Esami in maschera

La ragionevole proposta degli studenti e la fervida immaginazione degli adulti
29 APR 20
Immagine di Esami in maschera

Esami di Maturità 2019, gli orali all'istituto superiore Tartaglia di Brescia (LaPresse)

Una delle poche cose che si sono capite, dalla conferenza stampa di Conte, è che gli esami di maturità si svolgeranno dal vivo; e un’altra delle poche cose che si sono capite, su come sta venendo amministrata la scuola in questo frangente, è che la scelta di svolgere gli esami di maturità dal vivo deriva dal desiderio di non privare gli studenti dell’emozione e della gioia di sostenere un colloquio orale in presenza. È per il loro bene, dunque, è perché lo vogliono loro.
Se non che a tre liceali bresciani è venuta l’idea di prendere una di quelle piattaforme di Google, utili per la didattica a distanza, e usarla per chiedere ai coetanei maturandi se fossero favorevoli all’idea del ministro. La situazione è sfuggita di mano e boom, hanno risposto in ventiquattromila, campione piuttosto significativo dei circa quattrocentomila che si diplomeranno quest’estate. E, sorpresa, il 75% ha detto di non ritenere giusto che si svolga l’esame in condizioni logisticamente precarie e giuridicamente incerte (mancano cinquanta giorni e ancora non c’è la normativa): anziché assegnare quaranta, cinquanta, sessanta punti su cento a una performance in mascherina, propongono di valutare su criteri oggettivi il lavoro svolto nel corso dell’anno scolastico, anzi dell’intero triennio. In linea teorica, hanno pure ragione. Ma all’atto pratico è una grave insubordinazione, da parte di ragazzi realmente esistenti, non voler adeguarsi alla fervida immaginazione degli adulti.