Una di più

La storia di Fatma e del suo marito violento nel campo profughi della zona di Khan Yunis per le smemorate di “Non una di meno”
28 NOV 23
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Donna palestinese durante gli scontri con le forze israeliane nel 2018 a Khan Yunis (foto di Etienne De Malglaive/Getty Images)&nbsp;<br />

Fatma, 45 anni, vive a Gaza con otto figli, sei bambini e due bambine, ora in un campo profughi della zona di Khan Yunis. Dev’essere parecchio dura, laggiù. Non c’è acqua, non c’è niente, salvo i bombardamenti. Fatma ieri si è rasata il cranio perché lavarsi i capelli è impossibile. Ha voluto aggiungere Fatma, con un sorriso timoroso e trattenuto, che da quando Israele ha reagito al massacro del 7 ottobre: “mio marito, che mi picchiava in continuazione, da qualche settimana non mi picchia più”. Sarà diventato un angelo traditore dello spirito patriarcale? Sarà impegnato a picchiare altre donne, indossando la divisa di Hamas? Considera che la moglie si stia facendo un culo quadrato come prima, ma senza casa né niente? Questo, sul resistente consorte, non è dato sapere. Accettino in ogni caso, le ilari e trullari di “Non una di meno”, indimenticabili canaglie del 7 ottobre, che di ragazze ebree ce ne sono centinaia di meno. Ma tra le donne palestinesi, forse, e dico forse, “Una di più”.