Ernesto Galli della Loggia poteva dirlo subito che vuol votare Meloni

Nel suo editoriale sul Corriere della sera spiega benissimo e con grande civismo la differenza tra trasformismo e cambiare ragionevolmente idea. Ma per arrivare al punto poteva risparmiare qualche riga
15 SET 22
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Ernesto Galli della Loggia (Ansa)

In punta di penna, in modo chiaro, lucido, semplice e ineccepibile. Concetti digeriti e diventati quasi banali per alcuni, questo è possibile, ma nell’editoriale di ieri sul Corriere il professor Ernesto Galli della Loggia ha offerto comunque una lezione di civismo. Senza supponenza e senza strappi, ci ha spiegato la differenza tra il cambiare idea e l’essere trasformisti; ha raccontato con puntiglio storico l’esperienza di tanti sinceri intellettuali, fascisti convinti prima e civilissimamente poi convertitisi alla democrazia; ha ricordato come scelte a tal punto interessanti e onorevoli, quando non doverose, siano state tacciate di viltà e quasi d’infamia dalla faziosità barbara dei nemici politici; di destra come di sinistra; è sembrato convincente, colto, sontuosamente modesto come chi parla a testa alta riuscendo a passeggiare sulle spine di uno sterminato, dettagliatissimo ragionamento tra il culturale e il politico. Unico e trascurabilissimo appunto: già votò Beppe Grillo, il professore, se gli sconfinferava adesso di votare Meloni, due righe e se la cavava.