Niente soluzioni, ma tanti processi. L’esito sinodale che lascia questioni aperte

Cosa accadrà se a ottobre la grande assemblea voluta dal Papa si risolvesse in un nulla di fatto? Ai posteri, l’ardua sentenza
27 APR 24
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(foto Ansa)

Chiunque parli con il Papa del processo sinodale in corso – che celebrerà in autunno a Roma la sua fase conclusiva – fa sapere che è meglio non farsi grandi attese su decisioni epocali destinate a cambiare il corso della Chiesa. Contano i processi da avviare e non le decisioni sui singoli temi che più hanno fatto discutere e che hanno diviso anche gli stessi padri. Il che potrebbe portare a due risultati: il grande compromesso (un documento finale con tante aperture da mettere in pratica in un secondo o terzo o quarto tempo, con i noti tempi della Chiesa, non certo brevi) o la rivolta di chi già freme per innovare e rivoluzionare morale dottrina e pastorale.
Il Sinodo sulla sinodalità, ad esempio, è servito per frenare almeno un po’ l’ala più “spinta” dell’episcopato tedesco, che da Francoforte ha fatto confluire a Roma i propri progetti non senza qualche spinta in avanti bloccata dalla curia romana rappresentata dai suoi massimi vertici. Ma cosa accadrà se a ottobre la grande assemblea voluta dal Papa si risolvesse in un nulla di fatto, magari per l’opposizione del blocco africano e di qualche altro episcopato ai cambiamenti più hard? Accetterebbero soluzioni soft? Ai posteri, l’ardua sentenza.