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Bandiera Bianca •
I cambiamenti climatici visti dalla prospettiva di un cigno
Se la natura si accanisce contro di noi, se l’uomo ci punisce così crudelmente, è perché in qualche modo ce lo meritiamo, vuol dire che evidentemente è colpa nostra: forse siamo animali che inquinano troppo
21 GIU 23

Foto di Robert Woeger su Unsplash
Buonasera, sono un cigno. L’altro giorno, nel Dorset, qualcuno mi ha decapitato. Sono in buona compagnia: negli scorsi mesi altri otto cigni hanno fatto la mia stessa fine fra l’Avon, il Somerset, il Devon, la Cornovaglia, il Merseyside e, come si addice a una vera metropoli, ben tre volte a Londra. Quest’epidemia di morti ornitologiche violente si manifesta anche sotto altre forme: in Cumbria, un tizio ha preso un cigno per il collo e l’ha lanciato addosso a un passante. In Essex, un germano reale è stato ucciso con una pistola ad aria compressa. Nel Merseyside, di nuovo, qualche piromane impazzito ha piazzato raffiche di fuochi d’artificio in uno stagno con le anatre.
È evidente che quest’ondata di crimini contro i volatili non può essere casuale. Alcuni miei colleghi, fra cui una folaga molto erudita, persistono nel negazionismo, sostenendo che la natura appaia malvagia in quanto agisce in modo casuale: l’uomo, infatti, è un animale come noialtri, quindi la sua furia senza ragione dimostra che l’esistenza è un gioco a somma zero, in cui si combatte tutti contro tutti, ognuno per sé e si salvi chi può.
Alle folaghe piacciono le frasi fatte. Io invece mi sono documentato su numerosi studi e ho trovato conforto alla mia ipotesi: se la natura si accanisce contro di noi, se l’uomo ci punisce così crudelmente, è perché in qualche modo ce lo meritiamo, vuol dire che evidentemente è colpa nostra; chissà, forse inquiniamo troppo, forse abbiamo raggiunto la soglia di sovrappopolazione. Se noi cigni non ci fossimo più, l’uomo non ci decapiterebbe e la natura potrebbe serenamente riprendere il suo corso.