette riuscissero nell’improbabile mappatura, sfuggendo alle voragini, sarebbe interessante conoscere i big data conseguenti, e magari farli ruminare da delle intelligenze, naturali o artificiali. Magari ne verranno fuori delle categorie: ecco appunto il cratere inghiotti-suv, come quello gianicolense, rarissimo; anche nella ancor più rara versione voragine, come quella prodottasi alla Balduina. Altra fattispecie assai speciale di buca, ma di dimensione più contenuta, è quella che chiameremo a dorso di mulo, con corrugamento del manto in avvallamenti leggeri ma ravvicinati (via Parigi, sotto la sede dell’Ordine dei Giornalisti).
C’è poi la buca-Ztl, molto chic perché alligna solo nel centro storico, e si basa sul rattoppo cioè la ricopertura del Sampietrino con colata d’asfalto (la si può trovare specialmente a via Ripetta, e piazza Augusto Imperatore). Una sottospecie della buca Ztl è quella del rattoppo con cascata, che si trova su piazza Venezia, nella salita verso via XXIV Maggio, di fronte alla sede della Provincia: lì, ogni volta che piove, un piccolo torrente fangoso scorre leggiadro verso la piazza.
Vi è poi la buca neorealista, assai diffusa: rintracciabile ove ancora vi sono romantiche tramvie, crea attorno ai binari piccoli fossati insidiosi soprattutto per gli scooter; si trova in viale delle Belle Arti, già location delle note dichiarazioni di Pasolini sui figli dei poliziotti/figli dei contadini, ma anche a Centocelle e via Prenestina (Anna Magnani mitragliata dai fascisti in Roma città aperta).
Non va dimenticata poi il precursore della buca, cioè l’asfalto a pelle di coccodrillo: pare sia il nome tecnico di quando la strada comincia a corrugarsi prima di collassare e creare, appunto, la buca. Questa, cioè la pelle di coccodrillo, la si ritrova un po’ ovunque nel manto stradale romano. Corrugato in un disastro non solo amministrativo, ma psicanalitico: una cosa sapevano fare i romani, le strade appunto, e attraverso la strada portarono la civiltà in Europa.
A un certo punto all’Impero romano si sostituì però la romanella (modo per dire, soprattutto in contesto edilizio, un lavoro fatto male). E fu l’inizio della fine.