Il Politecnico che verrà (forse)

Unindustria, Regione Lazio e alcune università hanno lanciato il Roma Technopole, un grande polo di eccellenza scientifica per la Capitale. I primi corsi potrebbero partire già nel 2022
17 LUG 21
Immagine di Il Politecnico che verrà (forse)

(Foto LaPresse)

Pochi laureati per un tessuto imprenditoriale di assoluta eccellenza. L’intuizione, in fondo, è molto semplice, l’idea può essere di quelle che aiutano a fare notevoli passi avanti. Unindustria, Regione Lazio, La Sapienza, Roma Tor Vergata e Roma Tre hanno lanciato qualche giorno fa il Roma Technopole, un grande polo di eccellenza scientifica per la Capitale. L’obiettivo è inserire il progetto - che ha coinvolto i tre atenei pubblici della Capitale e 25 aziende nazionali e multinazionali - all’interno del Pnrr. La proposta nasce anche da una constatazione che va nella direzione opposta a quella che è la narrazione dominante della Capitale. Altro che solo dipendenti pubblici.
In Lazio la percentuale di lavoratori impiegata nella Pa è in linea con la media nazionale, mentre quella degli occupati nei settori tecnologici è più alta della media europea. In particolare, la regione eccelle in alcuni settori: farmaceutico (quello laziale vale il 39 per cento dell’export nazionale), Ict (con 83mila addetti, il 17 per cento degli impiegati in Italia e oltre 4 miliardi di servizi esportati, il 51 per cento del totale nazionale), energia e green (Roma è la prima provincia d’Italia per addetti, sono 7.600). Poi, ovviamente, cultura, turismo e cinema ed audiovisivo. Per questi ultimi, il numero dei laureati è coerente con la forza del settore.
Lo stesso non succede per il farmaceutico, l’Ict e il campo dell’energia. I laureati in queste discipline sono troppo pochi rispetto, ad esempio, a Milano. “L’obiettivo del progetto – spiega Angelo Camilli di Unindustria, la confindustria romana che ha promosso l’idea del tecnopolo – è quello di creare figure professionali attraverso corsi di altissima formazione inter-ateneo, che vedranno la collaborazione delle tre università romane nelle discipline del digitale, trasformazione energetica e biofarma. Sono tre settori dove siamo forti e che sono fondamentali per il futuro del Paese”. La speranza è quella di partire con i primi corsi già nel 2022. Serviranno – secondo Unindustria – 100 milioni d’euro l’anno. La sede potrebbe essere quella dell’ex ospedale Forlanini.