Cambiare il genere ai miti greci non eliminerà la mascolinità tossica

Un nuovo libro di Karrie Fransman e Jonathan Plackett racconta la storia di Ulissa che sfugge alle insidie di Polifema e dei Sireni per tornare dal suo amore Penelopo. Aspettiamo anche Circio, Meduso, Pandoro e Medeo
1 DIC 22
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Foto Ansa

Cosa ci insegna la storia di Ulissa, la condottiera che vaga per anni fra i flutti insieme alle compagne d’arme, sfuggendo alle insidie di Polifema e dei Sireni, prima di rientrare a Itaca (o più probabilmente Itaco) e riprendersi il marito Penelopo sterminando tutte le proce, le procie, le proche? Assolutamente nulla, ovvio; ci insegna però qualcosa il fatto che sia pronta la nuova opera di Karrie Fransman e Jonathan Plackett, che in Italia già conosciamo come autori di “Fiabe di altro genere”.
A essere capovolti sono stavolta i miti greci e sarà oltremodo istruttivo leggere la storia di Cadma e Armonio, di Diano e Apolla, di Amora e Psico. Gli autori ritengono infatti che la mitologia greca – in cui è radicata la civiltà occidentale – sia imbevuta di mascolinità tossica, che risalta facendo comportare delle donne come quei machi psicopatici tipo Achille e Teseo; per non parlare della culturista Ercola, che per fare la spaccona uccide leoni, frega cinture e tira a lucido le stalle altrui. Nulla da eccepire, lo stratagemma è molto efficace. Resta solo da vedere che giudizio darà il libro su Circio che trasforma le persone in bestie, Meduso che impietrisce chi lo guarda, Pandoro che causa tutti i mali del mondo, Medeo che fa a pezzettini i figli. Probabilmente dirà che si comportano così perché sono maschi.