Messe abolite

Tradizionalisti mandati nelle Grotte. Decisioni così servono solo a dividere la Chiesa
20 MAR 21
Immagine di Messe abolite

(foto Ansa)

Un foglio A4 appeso sulla porta della sagrestia di San Pietro indica che dal 22 marzo sono soppresse le celebrazioni individuali in basilica e che quanti volessero dire messa secondo il rito straordinario lo potranno fare ma solo nelle Grotte vaticane. Preti romani e di passaggio sono invece caldamente invitati a concelebrare con lettori e coristi per “animare” la liturgia. Così dispone la Segreteria di stato (prima sezione) con un documento non protocollato né firmato. Tra i destinatari delle disposizioni non figura il nuovo arciprete, il cardinale Mauro Gambetti. Senza impelagarsi in riflessioni circa l’opportunità di sopprimere le messe (solo a scriverlo viene un brivido), la domanda banale e naturale è: era un provvedimento così necessario e impellente? Interrogativo che dovrebbe essere fatto proprio da tutti, al di là dei soliti e noiosi schieramenti – i tradizionalisti che gridano al golpe e i progressisti che esultano come se avessimo vinto i Mondiali di calcio. Detta altrimenti: con tutti i problemi che ci sono, scandali e scandaletti pressoché quotidiani, giova a qualcosa un provvedimento che non fa altro che marcare ulteriori divisioni intraecclesiali? Probabilmente, no.