Lettera allo studente investito in bici a Milano

La bici schiacciata, il binario deserto, i fiori e la foto rivelano una parte di noi che tavolta fingiamo non ci sia. Il tragico incidente visto con gli occhi di un insegnante
10 NOV 22
Immagine di Lettera allo studente investito in bici a Milano

Ansa

Ciao; ora che conosco il tuo nome, il tuo cognome, anche il tuo viso grazie alla foto sorridente che i tuoi compagni di classe hanno appeso a scuola e che i quotidiani hanno ripubblicato; ora che so tutto questo, dicevo, comunque continuo a scorgere attorno a te la stessa indeterminatezza che avevo colto il giorno dell’incidente; quando, avendo riconosciuto dalle prime foto su internet l’angolo e il binario della strada che ho attraversato ogni giorno per un intero anno scolastico, mi era sorto il pensiero che potessi essere alunno del liceo in cui avevo insegnato fino a poco fa; e anche se è poi emerso che frequentavi quello vicino, non mi è venuta meno la preoccupazione che avresti potuto essere uno dei miei ex alunni, o magari uno degli attuali; e che avrei potuto esserci io a osservare dal marciapiede o a dover contenere lo sgomento della notizia che si diffonde nei corridoi; per questo, passano i giorni, guardo il cenotafio vicino all’attraversamento e penso che, di là dalla tragedia insondabile e straziante per chi ti ama, questa storia dev’essere piovuta addosso a tutti gli insegnanti come a me; una dimostrazione che non importa cosa vi diciamo e come vi trattiamo, perché vi rimproveriamo o quanto ci fate sentire soddisfatti, su quali futilità insistiamo e quante cose fondamentali rimpiangiamo di non avervi spiegato, se vogliamo controllarvi ogni minuto o se riteniamo che dobbiate diventare adulti liberi già quando siete seduti al vostro banco; indipendentemente da tutto questo, la bici schiacciata, il binario deserto, i fiori e la foto ci rivelano la stessa parte di noi che talvolta fingiamo non ci sia: quella che, se fosse servito a salvarti, si sarebbe buttata sotto il tram.