roma capoccia - spina di borgo
Niente soluzioni, ma tanti processi. L’esito sinodale che lascia questioni aperte
Cosa accadrà se a ottobre la grande assemblea voluta dal Papa si risolvesse in un nulla di fatto? Ai posteri, l’ardua sentenza
27 APR 24

(foto Ansa)
Chiunque parli con il Papa del processo sinodale in corso – che celebrerà in autunno a Roma la sua fase conclusiva – fa sapere che è meglio non farsi grandi attese su decisioni epocali destinate a cambiare il corso della Chiesa. Contano i processi da avviare e non le decisioni sui singoli temi che più hanno fatto discutere e che hanno diviso anche gli stessi padri. Il che potrebbe portare a due risultati: il grande compromesso (un documento finale con tante aperture da mettere in pratica in un secondo o terzo o quarto tempo, con i noti tempi della Chiesa, non certo brevi) o la rivolta di chi già freme per innovare e rivoluzionare morale dottrina e pastorale.
Il Sinodo sulla sinodalità, ad esempio, è servito per frenare almeno un po’ l’ala più “spinta” dell’episcopato tedesco, che da Francoforte ha fatto confluire a Roma i propri progetti non senza qualche spinta in avanti bloccata dalla curia romana rappresentata dai suoi massimi vertici. Ma cosa accadrà se a ottobre la grande assemblea voluta dal Papa si risolvesse in un nulla di fatto, magari per l’opposizione del blocco africano e di qualche altro episcopato ai cambiamenti più hard? Accetterebbero soluzioni soft? Ai posteri, l’ardua sentenza.
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Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.
