El Koudri, il laureato

Narrazioni identitarie semplificate e un dato spesso trascurato: il percorso universitario concluso dell'attentatore di Modena. Un possibile cortocircuito

22 MAG 26
Immagine di El Koudri, il laureato
Un immigrato, un italiano di seconda generazione, un attentatore, uno sbandato, uno squilibrato, un incapace (oppure capacissimo) di intendere e di volere… Fra tutti i termini utilizzati per definire Salim El Koudri in modo più o meno approssimativo, e per spiegare di conseguenza il suo atto inspiegabile, scarseggia quello a mio avviso più rilevante: un laureato. Quali che siano state le sue intenzioni criminali, quali che siano stati i suoi trascorsi sanitari, è innegabile il percorso didattico che lo ha portato a conseguire una laurea. Altrettanto evidente mi sembra la connessione fra il suo titolo di studio e le mail deliranti che, salvo scusarsi subito dopo per la maleducazione, aveva inviato allo stesso ateneo che lo aveva formato; sua sorella ha raccontato come fosse peggiorato finita l’università, isolandosi in un crescendo di rabbia e frustrazione. Curioso che quest’aspetto venga tanto sottovalutato, in una nazione in cui si festeggiano insulse lauree triennali con corone d’alloro e mortaretti, in cui l’appellativo “dottore” viene elargito con la stessa deferente generosità riservata ai caballeros nella Spagna barocca. La qualifica di El Koudri può dunque significare due cose: o che le università italiane accolgono e laureano superficialmente persone che poi non si rivelano in grado di vivere civilmente in società; o che le università italiane formano e licenziano cinicamente persone che poi non si rivelano in grado di ottenere soddisfazioni professionali commisurate al titolo di studio che le ha illuse. In entrambi i casi, un po’ di attenzione in più non guasterebbe.