L’involuzione del discorso politico

La gente può rischiare di leggere pericolosi concetti tra le righe del “dovere di opposizione” del Pd
12 APR 18
Immagine di L’involuzione del discorso politico

Pre-Adamite, dipinto di William Holbrook Beard

L’involuzione del discorso politico e il decadimento del confronto porta inevitabilmente con sé un’impressionante involuzione del linguaggio. Il contorno della parola si sfrangia, il ragionamento tende a sbrodolare e le ragioni di ciascuno, esposte in maniera compiuta eppure asciutta fino a poco tempo addietro, vengono presentate ormai con un festival di circonlocuzioni ridondanti, sovraccariche e pleonastiche. Tanto che perfino i ragionatori più lucidi e gli scrittori più efficaci ne sembrano ormai vittime.
Prendete il Michele Serra di ieri, quando spiegava con fiumi di parole la vocazione governativa e non di opposizione del Pd; il concetto di opposizione che nega le stesse basi teoriche su cui nacque il Pd medesimo; il meccanismo elettorale proporzionale che distribuisce seggi, ma non ruoli; la gente che può poi rischiare di leggere pericolosi concetti tra le righe del “dovere di opposizione”, vale a dire qualcosa che il Pd non merita; e che esiste una contraddizione tra il rifugiarsi in una pur legittima “alchimia istituzionale” e l’ineludibile vox populi, la quale rischierebbe in questo modo di essere bypassata. E soltanto per dire, tutto ‘sto poropopò: Renzi merda.