Divorzio in Casa Cupiello

Una commedia del 1931. C'era il fascismo patria e famiglia e i Patti lateranensi erano appena stati firmati. Eppure Eduardo, che conosceva il popolo, aveva già capito che il divorzio e pure la famiglia allargata erano già attualità. I "fanfascisti" non lo capirono, e anche molti vescovi di oggi che continuano ad accusare gli anni ’70. "Te piace ’o presepe?". "No".
24 DIC 20
Immagine di Divorzio in Casa Cupiello

Sergio Castellitto, Marina Confalone, Toni Laudadio e Adriano Pantaleo in una foto di scena tratta da &quot;Natale in casa Cupiello&quot; (ANSA/US/GIANNI FIORITO)&nbsp;<br />

Dopo le vedove della Callas, le vedove di Eduardo: ah, senza di Lui non è la stessa cosa. Scemenze noiose. Sergio Castellitto ha fatto Natale in casa Cupiello. L’ha spostata negli anni Cinquanta, che fa più neorealismo, ma non è interessante, anche meno del fatto che Castellitto non sia Eduardo. Incuriosisce di più il fatto che la commedia andò in scena per la prima volta a Napoli il giorno di Natale del 1931. C’era il fascismo patria e famiglia, i Patti lateranensi erano stati firmati due anni prima. Eppure, al centro del dramma familiare c’è un accadimento scabroso, la figlia Ninuccia arriva nella casa dei genitori e annuncia che vuole separarsi dal marito anziano e pedante e fuggire con il giovane amante. Avrebbe dovuto suscitare scandalo, invece ebbe un enorme successo, rimase in cartellone fino a maggio. Forse Eduardo, che conosceva l’anima del popolo, aveva già capito che la rottura del sacro vincolo, cioè il divorzio, e persino la ricomposizione allargata delle famiglie, c’erano già. In anticipo di quarant’anni sui “fanfascisti” che pensavano fosse tutta colpa del Sessantotto. Anche i padri non c’erano già più, e senza aspettare gli anni Settanta come pensano sempre i vescovi. Babbo Cupiello passa la vigilia a fare ’o presepe, con gli occhi chiusi ai fatti e l’illusione che la tradizione salverà la famiglia. Al figlio Nennillo, scapestrato, chiede ossessivo: “Te piace ’o presepe?”. "No".