Occhio, Mario

Ogni cosa ci aspettiamo infatti da Draghi, concedendogli mano libera piena e completa sia con la testa che col cuore. Come l’intendenza, la democrazia seguirà pure quella. Ma c'è un ma
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Un gruppo di sostenitori di Draghi lo attende al Quirinale (foto Mauro Scrobogna /LaPresse)&nbsp;<br />

A nessuno sfugge che il nostro debito, che le banche nostre, che la burocrazia, che i partiti inadeguati, che la magistratura ciofeca, che viva Draghi e che da mo’ ci voleva quindi un Draghi, uno che avesse cioè respiro sufficiente da non cercare ossigeno nel primo sondaggetto, o da non andare a caccia di un polmone artificiale per un effimero consensuccio. Nello stesso modo, a nessuno sfugge perciò l’urgenza delle riforme conseguenti su questo e su quell’altro, politica, burocrazia, lavoro, turismo, scuola, sanità, spettacolo, stampa, jukebox, insegne stradali, ma perfino, volendo esagerare, di una qualche riforma sul ruolo dei cognati e dei suoceri nazionali. C’est Lapalisse. E ogni cosa ci aspettiamo infatti da Draghi, concedendogli mano libera piena e completa sia con la testa che col cuore. Come l’intendenza, la democrazia seguirà pure quella. Ciò detto, si tolga subito dalla testa di farci lavorare come i tedeschi, l’Uomo-prodigio, o lo apriamo in due come un capretto.